Sono ormai 20 anni che il mio lavoro di medico si basa su un fondamento: ogni sintomo o malattia è un messaggio dal corpo. L’obiettivo è comprenderlo, accogliere le emozioni bloccate abbinate e procedere verso il cambiamento richiesto per favorire la guarigione.

Anche quando parlo di sovrappeso, ogni mia proposta si basa su questo fondamento. Il lavoro sul sovrappeso diventa così un’opportunità di conoscersi e arricchire la propria vita, oltre che alleggerire il proprio corpo.

Uno dei messaggi che porta con sé il sovrappeso è il seguente: esiste una ferita di abbandono molto dolorosa vissuta nel passato.

Per illustrarvi la situazione, vi racconto il caso di Elisabetta che viene da me all’età di 30 anni, col desiderio di dimagrire.

Il nostro lavoro inizia con la ricostruzione della storia del suo peso. Risalendo ai primi momenti della sua vita scopriamo che nasce prematura di tre settimane e in sottopeso. Durante i primi anni di vita è una bambina magra, inappetente e dalla salute debole.

Crescendo si rinforza e diventa una ragazzina sana e sportiva.

Al momento dell’adolescenza, verso i 13 anni, a causa di un problema di salute transitorio, interrompe l’attività sportiva e ingrassa. Il cambiamento fisico è imputato al cambiamento ormonale in atto nell’adolescenza e al fatto di avere smesso completamente di fare sport.

A questo punto Elisabetta inizia un percorso di diete che si rivela inefficace e deludente: ogni volta che perde con fatica qualche chilo, li “ritrova” rapidamente con gli interessi. Quando arriva da me, dopo anni di smarrimento, ha un sovrappeso di circa 25 chili.

Durante i nostri incontri analizziamo la sua storia in profondità e scopriamo che esattamente prima di ammalarsi e poi ingrassare, Elisabetta perde una persona molto importante per lei: la nonna materna.

La scomparsa avviene a causa di un arresto cardiaco in modo totalmente inaspettato. L’abbandono improvviso lascia in lei un vuoto incolmabile.

Riparlare di questo evento dà a Elisabetta l’opportunità di liberare emozioni strazianti ancora molto vive nonostante siano passati 15 anni.

Individuata la ferita e accolte le emozioni represse per anni, le suggerisco un atto simbolico: scrivere una lettera alla nonna per salutarla e comunicarle tutto ciò che non ha potuto dirle prima che morisse.

A volte basta solo un “ti voglio bene” o “grazie di esserci stata”.

Spesso, oltre al dolore della perdita, soffriamo profondamente per la brutalità della separazione e l’atto simbolico, la lettera, è l’opportunità di creare una transizione e concludere un capitolo lasciato in sospeso.

Il sovrappeso di Elisabetta portava l’attenzione su questa ferita di abbandono che chiedeva di essere vista e risanata.

 

In seguito, indagando più in profondità, troviamo un’altra ferita di abbandono, più antica.

A tre mesi di vita Elisabetta è ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva per una bronchiolite. La separazione dai genitori oltre a essere improvvisa e brutale dura anche una settimana, perché nessuno caro è autorizzato ad entrare in reparto per prevenzione di contaminazione microbica.

 

Continuando il lavoro con Elisabetta abbiamo scoperto che il vuoto vissuto dall’abbandono della nonna nel periodo dell’adolescenza ha risvegliato il vuoto ancora più immenso lasciato dall’abbandono della mamma a 3 mesi, che si avvera essere una radice più profonda del disaggio.

 

Dopo aver elaborato queste due ferite, Elisabetta osserva delle variazioni naturali nel suo corpo che non chiedono nessuna dieta o impegno personale se non assecondare i cambiamenti spontanei: è sazia più rapidamente, è disgustata dai cibi troppo grassi e dolci, non ha più bisogno di mangiare fra i pasti e il suo corpo si alleggerisce.

In 2 anni si è sbarazzata di 23 chili e da allora continua a mantenere il peso forma in modo naturale e spontaneo, mangiando liberamente.

 

La mia proposta per chi è in sovrappeso e desidera dimagrire è prima di tutto quella di ricostruire accuratamente la storia del proprio peso. Indagare poi cos’è successo nel periodo prima dell’inizio della presa di peso.

Spesso questo primo passo permette di vedere il sovrappeso sotto una luce diversa dando un senso a questo sintomo che spesso è vissuto come un calvario.

Con questo lavoro comprendiamo che il sovrappeso è un tentativo di aiuto del corpo per sopravvivere a un evento doloroso. La nuova consapevolezza apre a una riconciliazione intima, favorendo salute, gioia e benessere oltre che leggerezza.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Se vuoi approfondire, ho creato un audio corso “Sovrappeso, cosa mi racconti?” che permette di scoprire in modo più approfondito da casa e al proprio ritmo il mio approccio al sovrappeso.