Sonno ristoratore: il segreto della fase REM

Sonno ristoratore: il segreto della fase REM

Un sonno ristoratore ti aiuta a vivere meglio in molti sensi. Non serve solo a riposarsi per svegliarsi ogni mattina pieni di vigore fisico e di buon umore. È fondamentale per costruire un futuro migliore, letteralmente, notte dopo notte.

La fase REM, quella che comunemente consideriamo la più profonda, durante la quale i sogni prendono forma, racchiude un potenziale incredibile che ha conseguenze importanti sulla tua vita, a breve e a lungo termine.

SE PREFERISCI, ASCOLTA L’AUDIO DELL’ARTICOLO

 

Hai mai sentito il detto la notte porta consiglio? Molto probabilmente sì ma scommetto che non sai che questo modo di dire ha un fondamento scientifico.

La notte porta consiglio non è solo un modo di dire

Il sonno ristoratore può restaurare, o meglio dare vita, a un futuro più roseo e luminoso, pieno di salute e benessere. Ma facciamo un passo indietro.

Il sonno ristoratore ha il potere di plasmare un futuro migliore

Sonno ristoratore: oggi ne abbiamo ancora più bisogno

In questo momento storico, in cui il presente è pieno d’incoerenza e il futuro è così incerto, molti si sentiranno impotenti e smarriti. Non solo a causa dell’epidemia di Covid-19 ancora in corso, ma anche per la sua gestione e perché economia e società stanno vivendo una crisi profonda a livello mondiale.

Una situazione che, pur essendo esplosa con forza col nuovo coronavirus, ha radici ramificate che hanno iniziato a crescere ben prima di quest’anno, ormai giunto al termine.

In questo periodo funestato da incertezze e paure puoi agire in prima persona per promuovere un futuro migliore

Ecco perché ci tengo particolarmente a darti delle informazioni preziose per conoscere te stesso e scoprire (o riscoprire) un potenziale immenso e innato che è già tuo. Questo potenziale, che tutti noi abbiamo, può permetterti di creare un futuro vitale e luminoso per te, i tuoi cari, la collettività intera. La chiave sta proprio nel sonno ristoratore e nella notte che porta consiglio.

La fase REM racchiude un immenso potenziale che tutti noi abbiamo, dobbiamo solo aiutarlo ad agire

La notte porta consiglio

Ho scoperto che il detto la notte porta consiglio ha un fondamento scientifico quando, più di 10 anni fa, ho trascorso dodici giorni con Jean Pierre Garnier Malet studiando alcuni concetti di fisica classica e fisica quantistica. E approfondendo il principio di indeterminazione di Heisenberg, la relatività e la dilatazione dei tempi, equazioni, teorema di Pitagora, filosofia greca e metafisica. Ma forse ora ti ho spaventato!

Sono materie e argomenti molto complessi, che richiedono anni di studio per essere compresi a fondo. Non ti chiedo quindi di riaprire il libro di fisica delle superiori per cercare in minima parte di raccapezzarti su quanto sto per dirti.

Il mio intento è un altro. Voglio condividere con te l’essenza di questi fondamenti, non tutta la teoria che c’è alla loro base. Ecco perché non ti propinerò nessuna formula ma parleremo di sonno ristoratore, notte che porta consiglio e fase REM. In modo concreto, così che tu possa applicare subito alcuni consigli pratici.

Le basi scientifiche del segreto racchiuso nella fase REM sono molto complesse. Se vuoi capirle a fondo puoi approfondire studiando la fisica quantistica

Hai voglia di studiare le basi scientifiche delle teorie di J.P. Garnier Malet? Ti consiglio di farlo direttamente con lui, sui suoi libri. Iniziando ad esempio da Cambia il tuo futuro attraverso le aperture temporali. Quando la scienza scopre una verità dimenticata: il nostro doppio. Puoi anche iniziare, per farti un’idea, dai video che si trovano su Youtube.

 Il tuo inconscio lavora tutte le notti

Partiamo da una buona notizia: una parte di te lavora ogni notte per crearti un futuro che sia il migliore possibile. Lo fa senza che tu ne sia consapevole, è un processo inconscio. Questa parte di te che lavora sul futuro è molto evoluta e potente, perché applica le Leggi della fisica quantistica ed è in contatto con l’intero Universo. Sa viaggiare nello spazio e nel tempo ed è molto equilibrata e luminosa. Si tratta della parte di te che J.P Garnier Malet chiama il Doppio.

Una parte di te, chiamata il Doppio, lavora ogni notte, durante la fase REM, per creare un futuro migliore

 Pensiero e futuro potenziale

Prima di addentrarmi nelle spiegazioni voglio fornirti alcune informazioni di base che possono farti da guida lungo questo percorso, che unisce il sonno ristoratore a un futuro di salute e benessere. Anche perché, forse, stai esplorando questo mondo per la prima volta. In parte te ne ho già parlato, ad esempio quando abbiamo ragionato sul potere del dialogo interiore. Ogni pensiero crea un futuro potenziale.

 Se ogni pensiero crea un futuro potenziale quello che pensi ha il potere di cambiare la tua vita

Ognuno di noi ha un solo passato e un solo presente: sono definiti e unici. Il futuro invece è indefinito. Aspettando che un futuro diventi il nostro presente, esistono tanti futuri potenziali che si realizzeranno o meno. Si tratta di un concetto intuitivo, sul quale però, molto spesso, non ci soffermiamo a ragionare.

Forse ti capita frequentemente di pensare che sei impotente, che il percorso è già tracciato? Riesci mai a concentrarti sul fatto opposto, ovvero che il futuro si dirama in molteplici direzioni e puoi plasmarlo perché ti sia amico?

Mentre passato e presente sono unici, di futuri potenziali ne esistono molti

Pensi quindi sarai

I diversi futuri potenziali prendono vita attraverso i tuoi pensieri. Se formuli un pensiero di guarigione, di successo, di libertà o di pace crei un futuro potenziale di guarigione, successo, libertà, pace.

Quando invece formuli un pensiero di morte, fallimento, malattia, dramma, peggioramento dello stato di salute o di quello sociale, crei un futuro potenziale che di conseguenza porterà a morte, fallimento, malattia, eccetera.

Ogni qual volta ti preoccupi immaginando il peggio, plasmi un futuro possibile in cui ti preoccuperai ancora di più. Potenzialmente succederà il peggio. Se invece ti entusiasmi, nutrendo la speranza in una vita migliore ricca di sorprese e felicità, darai vita a un futuro potenziale in cui il tuo entusiasmo crescerà ulteriormente.

Saper gestire le proprie emozioni e i propri pensieri è indispensabile per la tua salute e il tuo benessere, quello di oggi e quello di domani. Vediamo ora nel dettaglio come ottimismo e pessimismo si intrecciano con il potere di un sonno ristoratore e il segreto della fase REM.

Ogni qual volta ti preoccupi immaginando il peggio, plasmi un futuro in cui ti preoccuperai ancora di più

Un sonno operoso

Il nostro sonno è composto da cicli di circa 90 minuti. Durante ogni ciclo, dopo un rallentamento progressivo dell’attività cerebrale e fisica, vivi una fase molto speciale del sonno, chiamata fase paradossale o REM (Rapid Eye Movement). È caratterizzata da un’immobilità profonda del corpo alla quale si contrappone un’attività cerebrale intensa, paragonabile a quella che sperimentiamo da svegli.

Secondo Garnier Malet, questo è il momento in cui vengono esplorati tutti i futuri potenziali che hai creato. Ecco il segreto della fase REM. Avere la possibilità di esplorare questi futuri potenziali permette di cogliere informazioni utili a realizzare quelli positivi.

Durante la fase REM il tuo Doppio esplora i futuri possibili e raccoglie informazioni per realizzare quelli positivi

Trasforma il pessimismo grazie al pensiero positivo

Per fare in modo che la notte porti consiglio davvero e il sonno ristoratore sia utile a creare un futuro luminoso è importante che tu concentri la tua attenzione nella direzione giusta. Abbiamo sottolineato come ogni pensiero possa creare un futuro potenziale. La qualità dei tuoi pensieri condiziona la qualità dei tuoi futuri potenziali.

Ecco perché è importante che tu comprenda a fondo l’utilità di cancellare i tuoi pensieri negativi. Se sei un pessimista accanito o stai passando un periodo difficile, ti do un compito: dare vita almeno a un pensiero positivo e luminoso al giorno, da coltivare nei momenti bui e difficili.

La qualità dei tuoi pensieri condiziona la qualità dei tuoi futuri potenziali

Basta un pensiero positivo? Sì, perché quel pensiero potrà creare un futuro potenziale positivo. Durante la notte il tuo Doppio avrà modo di esplorarlo e riceverai le informazioni e le intuizioni necessarie a permettere la sua realizzazione.

Vibrazioni alte: cosa sono e come funzionano

Per evitare di creare futuri potenziali negativi, quello che puoi fare è nutrire vibrazioni alte, tutte le volte che puoi. Cosa significa? Ogni giorno hai la possibilità di alimentare emozioni e sentimenti caratterizzati da una vibrazione alta: l’amore e la gratitudine, ma anche la gioia, l’entusiasmo, la benevolenza, la fede nel futuro, la fiducia in sé e nei propri desideri, eccetera.

 Amore, gratitudine e gioia sono emozioni e sentimenti caratterizzati da una vibrazione alta

Coltivare la gratitudine significa ringraziare per tutto ciò che di buono vivi nella tua esistenza. Ad esempio l’abbondanza di ossigeno, di luce, un tetto sopra la testa, gli affetti, l’acqua corrente in casa, un letto confortevole, la possibilità di vedere, sentire i suoni, camminare, respirare, la bellezza di un tramonto, la maestosità di un albero e così via.

Scegli con cura il contesto che ti circonda

Come puoi immaginare, è pericoloso essere circondati da informazioni drammatiche che nutrono la paura, la rabbia, il dubbio, la confusione o l’incoerenza. Scegli e dosa con cura le tue fonti di nutrimento, intellettuale ed emotivo.

Con questo invito mi riferisco alle persone di cui ti circondi ma anche ai canali di informazione o di svago. Per esempio, rifletti su quali tipi di trasmissioni e di film guardi abitualmente. Ogni volta che vedi o senti qualcosa, senza accorgertene del tutto, ci rimugini su: formuli pensieri. Di conseguenza crei dei futuri potenziali che il tuo Doppio andrà a esplorare durante il sonno.

Comprendi ora l’importanza di lasciarsi ispirare da persone equilibrate, amorevoli, pacifiche ed evitare fonti di informazione nocive e pessimiste?

Scegli e dosa con cura le tue fonti di nutrimento, intellettuale ed emotivo

Immagina il futuro che desideri

Perché si realizzi il futuro che desideri, lo devi immaginare. Ti invito a sognare in grande. Puoi esagerare liberamente nell’immaginare un mondo di pace, condivisione, rispetto, una società libera ed equa, un pianeta dove ognuno possa crescere in piena salute fisica, emotiva, sociale e spirituale.

Sogna in grande: è il modo migliore per dare vita a un futuro luminoso

Man mano che procedi con l’allenamento, sarai in grado di creare, durante la giornata, più futuri potenziali positivi. Saranno esplorati ed elaborati durante la notte dal tuo Doppio, la parte inconscia di te “competente in materia”. Da questa elaborazione nasceranno informazioni che sono sempre inconsce ma che ispireranno drasticamente le tue azioni concrete. In questo modo realizzerai quei futuri potenziali che sono più utili e positivi.

Un pensiero benefico adatto al periodo

Voglio suggerirti un pensiero che può aiutare noi tutti a uscire al più presto da questo periodo storico, caratterizzato dalla perdita di tante libertà e da una grande tensione collettiva.

Prova concretamente a immaginare, in un futuro vicinissimo, di poter incontrare altre persone di qualunque età in totale libertà, abbracciarle con serenità e affetto. Immagina poi di andare a ballare in luoghi affollati e guardare per strada i sorrisi di adulti e bambini, sereni e gioiosi. Includi in questi pensieri un senso di benessere ed equità. Osa immaginare e sentire in ogni tua cellula pace e prosperità per tutti.

Cura il tuo modo di addormentarti

Oltre a prenderti cura dei tuoi pensieri, dando loro la massima priorità, c’è un altro aspetto a cui fare attenzione: il momento in cui ti addormenti. Cosa succede di solito quando vai a letto? Come ti comporti?

Per avere accesso con successo all’elaborazione dei tuoi pensieri e dei tuoi futuri potenziali, eliminando quelli dannosi in favore dei futuri positivi, devi vivere e sentire una vibrazione energetica alta nel momento dell’addormentamento.

Come agire concretamente

Siccome il momento dell’addormentamento è fondamentale per favorire un intervento benefico del tuo Doppio quantico, voglio darti un breve protocollo da seguire. Puoi metterlo in atto facilmente tutte le sere.

Il momento dell’addormentamento è importantissimo per favorire l’intervento positivo del Doppio quantico

  1. Per prima cosa fai mente locale sulla giornata vissuta e riconosci i momenti in cui hai avuto pensieri di preoccupazione, ansia, rabbia, odio, giudizio negativo su te stesso e gli altri, eccetera.
  2. Poi emetti il desiderio o l’intento che i potenziali negativi creati vengano cancellati.
  3. Quindi fai l’elenco dei tuoi problemi e affidali al sonno. Se vuoi, puoi elencare pure le soluzioni che desideri per ciascun problema, ma questo dettaglio non è necessario. Il tuo inconscio conosce soluzioni ottimali che la tua mente conscia non può nemmeno immaginare. Non ha bisogno di suggerimenti!
  4. Tuffati nel sonno con la fiducia naturale che ha un bambino: sicuro del risultato.
  5. Lasciati pervadere dalla gratitudine e dal sollievo per il lavoro prezioso che farà il tuo Doppio durante il sonno. Il Doppio quantico ha capacità immense in confronto alla tua mente conscia.

Puoi scegliere di fare in questo momento l’esercizio della gratitudine: trovare 100 cose, situazioni, persone, per le quali dire grazie. Una scelta di questo genere, oltre a creare futuri potenziali ricchi di gratitudine, ti aiuta a sperimentare un livello di vibrazione alta e uno stato di addormentamento idoneo a dare il migliore sostegno possibile alla creazione di un futuro luminoso.

Il giorno dopo un sonno ristoratore

Se segui questi consigli ti sveglierai con intuizioni e desideri che possono guidarti verso la realizzazione di un futuro migliore per te e per gli altri. I consigli che arrivano dal Doppio regalano sempre una gioia intensa. Nell’antichità, i Greci parlavano di teoforia: gioia che viene da Dio.

Questa sensazione che il tuo corpo sente nel profondo di ogni sua cellula non ti farà sbagliare mai. È una felicita istintiva. Le intuizioni che ricevi quando sei in questo stato sono sempre le migliori: seguile con piena fiducia.

I consigli che arrivano dal Doppio regalano una sensazione di gioia intensa

Soffri di insonnia? Dormi male e pensi che questo possa influire negativamente sul lavoro del tuo Doppio quantico? Prova ad approfondire l’argomento leggendo il mio articolo sui disturbi del sonno.

Creare un futuro luminoso

Connetterti al tuo Doppio quantico, che alcuni chiamano anche Sé Superiore, permette di allearti con una parte di te caratterizzata da una forza incomprensibile e inafferrabile per la mente razionale.

La connessione con il Doppio consente di liberare un potenziale che cancella all’istante i futuri negativi, creando invece il futuro luminoso desiderato. Ecco in quali termini il destino è plasmato dai nostri pensieri. Non esiste la predestinazione: un futuro può sostituirne un altro, istantaneamente, in qualunque momento.

Quello che chiamiamo il destino di una persona può cambiare direzione da un giorno all’altro grazie a un pensiero positivo e a un buon addormentamento. Un sonno ristoratore durante il quale il Doppio può fare il suo lavoro.

Il destino è plasmato dai nostri pensieri

Grazie agli esercizi che ti ho proposto e alle indicazioni che ti ho dato, giorno dopo giorno e notte dopo notte, il presente si trasforma e diventa sempre più luminoso.

La responsabilità e il potere di ciascuno di noi

Tutti insieme, come piccole gocce che formano un grande oceano, possiamo contribuire, nel silenzio tranquillo delle nostre case, all’equilibrio del pianeta e dei sui abitanti e alla creazione di un futuro luminoso.

Ciascuno di noi può assumersi la responsabilità e l’impegno di curare i propri pensieri durante la giornata e lo stato emotivo al momento dell’addormentamento. Così da assicurarsi un sonno ristoratore ricco di futuri potenziali positivi, da esplorare grazie al nostro Doppio durante la fase REM.

Oltre a immaginare i cambiamenti personali che desideri, ti propongo di connetterti ogni giorno al pensiero di un mondo ricco di pace, rispetto, condivisione, baci e abbracci liberi, in tutta sicurezza. Una realtà più equa e serena nella quale ogni essere vivente possa crescere in piena salute fisica, emotiva, sociale e spirituale.

Come suggeriva Pitagora nei Versi d’oro: “Abituati a controllare il tuo sonno… Non accogliere il sonno sotto la dolcezza dei tuoi occhi prima di aver esaminato ciascuno dei tuoi atti del giorno”. E lo scriveva oltre quattro secoli prima di Cristo.

Se soffri di disturbi del sonno e questo ti impedisce un addormentamento sereno puoi provare a seguire il mio video corso Sonno è salute o iscriverti a uno dei miei incontri online sul tema.

Liberarsi dal mal di testa: cosa fare per raggiungere l’obiettivo

Liberarsi dal mal di testa: cosa fare per raggiungere l’obiettivo

Liberarsi dal mal di testa, per chi ne soffre, sembra un sogno irrealizzabile, un desiderio da affidare al genio della lampada o alla bacchetta magica di una fata delle fiabe.

Probabilmente sei abituato ad alleviare i sintomi del mal di testa ricorrendo a uno o più farmaci. Forse, nel corso degli anni, hai scoperto che medicinali dapprima efficaci sono diventati utili quanto un bicchiere d’acqua. Sei dovuto passare a rimedi più drastici. Antinfiammatori e analgesici potenti che talvolta ti costringono ad accettare fastidiosi effetti collaterali.

Se soffri di mal di testa è possibile che col passare degli anni tu sia stato costretto a usare farmaci sempre più pesanti per il tuo corpo

SE PREFERISCI, ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO DELL’ARTICOLO

 

Probabilmente, dopo una serie di test ed esami, ti sarai rassegnato ad accettare il mal di testa come un disturbo ricorrente nella tua vita. Un dolore che spesso ha origini dubbie e non si può guarire, ma solo attenuare di volta in volta, in attesa che passi.

Se ti riconosci in questa descrizione ho una buona notizia per te: liberarsi dal mal di testa è possibile. È importante però capire qual è la causa scatenante del tuo malessere, partendo dall’osservazione attenta del tuo problema. Devi iniziare, come spesso suggerisco ai miei pazienti, dall’impegno a conoscere te stesso. In questo caso il primo passo è quello di analizzare da vicino il sintomo, o meglio l’insieme di sintomi che, immagino, ti tormentano di frequente.

Un malessere molto diffuso

Secondo i dati divulgati nel 2018 dalla Società italiana di neurologia (Sin) e dall’Associazione neurologica Italiana per la ricerca delle Cefalee (Anircef), il mal di testa colpisce 26 milioni di italiani. Viene considerato tra le prime dieci cause al mondo di disabilità.

Non sei solo: il mal di testa colpisce circa 26 milioni di italiani

Il mal di testa è una condizione molto frequente che può dipendere da cause anche molto diverse tra loro. Talvolta capita che l’origine sia facile da identificare. Più spesso, pur indagando a fondo attraverso test ed esami, l’unica traccia evidente del problema resta il dolore. In questi casi si parla di cefalea primaria e di solito i medici riescono ad aiutarti solo trattando i sintomi. Dispiaciuti, ti suggeriscono di imparare a conviverci. Di conseguenza tu rinunci alla speranza di liberarti dal mal di testa.

Il mal di testa è una condizione frequente che può dipendere da cause molto diverse tra loro

Il punto di vista della medicina convenzionale

In medicina convenzionale si ha l’abitudine di curare le persone a partire da una diagnosi. Questo significa che si registra la presenza di alcuni sintomi, si fanno delle indagini (come l’esame clinico, gli esami del sangue eccetera) e si abbinano i risultati a un’interpretazione.

L’intento è quello di comprendere le cause e le caratteristiche dell’alterazione dei tuoi meccanismi fisico-chimici, necessari a preservare l’equilibrio dell’organismo. Lo scopo è appunto quello di arrivare a una diagnosi, che identifica una malattia. Fare una diagnosi significa letteralmente individuare la sede o la natura di una malattia.

Fare una diagnosi significa individuare la sede o la natura di una malattia

Talvolta, però, pur osservando un insieme di sintomi, attraverso l’approccio puramente fisico-chimico non si arriva a una diagnosi delle cause dell’alterazione. Né ai meccanismi che hanno portato alla comparsa dei sintomi. A questo punto, osservato lo squilibrio, si cerca di combattere la reazione anomala dell’organismo con le armi a disposizione: farmaci, chirurgia eccetera. Ma combattere il proprio corpo può essere controproducente.

Spesso non si arriva alla diagnosi delle cause che portano all’insorgenza dei sintomi

A cosa serve una diagnosi?

La diagnosi serve a identificare punti comuni in situazioni molto variabili, uniformando sintomi e risultati di laboratorio. Mettendoli per così dire sotto uno stesso cappello. Etichettare la problematica è utile per mettere a punto dei protocolli terapeutici.

Spesso, quest’approccio comporta la perdita dell’opportunità, da parte dei medici, di cogliere l’unicità dell’individuo che hanno di fronte. Ci ritroviamo a curare una cefalea e non la persona che abbiamo di fronte e che soffre di mal di testa.

Nella mia esperienza, le diagnosi costringono frequentemente i medici ad accettare compromessi e forzature. Si cerca di far rientrare la situazione del singolo paziente (ricca, articolata e unica) nello stampo necessario ad attivare il protocollo di cura previsto dal sistema diagnostico.

Le diagnosi possono costringere i medici ad accettare compromessi e forzature

Capita più spesso di quanto si pensi che alcuni sintomi, che dovrebbero essere rilevati per accertare una certa diagnosi, manchino del tutto. Oppure che ce ne siano di nuovi e diversi, che non rientrano nel quadro di quella malattia o sindrome. O ancora succede che la situazione del paziente evolva diversamente dalle attese.

Uno sguardo diverso alla malattia

Quando vogliamo comprendere davvero il messaggio inviato dal corpo del nostro paziente, come medici dobbiamo mettere da parte le etichette e tornare ad analizzare nuovamente ogni sintomo. Si tratta di un principio alla base dell’approccio di cura che ho sviluppato nel corso di venticinque anni di professione, il Metodo della Bioconsapevolezza.

È importante mettere da parte le etichette e analizzare con attenzione tutti i sintomi di ogni nuovo caso

Propongo anche a te di fare la stessa cosa. Metti da parte temporaneamente eventuali diagnosi mediche, che hanno dato un nome e un cognome al tuo mal di testa. Osserva con occhi nuovi quello che ti accade ogni volta che la testa ti fa male. È necessario a compiere il primo passo per liberarsi dal mal di testa.

Osserva con occhi nuovi quello che ti accade ogni volta che la testa ti fa male

Anche il mal di testa è un messaggio dal corpo

Sappi che il tuo mal di testa rappresenta il risultato di un’azione messa in campo dal tuo corpo, in risposta a una precisa situazione o stato. Come accade per molte altre problematiche, tra cui il sovrappeso o l’insonnia, si tratta di un messaggio dal corpo, che può essere diverso e specifico per ogni persona.

Non solo: è possibile che tu soffra di attacchi di mal di testa differenti a seconda dei momenti. Ogni tipo di mal di testa ti porta un messaggio specifico.

Il mal di testa rappresenta il risultato di un’azione messa in campo dal tuo corpo, in risposta a una precisa situazione

Cosa fare fin da subito per liberarsi dal mal di testa

Come medico, di fronte a un paziente che lamenta mal di testa frequenti, so che è necessario un colloquio approfondito (o più colloqui) per indagare sia i suoi sintomi, sia il suo passato e il contesto che vive abitualmente. Solo così possiamo avvicinarci insieme a una soluzione. Con questo articolo ti voglio indicare una strada da percorrere per liberarsi dal mal di testa.

Sai già che hai bisogno di essere seguito da vicino? Consulta il calendario dei miei eventi. Organizzo regolarmente degli incontri online sul tema.

Osserva bene il tuo mal di testa

Ti propongo di osservare il tipo di mal di testa che presenti con grande attenzione.

  1. Parti dalla sua localizzazione: interessa tutto il capo o è circoscritto a una specifica area della testa? Se è un’emicrania, ovvero affligge metà del cranio, è a destra o a sinistra? Potrebbe essere un mal di testa a casco, a cerchio, oppure ancora occipitale o frontale.
  2. A questo punto chiediti quale tipo di dolore senti. È un male che pesa, picchia, stringe, brucia, pulsa? Potresti descriverlo come una morsa?
  3. In quale modo puoi attenuare il dolore? Grazie al riposo, al buio, al movimento, al silenzio, al freddo, al caldo, al massaggio, a un farmaco preciso? Se più farmaci funzionano, a quale famiglia appartengono?
  4. Cosa peggiora il mal di testa? Il freddo, il caldo, il rumore, la luce, il movimento, il vento, gli sforzi fisici? O magari massaggiare la parte dolente o toccarla accresce il dolore?
  5. Da quali altri sintomi è accompagnato il tuo malessere? Nausea, vomito, lampi di luce, sensazione di abbagliamento, rigidità del collo, o magari formicolio al livello di braccia o gambe…

Il tipo di mal di testa che ti affligge è recidivante? Osserva se di solito si presenta dopo un periodo di stress importante o proprio durante una situazione di tensione.

C’è poi un’altra domanda fondamentale per me, necessaria all’approccio della Bioconsapevolezza. Quando hai iniziato ad avere mal di testa? A quale età e in quali circostanze?

Chiediti a quale età e in quali circostanze hai iniziato ad avere mal di testa

Tre categorie di mal di testa

Ora che hai osservato bene i tuoi sintomi, per semplificare dividiamo in tre grandi categorie i diversi tipi mal di testa. Esiste cioè un mal di testa caldo, un mal di testa freddo e un tipo di mal di testa che definiamo misto. In questa occasione voglio concentrarmi sul più frequente e diffuso, il mal di testa caldo.

Il mal di testa caldo è quello più frequente e diffuso

Carta d’identità del mal di testa caldo

 Il mal di testa caldo presenta alcune caratteristiche ben precise. Lo puoi riconoscere perché migliora quando:

  • applichi del freddo sulla parte dolorante
  • riposi isolandoti al buio, al silenzio, evitando ogni stimolo
  • il dolore diminuisce fino a passare assumendo antinfiammatori (FANS e farmaci cortisonici per esempio)

Arriva a tormentarti, di solito, dopo un periodo di tensione. Magari sei appena uscito da una situazione stressante, ed ecco che compare il mal di testa caldo. È legato al momento di rilassamento che vivi una volta sciolta la tensione. Paradossalmente, durante il periodo di tensione non ci sono sintomi.

Nella forma più intensa, quando si affronta il mal di testa caldo si ha bisogno di stare a letto, a riposo assoluto, in un ambiente buio e silenzioso. Possiamo distinguere due tipologie principali di mal di testa caldo a seconda della sua localizzazione e del tipo di vissuto che l’ha provocato.

Prima variante di mal di testa caldo

Il dolore che percepisci è spesso dovuto alla compressione alla base dei nervi che attraversano le prime vertebre cervicali. La localizzazione è generalmente occipitale, con tensione cervicale. Il mal di testa caldo può comunque anche colpire l’insieme del cranio, a casco. Il tipo di dolore è pulsante, persistente, tende a pesare e comprimere. Puoi sentire come una fascia o un cerchio che ti stringono la testa. Quando tocchi il cranio però, non aumenta il livello di dolore.

Cosa ti sta succedendo?

Come ogni sintomo, questo mal di testa arriva dopo un tipo di vissuto specifico. Il mal di testa caldo con tensione cervicale si presenta dopo una situazione di stress nella quale non ti sei sentito all’altezza. Magari hai pensato di non essere abbastanza in gamba per affrontarla. Potresti esserti sentito costretto a sottometterti a un’autorità senza riuscire a fare valere la tua posizione.

Il dolore compare a causa di un processo infiammatorio che accompagna il rilassamento. Può svilupparsi a partire da qualche minuto fino a circa 6 ore dopo essere usciti dalla situazione di stress. Quando ti assale la mattina al risveglio, per esempio, va ricondotto a una situazione avvenuta poco prima di addormentarti.

Il messaggio dietro al dolore

Il sintomo doloroso ti informa del fatto che la situazione di stress e disagio è superata. L’impegno stressante che non credevi di poter affrontare è concluso, sei riuscito a portare a termine l’incarico per il quale temevi di non essere all’altezza.

Se il mal di testa è recidivante, ti informa che hai un modo auto-svalutante di vivere alcune situazioni. Sei poco sicuro del tuo valore e hai una bassa autostima? Quanto è importante per te esser giudicato capace e all’altezza?

Il tuo mal di testa racconta che vivi spesso le situazioni svalutandoti

La direzione per guarire

Per guarire dal tuo mal di testa devi recuperare la convinzione e la tranquillità di essere all’altezza delle situazioni che vivi, esattamente così come sei. Quello che sappiamo fare e che siamo ha un valore. Ma anche ciò che non sappiamo fare e che non siamo ha una sua importanza.

Liberati dal bisogno di paragonarti agli altri o a un modello esterno. Lascia perdere l’obiettivo di essere all’altezza di una persona o di una situazione. Ti propongo di focalizzarti sul piacere di essere la migliore espressione di te stesso. L’obiettivo diventa scoprire ed esprimere la tua unicità, i tuoi talenti, le tue abilità speciali. La meta è riconoscerti come un dono per gli altri e per l’Universo.

Recupera la convinzione e la tranquillità di essere all’altezza delle situazioni che vivi esattamente così come sei

Il secondo tipo di mal di testa caldo

Il dolore, in questo caso, sembra interessare direttamente l’osso del cranio e peggiora con la pressione. Compare generalmente dopo che, per un motivo o per l’altro, ti sei sentito stupido o non abbastanza capace intellettualmente. Quando superi il momento svalutante e torni a sentirti adeguato intellettualmente, ecco che il mal di testa colpisce.

Un contesto in cui può facilmente prendere radice questa svalutazione, per esempio, è quello scolastico. Il nostro sistema educativo convenzionale si basa fondamentalmente sulle valutazioni, in forma di voto.

È un sistema che promuove l’intelligenza linguistica e logico-matematica svalutando le altre forme di intelligenza. A scuola, se non ottieni buon voti, vieni facilmente etichettato come poco intelligente.

Ho osservato che, paradossalmente, i bambini che hanno mal di testa sono spesso molto intelligenti per la loro età. Lo stress che vivono, di frequente, non deriva da un reale problema di intelligenza. Il loro riferimento, nei confronti del quale non si sentono all’altezza, è spesso un fratello o una sorella maggiore. Difficile “competere” con qualcuno che ha 5 o 7 anni in più, per esempio.

Oltre agli allievi, anche gli insegnanti degli ordini superiori possono vivere lo stress di non essere all’altezza. Possono temere di essere incapaci di rispondere alle domande degli studenti.

In una situazione del genere il mal di testa può svegliarsi alla fine delle lezioni, quando finalmente si torna a casa.

Il nostro sistema scolastico può favorire l’insorgenza del mal di testa caldo

Un problema che affligge di più le donne

Questo mal di testa caldo interessa prevalentemente gli individui di sesso femminile. Credo possa dipendere dal fatto che, a causa della società patriarcale in cui viviamo, c’è nella memoria collettiva di genere una svalutazione intellettuale della bambina e della donna.

In passato le femmine non avevano neppure accesso all’istruzione. Non avevano diritto di voto, dovevano fare le madri, le casalinghe, o dare piacere all’uomo con la propria bellezza, stando zitte e quiete.

Per liberarsi dal mal di testa, ancora una volta, bisogna rivalutare se stessi. Impara ad apprezzare le tue capacità intellettive. Indipendentemente dal tuo quoziente intellettivo, dal tuo grado di istruzione e dalle tue capacità intellettuali. Chi sei e quello che il tuo cervello sa fare è giusto, va bene. È perfetto per esprimere appieno la tua peculiarità.

Per liberarsi dal mal di testa caldo bisogna rivalutare se stessi

Ora hai le informazioni essenziali per comprendere il messaggio del mal di testa caldo. Niente ti impedisce ovviamente, intanto che ripristini la tua autostima, di prendere un farmaco per alleviare il dolore, mentre affronti il percorso su te stesso per liberarsi dal mal di testa. Integrando diversi approcci e punti di vista complementari potrai beneficiare dei vantaggi di ognuno.

L’integrazione di diversi punti di vista aumenta salute e benessere

Vuoi approfondire l’argomento per scoprire di più sul tuo mal di testa e comprendere quale messaggio ti sta mandando il tuo corpo? Iscriviti a uno dei miei incontri online sul tema.

Il Metodo della Bioconsapevolezza: messaggi dal corpo

Il Metodo della Bioconsapevolezza: messaggi dal corpo

Il Metodo della Bioconsapevolezza, che ho sviluppato nel corso di venticinque anni di professione nella medicina complementare, si basa su tre assunti fondamentali. Da questi derivano le mie strategie e i miei metodi di cura e aiuto alle persone, indipendentemente dai sintomi presentati.

SE PREFERISCI, ASCOLTA L’AUDIO DELL’ARTICOLO

 

  1. Ricevi costantemente dei messaggi dal corpo. Sovrappeso, mal di testa, insonnia eccetera sono messaggi.
  2. Il corpo è competente ed è fondamentale che tu impari a conoscere te stesso.
  3. Per aiutare al meglio delle loro possibilità, medici e terapeuti devono prendere in considerazione il contesto nel quale vivono e hanno vissuto i loro pazienti.

Conoscere il contesto nel quale vive ogni paziente permette di aiutarlo meglio

 La malattia nella concezione convenzionale

Come ho potuto apprendere per esperienza diretta, la medicina convenzionale concentra la propria attenzione sul corpo degli esseri umani, prendendo raramente in considerazione il loro vissuto.

Nella maggioranza dei casi, i medici che seguono i dettami della medicina occidentale si basano, per le loro diagnosi, sull’esame clinico del paziente e i valori di alcuni parametri biologici. Quando dobbiamo fare il punto della situazione abbiamo a disposizione esami del sangue e di diagnostica per immagini come ecografia, TAC, risonanza magnetica eccetera. Questi test permettono di ottenere un’immagine dell’interno del corpo, intero oppure solo di alcune parti.

Quando i valori o le immagini si discostano da quelli considerati normali, si pensa che qualcosa non vada per il verso giusto. Le anomalie sono considerate la fonte dei sintomi che presenti. Non lamenti nessun sintomo? Si temono comunque problemi futuri. L’obiettivo del medico è quello di far rientrare i parametri devianti nella norma, considerata indicativa di buona salute. Di solito gli strumenti a disposizione sono ulteriori esami, diete, farmaci, radioterapia o chirurgia.

La medicina convenzionale si concentra sulla normalità o meno dei valori di alcuni parametri biologici

Il Metodo della Bioconsapevolezza: un punto di vista diverso

Raramente i colleghi medici prendono in considerazione il contesto nel quale vive il paziente. Pochi, quando ti rivolgi a loro, spendono del tempo per capire quali traumi ed eventi importanti hai vissuto o stai ancora vivendo.

Secondo me, questa mancanza di prospettiva è un’aberrazione. Mi permetto quest’affermazione con tutto il rispetto verso i colleghi che come me hanno studiato anni per arrivare a esercitare la professione. L’importanza di indagare il contesto e il vissuto del paziente è qualcosa che non viene insegnata all’università. Personalmente, ho imparato quanto fosse fondamentale dopo i miei studi accademici.

Con la parola aberrazione voglio solo sottolineare il carattere di devianza e alterazione insito in un approccio privo di prospettiva. In che senso? L’assenza di indagini sul contesto della persona malata, o che si trova in uno stato di salute precario, sottrae informazioni importantissime per la comprensione della situazione e la cura. Viene meno la visione complessiva della situazione. Le soluzioni e le osservazioni che ne seguono fanno quindi prendere una strada che non è quella più diretta verso l’ambita guarigione.

Se si rinuncia a indagare sul contesto e sul vissuto di una persona si hanno meno informazioni per aiutarla a guarire

Uno studio del contesto permette, invece, di comprendere alcuni meccanismi sconosciuti ai più. Tale studio può consentire, in molti casi, di indirizzarsi alla guarigione evitando cure drastiche.

Nel Metodo della Bioconsapevolezza, l’indagine del vissuto è fondamentale per disegnare un quadro preciso del contesto. La prospettiva di questa  medicina complementare rivoluziona la visione della malattia e gli interventi a sostegno della guarigione.

Con il Metodo della Bioconsapevolezza il concetto di malattia cambia completamente

Apri il tuo sguardo

Come ogni rivoluzione, piccola o grande che sia, quella promossa dal Metodo della Bioconsapevolezza non è facile da comprendere né da abbracciare al volo.

Forse anche tu sei abituato a basare l’interpretazione del tuo stato di salute sui dati dei tuoi parametri biologici. Ti è mai successo di non sentirti in forma? In qualche caso ti è capitato di non riuscire a risalire, assieme al tuo medico, a nessuna causa plausibile, nonostante gli esami diagnostici? Oppure ancora di scoprire valori anomali da un controllo di routine quando non sentivi nessun malessere fisico?

Prova a mettere da parte, per un attimo, quello che ti hanno sempre raccontato sulla medicina. Ti invito a esplorare una strada complementare a quella già tracciata. Perché il viaggio sia avvincente, devi accettare di farti delle domande e osservare con sguardo aperto.

Un fondamento del Metodo della Bioconsapevolezza è l’osservazione della Natura. Prendere come riferimento la Natura serve da bussola, per comprendere i meccanismi di adattamento vitali. Leggi questo episodio che voglio raccontarti, avvenuto alcuni decenni fa.

Metti un attimo da parte tutto quello che sai su salute e malattia e che forse dai per scontato

Guardiamo all’esempio della Natura

Siamo alla fine degli anni ’70, in Sud Africa. Un uomo decide di investire nell’allevamento delle antilopi kudu. Sceglie quindi un’ampia area boschiva ricca di acqua e alberi di acacia, la fonte di alimentazione principale per il kudu. Si tratta della situazione perfetta per avviare l’allevamento, almeno in apparenza.

Inspiegabilmente, le antilopi cominciano a morire in massa a pochi mesi dall’inizio dell’attività. Poiché nessuno riesce a capire le ragioni dell’epidemia, viene chiamato in aiuto uno zoologo dell’Università di Pretoria, Wouter Van Hoven, per studiare il caso.

L’esperto capisce che i kudu sono stati avvelenati. Controlla per prima cosa l’acqua, che non presenta alterazioni o sostanze tossiche. A questo punto passa al cibo. Ed è qui che viene fuori una scoperta molto interessante. Di norma, la quantità di tannini nella linfa delle foglie di acacia è bassa. I tannini sono composti dal sapore astringente contenuti in diverse piante.

Van Hoven rileva che la percentuale di tannini cresce in modo drastico e a livelli letali nelle foglie delle piante masticate dalle antilopi dell’allevamento.

 Di solito la quantità di tannini nelle foglie di acacia è bassa ma la concentrazione cresce quando i kudu mangiano in massa la pianta

Il mistero svelato

Cosa è accaduto nell’allevamento? Le piante di acacia mettono abitualmente in atto alcune strategie difensive per proteggersi dalle voraci antilopi kudu. Tra queste c’è l’aumento nella produzione di tannini, che hanno un gusto amaro e allontanano l’erbivoro. Il quale passa a un’altra pianta, non ancora in stato d’allerta.

C’è però un altro fatto sorprendente in questa storia. Non solo le acacie all’interno del recinto, se analizzate, mostravano tutte una percentuale di tannini letale nelle loro foglie. Ma anche quelle situate nei dintorni dell’allevamento.

Come strategia di difesa aggiuntiva, questi alberi sono in grado di comunicare tra loro per avvertirsi l’un l’altro del “pericolo kudu”, emettendo un gas, l’etilene, che può portare il suo messaggio fino a 45 metri di distanza.

In una situazione normale le foglie dell’acacia, diventate amare a causa dei tannini, costringono il branco di antilopi in libertà a spostarsi in un’area diversa, per mangiare altrove. Così l’equilibrio tra sopravvivenza delle antilopi e sopravvivenza delle acacie è rispettato. Quando i kudu si allontanano da un’area, dopo qualche ora, la concentrazione di tannini si abbassa.

In natura l’equilibrio tra sopravvivenza delle acacie e dei kudu viene rispettato senza difficoltà

Le scoperte dello zoologo ci aiutano a capire cos’è la malattia

Leggendo questa storia c’è una domanda che non posso evitare di pormi. L’albero di acacia che ha le foglie piene di tannini è malato? Avrebbe senso somministrare alle acacie, che si stanno difendendo, un farmaco per abbassare la concentrazione di tannini? Non sarebbe forse più appropriato far pascolare i kudu altrove? Oppure, ancora meglio, basterebbe rimuovere il recinto. In questo modo i raffinati equilibri della Natura e le sue leggi tornerebbero a esprimersi liberamente.

Le mie strategie e i miei strumenti di aiuto, attraverso il Metodo della Bioconsapevolezza, sono indirizzati proprio a trovare il modo di lasciare scorrere la Vita, con le sue leggi, evitando di mettere recinti. Oppure eliminandoli quando ci sono già.

 Lascia scorrere la Vita secondo le sue leggi

Il Metodo della Bioconsapevolezza riconosce ogni sintomo e malattia come la diretta conseguenza di un ostacolo che interrompe il naturale scorrere della Vita. Proprio come il recinto intorno all’allevamento di kudu.

Osservando e studiando la Natura, analizzando il funzionamento fisico, emotivo e sociale di tutti gli esseri viventi (non solo gli umani), possiamo capire e riconoscere cosa favorisce la Vita e cosa invece la blocca.

Quando, ad esempio, non riesci ad accettare un evento che ti è accaduto, non rispetti i tuoi desideri o ancora non ti prendi cura del tuo corpo e della tua anima, qualcosa in te cambia. Il tuo corpo “si ammala” per adattarsi. Ogni sintomo può essere visto come un messaggio dal corpo. I sintomi aiutano a capire che c’è un ostacolo da rimuovere. E grazie al Metodo della Bioconsapevolezza possiamo farlo insieme. La salute, infatti, è un obiettivo che tutti possiamo perseguire.

Il Metodo della Bioconsapevolezza riconosce ogni sintomo e malattia come la diretta conseguenza di un ostacolo al fluire della Vita

La Vita, di per sé, è ben organizzata

La Vita procede secondo complessi e sottili equilibri, che funzionano come i meccanismi di un grande orologio. È la nostra mente che spesso, senza che ce ne rendiamo conto, porta scompiglio nel fluire della Vita e costringe il nostro corpo ad adattarsi, esprimendosi attraverso sintomi che interpretiamo come patologici.

Cercando di combattere la malattia spesso non facciamo altro che tentare di eliminare i sintomi. Cioè le strategie di difesa/adattamento dell’organismo.

Per guarire dobbiamo rimuovere il blocco che ha ostacolato il flusso vitale e generato il sintomo. Il corpo potrà allora riprendere un funzionamento di routine, considerato normale. Rimosso l’ostacolo sparirà anche il messaggio dal corpo. Vale anche per l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Per guarire dobbiamo rimuovere l’ostacolo al flusso vitale che ha generato il messaggio dal corpo

Salute e malattia: mai combattere contro il tuo corpo

Salute e malattia: mai combattere contro il tuo corpo

Salute e malattia si escludono a vicenda? In realtà non necessariamente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stessa definisce la salute, nell’uomo, come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Salute non è quindi la semplice assenza di malattia o altre infermità.

SE PREFERISCI, ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO DELL’ARTICOLO

 

La salute è uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale

La salute è un obiettivo che tutti possiamo perseguire e raggiungere. A patto di modificare il nostro modo di concepire la malattia. Ogni sintomo, infatti, è un messaggio che il nostro corpo ci sta mandando. Ma prima di arrivare a comprendere questo messaggio è importante cambiare punto di vista su salute e malattia.

La salute è un obiettivo che tutti noi possiamo perseguire, anche chi è malato

Cambia punto di vista

Liberati dalle idee preconcette su cosa significhi essere malato e cosa invece essere sano. Anni di esperienza come medico mi hanno fatto capire che uno dei problemi che ci rendono più difficile guarire e percorrere la strada verso il benessere psico-fisico è il nostro atteggiamento nei confronti della malattia. Andrebbe rivisto alla radice.

È tempo di fare pace con la malattia e il corpo

La società occidentale è abituata a interpretare il ripristino della salute come un combattimento. Spesso sentiamo parlare di persone che lottano contro la malattia o che hanno vinto la guerra contro la malattia. I pazienti possono guarire grazie alle armi dei medici.

Si è creato un forte legame tra la realtà della guerra e la medicina convenzionale. Tutto l’immaginario e le parole che hanno a che fare con la guerra sono state “prese in prestito” e assorbite dagli operatori del sistema sanitario e dalla sua organizzazione. Sono i medici stessi che ci raccontano la malattia con gli occhi dei generali.

Invece sono convinta che non si possa favorire una salute rigogliosa su un campo di guerra. La pace è una strada più vitale e sicura per guarire e stare bene.

L’immaginario collettivo associa guerra e malattia

Prova a pensare alle modalità che molti di noi hanno interiorizzato per parlare di malattia e salute. Più specificamente, basta osservare quanto è successo e ancora sta succedendo rispetto alla pandemia da Covid-19.
La malattia è il nemico, che ha i suoi complici nei microbi, nell’inquinamento, nell’alimentazione sbagliata, nello stress eccetera. Le Forze Armate sono costituite da validi militari di vario ordine e grado come medici, infermieri, terapeuti e così via. L’artiglieria per debellare il nemico è varia. Si va dai farmaci ai raggi, passando per il bisturi.

La guerra è diventata parte del nostro immaginario collettivo legato a salute e malattia

L’industria bellica è costituita da case farmaceutiche e biomediche. C’è persino un Genio Militare, formato dai ricercatori che impegnano il loro tempo a studiare soluzioni per sconfiggere il nemico. E non mancano i disertori, medici e pazienti che si rifiutano di seguire i precetti bellici e “rinunciano” a combattere la guerra.

Sei sicuro che combattere sia la strategia giusta?

I costi di questa strategia bellica sono altissimi, in termini di tempo, di energia, di soldi, di qualità della vita. Si combatte giorno e notte per curare i feriti, uccidere il nemico o prevenire una nuova invasione. Oggi più che mai. Tutto il mondo è impegnato in questa guerra contro il nemico. Che si chiami Covid-19, cancro, diabete o con mille altri nomi diversi. Che sia un evento acuto o una patologia cronica. Il costo emotivo è enorme. Come in ogni guerra le emozioni predominanti di chi la vive sono paura, ansia, impotenza e insicurezza.

Le emozioni che proviamo in guerra sono paura, ansia, impotenza e insicurezza

Sono tantissime le vittime tra i civili. Il numero di pazienti morti o mutilati cresce sempre di più. Ma sono molte le vittime anche tra i soldati che combattono in prima linea. Il tasso di burn-out, che corrisponde a un estremo logoramento psicologico, cresce sempre di più nelle professioni sanitarie.

Di conseguenza ci sono poi dei costi sociali. Dilagano depressione e ansia, mentre diminuiscono la forza attiva delle persone e il benessere complessivo della società. Dal punto di vista economico, solo nel 2016, in Italia la spesa sanitaria è stata superiore a 149 miliardi di euro.

Il risultato è che viviamo una guerra senza fine nella quale i nemici (le malattie) sembrano riprodursi a vista d’occhio e diventare sempre più crudeli.

Un pensiero d’amore per le vittime e il personale sanitario

Ho il massimo rispetto per tutte le vittime morte sul campo di battaglia e mi dispiace molto per i loro cari. Non metto in dubbio che i professionisti sanitari abbiano combattuto e stiano combattendo al solo scopo di fare del bene.

Un ringraziamento sentito va a medici, infermieri e ricercatori che lavorano con cuore e serietà

Medici, infermieri, ricercatori e tutte le figure che operano nel campo sanitario con cuore e serietà fanno onore al genere umano. Li ringrazio quindi per il loro impegno e per essersi messi al servizio con l’intento di alleviare la sofferenza di chi non sta bene. So che credono fortemente nella propria visione di salute e malattia e nei protocolli che usano quotidianamente per combattere il nemico comune. Eppure…

Meglio disertori

Considero tutta l’esperienza accumulata nei secoli dalla medicina, con i suoi successi e i suoi errori, come un’inestimabile fonte di ricchezza. Credo però che sia venuto il momento di guardare in faccia l’ampiezza del danno creato dal paradigma di guerra, che monopolizza la nostra visione di salute e malattia.

Non voglio essere un soldato mandato a combattere contro un nemico finto e con armi inefficienti, per una guerra senza fine.
Non voglio più sprecare tanto tempo ed energia per proteggere, difendere, sopravvivere. E vorrei che non lo facessi neppure tu. Il nostro obiettivo deve essere quello di fare pace con il corpo in tutte le sue manifestazioni.

Non voglio essere un soldato mandato a combattere per una guerra senza fine

Cambiare vocabolario e strategia

Forti dell’esperienza fatta nei secoli da chi è venuto prima di noi, propongo di sperimentare un altro paradigma basato sulla pace. La via della pace non è una via senza dolore e neppure una strada per vivere eternamente. Ma nella mia esperienza è decisamente più vitale e benefica e comporta molta meno sofferenza.

Questa via la puoi costruire passo dopo passo partendo da te stesso. Inizia cambiando il tuo vocabolario e intervenendo sul tuo pensiero. Ad esempio smettendo di pensare alla malattia come a un nemico da combattere. Piuttosto concentrati sul fatto che ogni sintomo è un messaggio. Quando non stai bene, il tuo corpo ti sta dicendo qualcosa.

La via della pace non è una via senza dolore ma comporta molta meno sofferenza

Conosci te stesso e il tuo corpo

Se conosci te stesso e cerchi di comprendere il tuo corpo getterai delle solide basi per avvicinarti ogni giorno di più alla salute e allontanarti dalla malattia. Prendi confidenza con le tue emozioni, impara a esprimerle, lavora sulle relazioni interpersonali e dai la giusta priorità ai bisogni primari come il sonno, la respirazione, il rilassamento.

La via della pace porta a una visione integrata del significato della malattia, che va ben oltre la ricerca della sua causa. L’eliminazione diventa secondaria, ci si concentra sulla comprensione e sulla salute e la guarigione viene da sé. Puoi cogliere il senso profondo di ogni messaggio che proviene dal tuo corpo partendo dal chiederti perché ti sei ammalato. Magari c’è qualche nodo critico, un trauma non risolto che ti fa stare così. Questo accade, ad esempio, con il sovrappeso.

Molte patologie possono essere sconfitte o prevenute, semplicemente respirando e dormendo bene. Alcune problematiche si risolvono facendo pace con gli altri, con il passato e il proprio vissuto. La via della pace porta a riconciliarsi con sé e la Vita stessa. La pace libera tempo ed energia per crescere rigogliosi, cioè gioiosi, fiduciosi e veramente sani.

Relazione di coppia: come superare le incomprensioni

Relazione di coppia: come superare le incomprensioni

La relazione di coppia va nutrita e accudita perché duri nel tempo e porti benessere a te e all’altro. Se è normale che nascano incomprensioni e difficoltà comunicative, è altrettanto vero che puoi affrontarle al meglio. Potrai risolverle e in molti casi persino prevenirle.

Come? Per capire l’altro devi innanzitutto impegnarti a lavorare su di te. Se conosci te stesso e il linguaggio che usi in amore farai grandi passi in avanti. Ma è fondamentale anche che tu conosca il linguaggio dell’altro, per potergli dare quello di cui ha bisogno allo scopo di sentirsi amato. Scopri come, grazie a questo breve viaggio nei linguaggi dell’amore.

SE PREFERISCI, ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO DELL’ARTICOLO

 

La sicurezza di sentirsi amato

Nella relazione di coppia, oltre al nutrimento che puoi trarre dal fatto di amare l’altra persona, entrano in gioco anche il benessere e la gratitudine che derivano dall’essere amato. Dopo qualche mese o anno di vita insieme, però, capita che nascano dei dubbi sull’amore reciproco.

Questi dubbi creano frustrazione, scontentezza e insicurezza. Uno stato di sofferenza che rende meno collaborativi e poco inclini all’empatia verso l’altro. Sei entrato in una dinamica di ripicche del tipo se non mi mostri il tuo amore non lo faccio nemmeno io? Può succedere, ma è un circolo vizioso che porta alla crisi di coppia.

Sei entrato in una dinamica di ripicche relative alle dimostrazioni di amore e affetto? Sappi che puoi uscirne

Sarà capitato anche a te…

Una donna, chiamiamola Elena, chiede un colloquio a un consulente matrimoniale perché si trova in piena crisi e non sa come fare a migliorare la relazione di coppia, sulla quale gravano tutta una serie di incomprensioni, malumori e rinfacciamenti. Elena sostiene che suo marito, che chiameremo Gianni, sia poco collaborativo nella ripartizione delle incombenze quotidiane e non faccia mai niente per lei.

Sono sicura che anche tu avrai fatto un pensiero analogo, almeno una volta nella vita, e che avrai messo in discussione la relazione di coppia per situazioni simili. Un esempio concreto? Sono almeno due anni che Elena domanda a Gianni di imbiancare il garage ma lui non l’ha ancora fatto. Le pareti sono ancora lì, con la loro vernice ormai rovinata dal tempo.

Cambiare punto di vista

Cosa capiamo da questo sfogo? Elena si sente amata quando è aiutata e sostenuta. “Smetta di chiedere a suo marito di aiutarla”, le suggerisce il consulente, “cerchiamo invece di capire che cosa vuol dire per Gianni essere amato”. Analizzando il comportamento del marito e le sue reazioni in varie situazioni della vita in comune, Elena e lo psicoterapeuta arrivano a capire che ciò che è più importante per Gianni è essere valorizzato.

“D’ora in poi”, consiglia il consulente, “ringrazi suo marito per tutto quello che fa di giusto invece di lamentarsi per quello che non fa. Provi a parlare il suo linguaggio”. Dopo due mesi il garage è stato imbiancato senza che Elena abbia dovuto più chiedere nulla.

Per migliorare la tua relazione di coppia prova a parlare il linguaggio dell’altro

Le informazioni fanno la differenza

Elena ha rimesso in carreggiata la sua relazione di coppia imparando qualcosa di molto importante su se stessa, su Gianni e sulla gestione e risoluzione delle incomprensioni. Quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro.  Tra l’altro, molto spesso, non è la carenza d’amore a provocare una situazione di crisi della coppia. Bensì la mancanza di comunicazione, o meglio la mancata trasmissione e comprensione di alcune informazioni fondamentali.

Quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro

L’esempio che vi faccio è liberamente tratto dal libro I 5 linguaggi dell’amore. Come dire ti amo alla persona amata di Gary Chapman. Ho trovato e acquistato questo testo per caso, in una libreria di Padova, circa 15 anni fa. Da allora è diventato uno dei libri che ho più spesso indicato tra le letture consigliate, alla fine delle mie sedute di consulenza. È scritto bene, in modo semplice, e credo che le informazioni contenute al suo interno abbiano un reale potere terapeutico per la cura della relazione di coppia e la gestione delle incomprensioni.

Molto spesso non è la carenza d’amore a provocare una situazione di crisi della coppia ma la carenza di informazioni

L’amore secondo Chapman

In amore, secondo Chapman, esistono cinque linguaggi differenti che rappresentano cinque modi diversi per esprimere il sentimento che si prova. Stiamo parlando di amore romantico. Quando i partner hanno lo stesso linguaggio d’amore è più facile nutrire la relazione di coppia e affrontare o prevenire eventuali incomprensioni. Senza doverci pensare, i due possono esprimere il proprio amore in modo naturale e spontaneo. Ognuno riempie il serbatoio d’amore dell’altro senza sforzo.

Quando si parla lo stesso linguaggio d’amore è più facile far capire all’altro quanto lo si ami

Spesso, però, le persone che si incontrano, si piacciono e scelgono di coltivare una relazione di coppia non usano lo stesso linguaggio d’amore. Di conseguenza, nonostante l’amore ci sia a tutti gli effetti, uno dei due non si sente amato. Talvolta né uno né l’altro si sentono amati, magari contemporaneamente oppure a fasi alterne. Se ti trovi in questa situazione ti sarai chiesto più volte se il tuo partner ti ama davvero. Vorresti non nutrire dubbi, vorresti che l’altro ti desse quello di cui hai bisogno.

Un serbatoio pieno d’amore

Come interrompere questo frustrante senso di disagio o addirittura prevenirlo? Prima di tutto devi impegnarti a conoscere te stesso. Così potrai conoscere il tuo linguaggio d’amore. Dopodiché devi impegnarti a comprendere il linguaggio d’amore dell’altro: è fondamentale.

Questo non significa che, fatto questo percorso, smetterai di amare l’altro in modo spontaneo, dovendo spendere sempre mille ragionamenti prima di dire o fare qualunque cosa… Lo amerai sempre in modo naturale senza pensarci. Di tanto in tanto però potrai usare il linguaggio d’amore dell’altro perché gli vuoi bene e ti fa piacere che il suo serbatoio d’amore sia pieno.

Potrai usare il linguaggio d’amore dell’altro perché gli vuoi bene e ti fa piacere che il suo serbatoio d’amore sia pieno

I cinque linguaggi dell’amore

Vuoi capire quale sia il tuo linguaggio d’amore e quale invece quello dell’altro? Cerca di farlo senza giudicare. Non c’è un linguaggio migliore dell’altro.

Se il tuo linguaggio, tra quelli descritti da Chapman, è quello dei servizi, significa che quando ami una persona ti viene naturale e spontaneo fare delle cose per lei. Vuoi aiutarla. Per esempio prepararle da mangiare, sistemare la sua bicicletta, fare delle commissioni per suo conto, pulire la casa eccetera. Non è neppure indispensabile che tu sia materialmente vicino a lei, le dimostri il tuo amore attraverso le tue azioni, anche a distanza.

Il secondo linguaggio è quello del contatto fisico. Fatto di baci, abbracci e coccole. Questa tipologia di linguaggio è impossibile a distanza, perché richiede la presenza fisica di entrambi. Chi vive il tocco come linguaggio ha la necessità di essere il più possibile in contatto fisico con il proprio partner.

C’è poi chi comunica il proprio amore con il linguaggio dei doni. Non è importante l’entità economica del regalo. Dal fiore di campo all’automobile, passando per un viaggio, una casa, un gioiello. L’importante è che il dono sia fatto senza altra ragione che l’espressione del proprio amore.

Sia parole sia momenti condivisi

L’altra persona tiene molto ai momenti speciali, quelli che si trascorrono con l’obiettivo di stare insieme? Questo è il suo linguaggio dell’amore. Magari può trattarsi anche di poco tempo, purché la qualità della presenza di entrambi e l’attenzione verso l’altro siano molto alti. Non è tanto quello che si fa insieme che è importante, ma farlo bene insieme. Può trattarsi di qualsiasi cosa: una semplice conversazione, una camminata, un weekend, una cena, un corso di ballo eccetera.

C’è infine chi comunica il proprio amore attraverso le parole di incoraggiamento: ti voglio bene, quanto sei bella/o, ti stimo, che brava/o che sei e così via. In questo caso è importante sapere che, per le persone che hanno interiorizzato e usano questo linguaggio d’amore, la critica è l’antitesi dell’amore. Nel caso tu ne debba esprimere una, fallo con molta cautela.

Fuori dalla relazione di coppia

Questi cinque linguaggi possono essere estesi a tutte le relazioni con le persone care al di fuori della coppia e dell’amore romantico. Durante la mia attività professionale ho incontrato una mamma, ex insegnante, che seguiva il figlio nei compiti ma era insoddisfatta e frustrata per le reazioni del giovane. Per aiutarlo gli mostrava tutto quello che non andava: errori, pasticci, eccetera. Rapidamente il ragazzo andava in crisi e non voleva più fare i compiti con lei.

Puoi usare i cinque linguaggi dell’amore in tutte le relazioni con le persone a cui vuoi bene

Analizzando la situazione nell’ottica dei cinque linguaggi dell’amore, ho capito che il bambino aveva interiorizzato come linguaggio d’amore le parole d’incoraggiamento. Il sostegno amorevole della mamma, fatto di correzioni e indicazioni, veniva quindi interpretato come mancanza d’amore.

La mamma invece possedeva e usava il linguaggio d’amore dei servizi. Di conseguenza andava in crisi quando, chiedendo una mano per preparare la tavola o sparecchiare, nessuno in casa le rispondeva. Ecco un altro esempio in cui sicuramente potrai riconoscerti, come partner o magari come genitore o figlio/a.

Un test per capirsi meglio

Analizzando le relazioni in quest’ottica, diventa più facile comprendere dove e perché nascono molte incomprensioni che affliggono la comunicazione tra le persone che si vogliono bene. Quando si parlano due lingue diverse ma si cerca comunque di comunicare è facile non capirsi. Puoi anche pronunciare parole bellissime ma se l’altro non le comprende il tuo messaggio non verrà mai ricevuto.

Quando si parlano due lingue diverse ma si cerca comunque di comunicare è facile non capirsi

Individua il tuo linguaggio e quello dei tuoi cari. Poi metti in condivisione queste preziose informazioni: favorirai un circolo virtuoso fatto di benessere, amore e felicità al posto di un circolo vizioso fatto di frustrazione e incomprensioni.

Pensi di fare fatica a comprendere quale sia il tuo linguaggio principale di amore nella relazione di coppia? Se conosci almeno un po’ l’inglese prova questo test. Ti aiuterà anche a capire che, pur avendo un linguaggio principale, tutti noi apprezziamo pure altri linguaggi d’amore. Usarli nel giusto mix può fare la differenza. Ovviamente, proponi anche al tuo partner di partecipare al test.

Vuoi migliorare la tua relazione di coppia o altre relazioni interpersonali a cui tieni? Partire da te stesso è sempre un ottimo passo. Prova a mettere in pratica i miei consigli.

Come esprimere le emozioni per mantenersi in salute

Come esprimere le emozioni per mantenersi in salute

Esprimere le emozioni migliora lo stato di salute. Le emozioni sono come onde. A seconda di come le viviamo, possono ingrossarsi per poi sparire oppure travolgere e distruggere. In fondo si usa dire essere sull’onda delle emozioni… Molti di noi danno per scontato che le emozioni facciano parte della nostra vita. Ma pochi sono consapevoli del fatto che, se represse, le emozioni possono causare una risposta d’emergenza da parte del nostro corpo: la malattia.

SE PREFERISCI, ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO DELL’ARTICOLO

 

Scopri quali sono e cosa fanno le tue emozioni primarie quando represse. E soprattutto come esprimere le emozioni promuovendo la tua salute e il tuo benessere. Compirai un passo importante per conoscere te stesso.

Le emozioni primarie sono tutte necessarie

Esistono sei emozioni primarie: la rabbia, la gioia, il disgusto, la tristezza, la paura e la sorpresa. Tutte hanno uno scopo biologico e sono vitali, ovvero necessarie.
A causa della cultura nella quale siamo cresciuti, che spesso ci condiziona senza che ne siamo consapevoli, abbiamo la tendenza a classificare le emozioni in adeguate e inadeguate. Ad esempio la gioia si può esprimere, ma senza esagerare. La rabbia e la paura invece sono considerate poco dignitose e per questo abbiamo la tentazione di trattenerle e nasconderle. Alcune persone pensano addirittura che esprimere emozioni forti provochi malattie.
Al contrario! Grazie alla mia esperienza personale e professionale oggi posso affermare che sono le emozioni represse, quelle che non esprimiamo, a promuovere l’insorgenza di malattie

Abbiamo la tendenza a classificare le emozionin adeguate e inadeguate quando invece le sei emozioni primarie sono vitali e necessarie

Perché abbiamo la tendenza a non esprimere le emozioni?

Non è solo “colpa” del nostro retaggio culturale. L’emozione, ti ho già accennato, è come un’onda, ma a volte può sembrare un vero e proprio tsunami! Accoglierla e lasciarsi attraversare sembra troppo rischioso, sia per noi sia per le persone attorno a noi.
Come ogni onda, l’emozione, quando accolta, ha il suo culmine e poi decresce. Non perché l’abbiamo soffocata ma perché le abbiamo dato l’opportunità di sfogarsi. Quanto più ti concedi di esprimere le emozioni, tanto più diventano lievi fino a esaurirsi. Questo ti permette di riacquisire uno stato fisico e mentale di calma reale.

Se ti dai l’opportunità di esprimere le emozioni ritroverai uno stato fisico e mentale di calma reale

Quando invece l’emozione viene repressa, la tensione che la repressione provoca viene confinata e accumulata. Questo influenzerà il tuo modo di reagire a tutte quelle situazioni che suscitano emozioni simili. La tensione repressa si risveglierà provocando reazioni esagerate, anche di fronte a fatti obiettivamente poco rilevanti.
Liberarti dalle emozioni passate che hai accumulato ti permetterà di recuperare una serenità di base concreta, che sarà di tanto in tanto attraversata e scossa da altre emozioni, di un’intensità coerente con quello che vivrai davvero.

La tensione repressa ti farà reagire in modo esagerato di fronte a fatti di poco conto

Cosa accade quando soffochi un’emozione?

Immagina una pentola a pressione, sei tu. Dentro la pentola c’è l’acqua, che rappresenta l’emozione. Coperchio e valvola di sfogo sono ermeticamente chiusi. Accendiamo il fuoco sotto la pentola: è l’evento (o la situazione disturbante), poi lasciamo passare del tempo. Come ben sai, la pressione interna alla pentola progressivamente si alza. Se nessuno interviene  lo scoppio è inevitabile.
Per scongiurarlo bisogna spegnere il fuoco sotto la pentola, cioè risolvere la situazione disturbante. Facile da dire, non sempre da fare.

A volte, nonostante si abbia una consapevolezza molto chiara del problema, non troviamo azioni efficaci per risolverlo.
Per fortuna c’è un’altra cosa che puoi fare allo scopo di evitare che tutto scoppi. Aprire la valvola di sfogo e svuotare la pressione accumulata.
Esprimere le emozioni liberamente è uno strumento potente per diminuire la pressione interna e l’intensità del tuo stress. Naturalmente non si tratta di una soluzione definitiva, ma solo preventiva. Eviti lo scoppio ma il fuoco rimane acceso sotto la pentola.
Una volta abbassata la pressione e rilasciato lo stress, la tua mente sarà più serena e avrai le idee più chiare. Questo nuovo stato emotivo ti permetterà, molto spesso, di scoprire soluzioni alle quali non avevi pensato. Avvicinandoti così alla risoluzione del problema e riuscendo anche a spegnere il fuoco sotto la pentola!

A volte non puoi affrontare e risolvere la situazione che ti provoca un’emozione forte. Ma puoi sempre esprimere le emozioni per sfogarle ed evitare che la tensione si accumuli

Buone abitudini per promuovere e mantenere la tua salute

Se la tensione accumulata supera una certa soglia, il corpo “prende in carico” la risoluzione della situazione disturbante. Sviluppando una serie di sintomi che vengono definiti malattia.
Saper accogliere e vivere in piena libertà le proprie emozioni diventa un sistema di prevenzione importante che ti aiuta a mantenere un buono stato di salute.

Quando ti capita di vivere delle emozioni forti e destabilizzanti, ti suggerisco di compiere una serie di semplici azioni.

  • Dai un nome all’emozione che stai vivendo
  • Visualizza l’emozione come un’onda, accoglila e lasciati attraversare
  • Parlane con amici o famigliari, piuttosto che con un terapeuta

Se ti dovesse sembrare impossibile condividere con una persona il tuo mondo interiore, l’alternativa è scrivere. L’obiettivo è quello di esprimere le emozioni sulla carta. Tira fuori tutto senza cercare di minimizzare, ordinare o rendere sensato quello che la mano, prolungamento della nostra pancia emotiva, sta scrivendo.

Se fai fatica a esprimere le emozioni parlandone con amici e famigliari scrivile di getto su un foglio

Non ti serve affatto sapere in anticipo quello che vuoi esprimere. Scrivere liberamente, in “modalità sfogo”, permette spesso di scoprire davvero ciò che si ha dentro.
Per completare l’effetto di liberazione ti consiglio di bruciare i fogli scritti, così da trasformare simbolicamente le tensioni pesanti e autodistruttive in ceneri, leggere e fertili. Le ceneri poi possono essere sparse ai piedi di una pianta per reintrodurle nel ciclo della vita.

Puoi aiutare anche gli altri a promuovere benessere e salute

Un modo per aiutare le persone intorno a te, anche se non sei un professionista sanitario né un terapeuta, è quello di sviluppare la capacità di ascoltare gli altri senza giudicarli. Prova ad accogliere qualunque confidenza senza esprimere un’opinione tua o cercare di trovare una soluzione.
Per farlo bene occorre dimenticare quello che ci è stato inculcato riguardo al concetto di “Bene” e “Male”. L’importante è semplicemente esserci, per permettere agli altri di esprimere quello che, a volte, ciascuno fatica ad accettare del proprio mondo interiore.
Diventare consapevoli che l’aiuto proviene proprio dall’esistenza di questo spazio ampio, privo di giudizi o aspettative, consente di esserci senza fare nulla. E questo è il più bel regalo che puoi fare alle persone. Liberati dalla convinzione di dover salvare gli altri. Così salverai te stesso da una missione impossibile. Tutti noi possiamo invece allenarci a esprimere le emozioni liberamente.