La guerra contro la malattia

Oggi siamo abituati a vedere il mantenimento o il ripristino della salute come un combattimento.
Spesso sentiamo parlare di persone che lottano contro la malattia o che hanno vinto la guerra contro la malattia.
Vedo un forte legame tra la realtà della guerra e quella del sistema sanitario convenzionale:

  • Il nemico: la malattia
  • I complici: microbi, inquinamento, alimentazione “sbagliata”, stress ecc.
  • Le Forze Armate:
    • I soldati: medici, ogni professionista sanitario e terapeuta;
    • I disertori: ogni persone che rifiuta di partecipare a questa guerra;
    • L’artiglieria: farmaci, aghi, bisturi, raggi, ecc.;
    • Il Genio Militare: ricercatori di soluzioni per sconfiggere il nemico;
    • L’industria bellica: le case farmaceutiche e l’industria biomedica;
  • Le azioni: combattimento giorno e notte per curare i feriti, uccidere il nemico o prevenire la sua invasione;
  • Le emozioni predominanti: paura, ansia, impotenza e insicurezza;
  • I costi: 
    • Umani con vittime tra i civili: il numero dei pazienti morti o mutilati cresce sempre di più;
    • Umani con vittime tra i soldati che combattono in prima linea: il tasso di burn-out, l’estremo logoramento psicologico, cresce sempre di più nelle professioni sanitarie;
    • Sociali: depressione, ansia, diminuzione della forza attiva delle persone e del benessere complessivo della società;
    • Economici: nel 2016 solo in Italia sono stati spesi più di € 149 miliardi.

Risultato: guerra senza fine, aumento della presenza e della “crudeltà” del nemico.

Vogliamo andare avanti cosi?

Rispetto il destino di tutte le vittime morte sul campo di battaglia e mi dispiace per i loro cari.
Non metto in dubbio che i professionisti sanitari abbiano combattuto e stiano combattendo a scopo di bene (senza obiettivi machiavellici come spesso sento sospettare).
Rispetto e onoro i professionisti della salute che hanno lavorato e lavorano tuttora con cuore e serietà. Li ringrazio per l’impegno, e per essersi messi al servizio con l’intento di alleviare la sofferenza. Prendo tutta l’esperienza accumulata nei secoli (i successi e gli errori) come ricchezza.
Credo ora che sia venuto il momento di constatare l’ampiezza del danno creato da questo paradigma di guerra.

Non voglio essere un soldato mandato a combattere contro un nemico finto e con armi inefficienti per una guerra senza fine.
Non voglio più sprecare tanto tempo ed energia per proteggersi, difendersi, sopravvivere.
Voglio pace.

Cambio di paradigma

Forti di questa esperienza fatta nei secoli da chi è venuto prima, propongo di sperimentare un altro paradigma: un paradigma di pace. 

La via della pace non è una via senza dolore, nemmeno la via della vita eterna sulla terra, ma nella mia esperienza è una via più vitale e con molta meno sofferenza.
Questa via ognuno la può costruire man mano nel proprio piccolo. È fatta di conoscenza, comprensione, riconciliazione: con noi stessi, con il corpo, con gli altri, col passato, con le nostre radici e con la Vita stessa. 

Risultato: Salute e pace senza limiti, con aumento del senso di unità con il tutto.

La pace libera tempo ed energia per crescere rigogliosi, cioè gioiosi, fiduciosi e veramente sani. Sogno di farne l’esperienza, insieme.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

#unmondodisalute

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Co-autrice del e-book La Non Violenza in Medicina e Nelle Pratiche di Cura. (Nuova Ipsa, 2015)