Come fare per non avere paura? Concentrati sui tuoi desideri.

Come fare per non avere paura? Concentrati sui tuoi desideri.

La paura fa parte delle 6 emozioni primarie biologicamente utili.

È quella che ci informa di un pericolo. Se il pericolo è reale, siamo “programmati biologicamente” perché scatti dentro di noi un’azione per uscire da quella situazione.

La paura legata a un pericolo reale, ad esempio quella che ferma il bambino mascherato da Superman sul punto di saltare dal quarto piano, è utile.

La vera paura dura un istante, il tempo di immobilizzarci, farci stare in silenzio per valutare la realtà del pericolo. Poi, fatta la valutazione, se è stato un falso allarme, ci si rilassa; se il pericolo è reale, scatta l’azione: scappare o affrontare.

L’essere umano ha una mente che “imbroglia le carte” e che, proiettandosi nel futuro, è capace d’immaginare pericoli che non esistono ancora. Il risultato è una paura cronica, rivolta al futuro, che sarebbe più giusto chiamare ansia e che mantiene alto il livello di stress per darci l’energia di agire. Però le azioni possono essere compiute solo nel presente. Non possiamo agire adesso per una situazione che non esiste ancora. Così lo stress si accumula, senza poter essere sfogato e diventa dannoso.

La paura cronica immobilizza e indebolisce, allora come fare per non avere paura?

  • Riporta la mente nel qui e ora e dunque ai fatti reali del presente. Ora è l’istante presente, quello che accadrà tra un minuto è già futuro. Ti consiglio ogni attività che ti permetta di calmare la mente e se non ne hai una preferita, esiste la meditazione. L’obiettivo è riconnettersi con le percezioni del corpo che ci informa della realtà. Il corpo non mente, contrariamente alla mente.
  • Cura il tuo dialogo interiore. Sviluppo questo tema in un altro articolo: Dialogo interiore e virus mentali.
  • Concentra la tua attenzione su quello che vuoi. Se cerchiamo di combattere una situazione, una persona, un’emozione… consumiamo tempo, attenzione ed energia e paradossalmente le nutriamo e le facciamo crescere.
    Ugualmente con la paura, se cerchiamo di combatterla, paradossalmente la nutriamo e la facciamo crescere. Da qui è importante accogliere la paura, poi focalizzarci su quello che vogliamo.Per aiutarci a focalizzare su quello che vogliamo è utile sapere che dietro a ogni paura, c’è un desiderio. Hai tante paure? Vuole dire che hai tanti desideri! Focalizzarsi sui desideri permette di uscire dall’immobilità indotta dalla paura. Una volta che abbiamo rivolto la nostra attenzione a qualcosa di piacevole e positivamente motivante, possiamo radunare la nostra energia, metterci in moto e agire con gioia serenità e determinazione. Questo cambio di focalizzazione ha il vantaggio di non lasciare più cosi tanto spazio alla paura.

Ti propongo un esercizio

Prendi 2 fogli.

Sul primo, elenca le tue paure: ad esempio, paura di morire, di soffrire, di non vedere più i tuoi cari, di fallire, di perdere la tua libertà, di vivere in un paese in guerra, ecc.
Vai, scrivi tutto quello che ti viene, senza giudizio e senza censure, con la massima accoglienza.

Ora, sul secondo foglio elenca i desideri che si nascondono dietro ogni tua paura: ad esempio, desiderio di vivere, di essere in piena salute, di godere della presenza dei tuoi cari, di essere prospero, di essere libero, di essere circondato da persone amorevoli a cui vuoi bene, di avere una vita colma di senso, di vivere in un paese in pace, ecc.

Le domande successive sono: perché vuoi vivere? Che cosa vorresti vivere che non hai ancora vissuto? Cosa vuoi fare con una buona salute? Cosa vuoi condividere con i tuoi cari? Cosa vuoi fare con la tua prosperità e la tua libertà? E così via. Fai un elenco dettagliato immaginando di rivogerti al Genio della lampada capace di realizzare i tuoi desideri. Ricordati che non conosce niente di te e della tua realtà, perciò gli devi spiegare bene cosa vuoi, con precisione.

Ecco qualche regola di base per l’elenco dei tuoi desideri.

  • Parla solo in positivo. Se non vuoi una cosa, non nominarla nemmeno e concentrati sul suo opposto. L’inconscio non conosce la negazione, cioè dal momento in cui è nominata una cosa, la cosa esiste nella tua mente, che sia o no abbinata a un “non”.

Ti faccio un esempio. Se ti ripeto tutto il giorno e per giorni interi: non pensare a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso, pensi di farcela a non pensare a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso? Inoltre, credi che avresti mai pensato a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso, se non te l’avessi suggerito? Capisci che, dal momento in cui insisto perché tu non faccia un’azione o non pensi a qualcosa, ho proprio attirato la tua attenzione su quest’azione o questa cosa ed essa diviene presente nella tua mente?
Su questa stessa base ti consiglio di trasformare, ad esempio, il desiderio “Non voglio più essere stressato”, che richiama lo stress, che non vogliamo, in “Voglio essere sereno”, che invece richiama la serenità che vogliamo in abbondanza. Oppure: “Non voglio litigare con i miei cari” in “Voglio relazioni serene, stimolanti, vitali, amorevoli e pacifiche con i miei cari”. O ancora: “Non voglio soffrire di malattia” si trasforma in “Voglio vivere in piena salute fisica, mentale, emozionale e spirituale e godermi la vita.
Ti sconsiglio vivamente il desiderio “Voglio sconfiggere la malattia”; ribadisco: se non vuoi qualcosa, non nominarlo nemmeno. Concentrati in questo caso sull’abbondanza di salute.

Fai dunque l’elenco, poi rileggi con attenzione alla ricerca di ogni negazione. Vedrai che siamo così poco abituati a esprimere in positivo cosa desideriamo che spesso ci mettiamo dentro parole negative o concetti che non vogliamo. È una questione di allenamento.

  • Formula un desiderio chiaro e preciso. Se dici: “Voglio vivere a lungo”, “a lungo” è vago; il Genio della lampada citato poco fa potrebbe avere come riferimento un’epoca o una zona geografica in cui vivere fino a quarant’anni è “vivere a lungo”. Stessa cosa se dici: “Voglio essere ricco”; da Genio potrei non cambiare niente alla tua situazione perché sapendo che hai del cibo per mangiare due o tre volte al giorno, un luogo per dormire con un tetto, riscaldato d’inverno, l’acqua corrente in casa, i mezzi per essere curato, forse una macchina, una lavatrice, una lavastoviglie, un computer ecc., sei più ricco della maggior parte della popolazione mondiale.
  • Chiedi per te, non per gli altri. Non sai, in caso di dubbio te lo confermo, NON SAI, cosa è buono per gli altri. È già un certo impegno capire cosa vogliamo noi e chiederlo in modo corretto: non mettiamoci in missioni impossibili! Abbiamo spesso la tendenza a voler cambiare gli altri per stare meglio noi. È come scappare da se stessi e dalla propria responsabilità per il proprio benessere o malessere; non mi sento d’incoraggiarti verso questa strada senza via d’uscita costruttiva.
    Nel caso desiderassi la guarigione di una persona, puoi chiedere di essere in grado di dare tutto l’aiuto necessario a questa persona per il suo massimo bene.

Ok, tocca a te: partendo dall’elenco delle tue paure, fai l’elenco dei desideri.

Quando hai finito, brucia il foglio dove hai elencato le paure e tieni a portata di mano il tuo foglio pieno di desideri leggendolo regolarmente.

Da questo foglio pieno di desideri, inizia a elencare una serie di azioni che ti possono permettere di realizzarli.

Poi… AZIONE.

Ti auguro un mondo di salute

Sophie Ott

#unmondodisalute

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano.

Poniti al centro della tua vita ed evita la relazione clacson

Poniti al centro della tua vita ed evita la relazione clacson

Creare una relazione è un’avventura a volte molto difficile.

Qualche conoscenza fondamentale può aiutare a creare una relazione stimolante, serena e vitale nel rispetto di sé e dell’altro.

I 2 punti che sviluppo in quest’articolo sono suggerimenti che riguardano più il saper essere che il saper fare.

Seguire questi consigli riguardo al saper essere non vuol dire perdere la tua autenticità. Seguire questi consigli vuol dire conoscere e applicare quei meccanismi che permettono di essere sempre più autentici e presenti a noi stessi e all’altro. Ogni incontro diventa un’opportunità di crescita umana e di valorizzazione di ogni momento della vita.

 

1. Poniti al centro della tua vita

Il nostro posizionamento è un punto fondamentale per la qualità delle relazioni.

Prima di tutto poniti al centro della tua vita. Non intendo che tu diventi egocentrico, ma che tu prenda atto che sei l’elemento centrale e indispensabile di ogni tua esperienza di vita. In parole povere se non ci sei tu, non c’è la tua vita!.

Quando occupi il tuo posto, viene meno la tentazione di voler essere al centro della vita di un’altra persona e vivere le esperienze al posto suo. Specularmente diventa più facile arginare un‘altra persona che pretenderebbe di essere al centro della tua vita e fare le esperienze al posto tuo.

Il tutto permette di prevenire tanta confusione e creare i fondamenti per una relazione sana.

Come fare per posizionarsi al centro della propria vita?

Un modo di posizionarsi al centro della propria vita e delle proprie esperienze è quello di esprimersi in prima persona quando si parla di sé.

Può sembrare un suggerimento ovvio ma si rivela estremamente difficile da mettere in pratica per persone abituate a nascondersi dietro le opinioni degli altri e a non parlare di sé per insicurezza o per il timore di essere considerati pretenziosi.

Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita!

Non c’è niente di egocentrico. Si tratta di affermare il diritto di esistere con un’individualità propria. In una società che si definisce liberale e democratica, dovrebbe essere ovvio poter esaltare il proprio potenziale umano unico e irripetibile. Invece la realtà è più complessa perché si osserva spesso una tendenza a livellare verso il basso.

Sono consapevole che ci vuole del coraggio e una certa autostima per mettersi al centro della propria vita ed esprimere un’opinione personale, una sensazione o un’emozione. Secondo me mettersi al centro della propria vita è un passo fondamentale per vivere una vita appagante. Ti invito pertanto ad allenarti.

Osserva e cambia abitudine

Ti suggerisco di ascoltarti e ascoltare gli altri, facendo attenzione a questo dettaglio: quante persone intorno a te si esprimono utilizzando la prima persona per parlare di sé e delle loro opinioni? E tu? Qual è la tua abitudine?

3 esempi per illustrare il cambiamento da operare

Partendo da  3 affermazioni  in cui la persona non si mette al centro della propria vita e non utilizza la prima persona per parlare di sé, commento e arrivo ad alcuni consigli per una comunicazione più adeguata.

Affermazione numero 1 –  “Quando si è sorpresi, si ha la tendenza ad agitarsi e reagire d’impulso”.
Commento –  Quest’affermazione non è vera, tante persone reagiscono in altro modo di fronte alla sorpresa, perciò chiunque la può contestare.
Consiglio – Assumendo la responsabilità delle tue emozioni e osando parlare direttamente della tua esperienza, l’affermazione diventa: “Quando sono sorpreso, ho la tendenza ad agitarmi e reagisco d’impulso”. Non essendo una generalizzazione che coinvolge altre persone, non c’è possibilità di contraddizione. Questa non è un’opinione, è una testimonianza che non dà adito a discussione pro o contro.  Il tuo interlocutore potrebbe dare tanti consigli e giudicare sbagliato questo modo di reagire, ma comunque non può contestare questa affermazione.

Affermazione numero 2 – “Non mi ami”.
Commento – Questa affermazione è opinabile, perché parliamo dell’altro. Il fatto è che non si conosce il mondo interiore dell’altro perciò tutte le affermazioni che si possono fare sull’altro sono a rischio di essere messe in discussione.
Consiglio – Sapendo  perfettamente cosa tu stai vivendo dentro, la comunicazione efficace diventa parlare di te, di cosa  vivi e di cosa senti.  Quindi “Non mi sento amato(a) quando ti comporti così” diventa non opinabile.

Affermazione numero 3 –  “Fa troppo caldo qui dentro”;
Commento –  In questo esempio, di nuovo, si emette un giudizio assoluto sulla temperatura dell’ambiente che può incontrare il dissenso totale di altre persone con una termoregolazione e una sensibilità al caldo diverse.
Consiglio – Per prevenire ogni discussione è meglio esprimere l’affermazione “Ho troppo caldo qui dentro”,  trasmettendo così una sensazione personale a cui hai pieno diritto.

 

2. Evita la relazione clacson parlando sull’altro tu…, tu., tu…tu….”

La relazione clacson avviene quando uno dei protagonisti ha la tendenza a parlare dell’altro, o più esattamente sull’altro, il che dà l’idea dell’invasione di campo, di uno stare addosso all’altro.

Ho imparato il concetto di relazione “clacson” da Jaques Salomé, psicosociologo francese e uno dei miei formatori in comunicazione.

Porsi al centro della propria vita e utilizzare io quando parli di te, è rinforzato dal perdere l’abitudine di parlare sull’altro.

Per esempio osserva queste affermazioni:

  • “Sei sempre in ritardo”;
  • “Non pensi mai a quello che provano gli altri”;
  • “Critichi in continuazione senza nessuna empatia”;
  • “Non ti importa del benessere delle persone, conta solo il tuo mondo”.

La relazione clacson è la relazione in cui si è completamente concentrati sull’altro non pronunciando una sola parola sul proprio vissuto.

Questo modo di esprimersi è offensivo verso l’altro il quale, sentendosi criticato, facilmente si metterà in posizione di difesa chiudendosi oppure cercherà di controbattere alzando la voce e attaccando a sua volta. Raramente una situazione di questo tipo è propizia a uno scambio costruttivo.

Da un dettaglio del quotidiano poco rilevante in sé, i protagonisti in una relazione clacson si potrebbero trovare a tirar fuori tutto quel che hanno accumulato come frustrazioni, rabbia, delusioni per anni. Ciò può essere talvolta liberatorio e portare guarigione ma si può anche arrivare a una rottura violenta. All’estremo opposto, per non mettere benzina sul fuoco, i protagonisti possono scegliere il silenzio. La  relazione diventa ancor più chiusa e pesante di prima, carica di tutto il non detto fra di loro che si accumula ogni giorno di più.

Come la rottura violenta, il silenzio, agendo in modo più subdolo, porterà a un allontanamento emotivo delle due persone, rendendo progressivamente più difficile comunicare in modo sereno ed efficace.

Scegliendo di abbandonare la relazione clacson, assumere le proprie emozioni e mettersi al centro della propria vita, le affermazioni precedenti si trasformano.

  • Non mi sento accolto/a e preso/a in considerazione”;
  • “Ho l’impressione di essere l’ultima ruota del carro”;
  • “Ogni volta che arrivi in ritardo non mi sento rispettato(a). È un’intolleranza mia molto marcata, lo so! Però ne rivendico il diritto”;
  • “Mi sento svalutato/a in continuazione”;
  • “Non mi sento per niente sostenuto/a”;
  • “Mi sento terribilmente solo/a in tua compagnia”.

In questo caso, pur esprimendo delle verità impegnative, l’individuo è centrato sul suo vissuto e parla in prima persona. Come conseguenza, non ha una comunicazione aggressiva e invadente. Mette in comune un sentire suo che non può essere opinabile e ha più probabilità di favorire e aprire la discussione. L’altro potrebbe prendere atto, rimanere schioccato perché non si era reso conto dello stato della situazione o potrebbe essere realmente non interessato.

L’importante è che la persona ha assunto la sua responsabilità e ha fatto quello che era in suo potere per favorire una buona comunicazione.

Fai l’esperienza, e vedrai quanto hai potere nel creare una relazione stimolante, serena e vitale nel rispetto di té e dell’altro.

Ti auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Ti potrebbe interessare anche Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Nel 2016 ha pubblicato il libro Supera una diagnosi da paura. Guarire il cancro con l’integrazione del supporto emotivo e delle terapie complementari. (Uno Editori).

#unmondodisalute #sophieott

Dialogo interiore e virus mentali

Dialogo interiore e virus mentali

Il dialogo interiore influenza lo stato fisico ed emozionale.

Il dialogo interiore è quel monologo che la nostra mente fa con se stessa in modo continuo. Quella voce interiore mentale che fa delle domande, che esprime delle opinioni e può essere di sostegno o di grande intralcio al nostro benessere. Spesso siamo poco attenti a questa voce che invece condiziona in modo inconscio la nostra intera vita.
Curare il dialogo interiore, cioè i nostri pensieri, è un modo molto efficace di esercitare potere sul proprio benessere.

Come nascono le nostre emozioni? 

Consideriamo spesso gli eventi o gli atteggiamenti degli altri come la causa delle nostre emozioni. In base a questa credenza, tentiamo senza gran successo di cambiare gli eventi o, peggio ancora, tentiamo di cambiare gli altri, nella speranza di stare meglio. Albert Ellis, psicologo statunitense ideatore della Terapia Razionale Emotiva (REBT) ci insegna che le emozioni sono reazioni non all’evento stesso ma al modo in cui lo viviamo cioè al modo in cui lo rappresentiamo nella nostra mente.
Da questa constatazione, scopriamo che ognuno di noi ha un ruolo attivo nella costruzione della propria realtà. È di fondamentale importanza favorire un dialogo interiore portatore di benessere e fiducia. Con qualche conoscenza adeguata, si può scegliere di rinunciare a quei pensieri irrazionali responsabili di emozioni eccessivamente negative.

I virus mentali. 

Sono stati individuati dei virus mentali, vale a dire modi di pensare irrazionali, che allontanano dalla realtà dei fatti provocando emozioni esagerate e prolungate, generalmente negative e comunque non congrue rispetto alla situazione reale.

Questi virus sono:
– Le generalizzazioni: mai, sempre, tutti, nessuno…
– Le esagerazioni, le drammatizzazioni, le pretese, i giudizi drastici.
– Le espressioni che svalutano se stesso e gli altri.
– Le interpretazioni, le supposizioni, i “castelli in aria”…

Andare a caccia dei virus mentali non ha lo scopo di rendere bella una situazione che non lo è. Aiuta piuttosto a fermarsi ai fatti, evitando di trasformare nella propria testa la scena sgradevole temporanea in un interminabile film dell’orrore.

Come riprendere in mano il dialogo interiore.

Ti propongo un esercizio in 5 tappe:
1. Trascrivi in una decina di righe tutto ciò che dice la voce interiore riguardo a una situazione che provoca almeno una emozione molto intensa e duratura.
2. Leggi il testo appena scritto e valuta da 1 a 10 quanto è l’intensità dell’emozione che emerge.
3. Riprendi il testo e analizzalo per individuare i virus mentali citati precedentemente.
4. Una volta individuati i virus mentali, riscrivi il testo eliminandoli.
Qualche suggerimento in più sul punto 4: al posto di “sempre” puoi mettere “spesso”, o, se vuoi conservarlo a tutti i costi, puoi aggiungere davanti “quasi”. Sarai comunque più vicino alla realtà. Al posto di “tutti” puoi scrivere “quelli che conosco”; invece di “sono stupido”, prova a modificare scrivendo “mi sono comportato da stupido”; infine, “ce l’ha con me!” può diventare “trovo il suo atteggiamento con me antipatico”, e così via.
5. Infine leggi il testo trasformato, chiudi gli occhi e valuta da 1 a 10 quanto è l’intensità dell’emozione a quel punto.

L’esercizio consentirà di prendere consapevolezza che quando viviamo una situazione in modo drammatico il nostro dialogo interiore è pieno di virus mentali.
Allenandoci, sviluppiamo la capacità di eliminare i virus mentali anche senza passare attraverso la scrittura.

L’intensità delle emozioni. 

Le scienze moderne spiegano che quando una situazione è vissuta in modo acuto, drammatico, inaspettato e nell’isolamento, il livello di stress supera la soglia massima e richiede l’intervento dell’organismo tramite lo sviluppo di una biologia speciale detta malattia. Lavorare sul proprio dialogo interiore previene la creazione di emozioni acute, drammatiche e durature diventando di fatto prevenzione per migliorare la salute.

La qualità delle nostre emozioni. 

Ci sono due grandi categorie di emozioni. Una categoria ha come rappresentante la Paura e l’altra l’Amore.
Quando una persona vive prevalentemente le emozioni di paura, il suo organismo è in tensione costante, consuma molta energia e il funzionamento è orientato alla difesa. Nella categoria della paura ci sono emozioni come rabbia, ansia, svalutazione, competizione, disperazione, senso di separazione…
Quando una persona vive prevalentemente le emozioni di Amore, il suo organismo è rilassato e il suo funzionamento è prevalentemente orientato alla crescita sana e rigogliosa di sé e degli altri.
Nella categoria dell’Amore ci sono emozioni come fiducia, serenità, gioia, appartenenza, senso di unità…
Sviluppare un dialogo interiore libero da pensieri irrazionali, responsabili di emozioni eccessivamente negative, permette di essere più vicini alla realtà del presente ed essere in tensione solo quando la situazione lo richiede.

In conclusione, cosa accade se cambia il dialogo interiore? 

I pensieri influenzano le emozioni che a loro volta influenzano le azioni e queste ultime influenzano i risultati.
La salute e il benessere sono per me un risultato: cambiando i pensieri, a cascata cambiano le emozioni, le azioni poi i risultati, dunque ribadisco lo stato di salute e benessere.

Auguro a ognuno di fare l’esperienza della potenza di questa pratica e scoprire quanto alcuni piccoli cambiamenti quotidiani possano portare a risultati straordinari.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Nel 2016 ha pubblicato il libro Supera una diagnosi da paura. Guarire il cancro con l’integrazione del supporto emotivo e delle terapie complementari. (Uno Editori).

#unmondodisalute #sophieott

Chiamata al cambiamento

Chiamata al cambiamento

Un cambiamento è necessario. Ma quale cambiamento? E perché?

Viviamo in una parte del mondo in cui molti di noi hanno i bisogni di base abbondantemente soddisfatti: mangiamo tutti i giorni, abbiamo un tetto sulla testa e accesso alle cure sanitarie. Siamo anche in collegamento con tutti i territori e le culture del pianeta sia in modo virtuale che grazie a incontri o viaggi reali. Non mancano anche abbondanti opportunità di svago e tanti mezzi per facilitare la nostra vita.
Chi mai vorrebbe un cambiamento?

Tutti felici per queste opportunità?

Eppure nella nostra società si assiste a un malessere globale, un alto tasso di ansia e di depressione. È sempre più in aumento il consumo di droghe più o meno lecite come cocaina, alcool, antidepressivi, ansiolitici.
Una deriva verso una vita frenetica da zombi; tutti rattrappiti dietro al proprio schermo in una vita virtuale che permette di scappare dalla vita reale, così insipida e priva di senso.
Come mai nonostante il comfort in cui viviamo, la miriade di opportunità a portata di mano, tutti gli stimoli e le cose da fare, tante persone si sentono vuote e grigie dentro?

Cosa ci ha portato a questa situazione?

Gran parte delle persone vivono una routine fatta delle stesse abitudini, degli stessi pensieri che ci sono stati trasmessi dall’educazione.
Tante persone si sono adeguate, uniformate per riuscire a sopravvivere in uno stampo stretto creato sulla base di cosa si fa, cosa non si fa, cosa è bene, cos’è male, cos’è autorizzato, cos’è vietato, cos’è degno, cosa è indegno. Queste persone oggi non sanno più chi sono veramente, cosa vogliono nel profondo e si riducono a prendere antidepressivi, ansiolitici o a darsi al consumismo sfrenato nel tentativo di colmare questo vuoto.

E tu?

Quante volte i tuoi desideri ti appartengono veramente? Quante volte sono invece il riflesso di aspettative altrui?
Spesso mettiamo in priorità, ormai in modo inconscio, le aspettative dei nostri genitori, della società, dei nostri cari. Quante persone si autorizzano o sono ancora capaci di sentire il desiderio che nasce dentro, quella piccola voce umile ma vitale, sempre presente e sempre aggiornata con quello che siamo veramente oggi, al di fuori da ogni opinione o moralismo? Quanti rari individui sanno percepire questo desiderio e anche seguirlo, effettuando il cambiamento necessario?

Per esempio quanti di noi si sono domandati, da giovani o al momento di scegliere l’orientamento professionale: “Cosa mi piace talmente tanto che lo farei anche senza essere pagato?”.
Questa per me è una domanda fondamentale e la risposta diventa una guida per la ricerca di una professione appassionante. Ovviamente, poiché viviamo in una società in cui il denaro è un mezzo molto utile, cercheremo un lavoro anche conveniente a livello economico.

Rimanendo coerenti con la realtà attuale, consiglio di non sacrificare il proprio entusiasmo per uno stipendio medio-alto che non sarà mai abbastanza alto da compensare la frustrazione, la fatica e il senso di vuoto dati dal passare almeno un terzo della giornata e della vita a fare una professione non appagante.

In più c’è anche un’aggravante: il tempo dedicato al lavoro rischia di risucchiare tutta l’energia e l’entusiasmo disponibili, togliendo ogni possibilità di sfruttare il resto della giornata per nutrire la propria gioia con attività adatte a questo.

La chiamata inconscia della crisi

Quando un sistema non funziona più da tempo, tutti si adeguano cercando di sopravvivere ma si rischia di arrivare a un eccesso dove non c’è più scelta.
Quante volte hai pregato nel silenzio del tuo cuore per un cambiamento esterno che ti desse la forza di uscire da uno stampo troppo stretto?
Le crisi sono opportunità di cambiamento.

Durante i miei corsi o laboratori ho incontrato diverse persone che hanno sfruttato situazioni di crisi. Ad esempio, persone che non facevano un lavoro soddisfacente ma essendo ben pagati non volevano o non osavano rimettere in discussione la propria sicurezza. Una buona opportunità si è presentata quando una crisi nella loro impresa ha richiesto l’abbassamento degli stipendi, o addirittura dei licenziamenti; la situazione involontariamente subita ha portato loro l’opportunità di fare il cambiamento sognato da tempo.

Se non osiamo mettere in priorità il nostro benessere e la nostra realizzazione, se non scegliamo di ascoltare la piccola voce della nostra anima, in coerenza con i nostri sogni più intimi, se scappiamo da scelte coraggiose e a volte drastiche, allora, in modo più o meno inconscio, chiediamo un cambiamento drastico esterno. Chiediamo la crisi che destabilizzi completamente il nostro sistema e il suo equilibrio soffocante. Chiediamo l’opportunità di rincominciare tutto da capo: la tela bianca e i colori a nostra scelta.

Dal momento che la Vita che scorre dentro di noi è più forte del nostro mondo mentale, accadranno degli eventi adatti a svegliarci da questo torpore. Una malattia, un licenziamento, la fine di una relazione importante,…

Qual è l’alternativa alla crisi?

La buona notizia è che possiamo scegliere di uscire dallo “stampo” prima di arrivare al soffocamento o alla crisi riconnettendoci a quello che siamo veramente. Recuperando la conoscenza di sé, diviene possibile operare quel cambiamento nella vita che la renderà più adatta a noi e più soddisfacente.

Un cambiamento è necessario. Ma quale cambiamento? Tornare a essere chi siamo veramente.

Fare la scelta

La mia proposta è di fare la scelta. La scelta di un cambiamento di strategia. Una strategia basata su un cambiamento di pensiero. Piuttosto che pensare di essere sbagliati e inadeguati, apriamoci a un altro tipo di pensiero e facciamo un’ipotesi: che il mondo abbia bisogno di noi esattamente così come siamo. La nostra varietà, la nostra diversità e la nostra unicità sono la ricchezza che portiamo; esprimendo veramente quello che siamo facciamo un dono prezioso, non solo a noi stessi ma anche agli altri e all’Universo.

I primi passi del cambiamento

Accettando la scelta possiamo iniziare l’esperimento.
Il primo passo è porsi delle domande che non ci siamo mai o raramente poste.
Chi sono? Quali sono i miei talenti? Quale attività mi dà gioia? Cosa farei se avessi una bacchettamagica? In quale realtà ho voglia di vivere? Quale contributo voglio dare per crearla? Qual è la migliore espressione di me?

Quando saremo connessi a noi stessi lasciando scorrere la Vita dentro di noi, quando avremo fatto il cambiamento fondamentale tornando a essere chi siamo veramente, diventerà naturale vivere con sempre maggiore gioia, serenità e salute.

Vi auguro un mondo di salute,

Sophie Ott

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Nel 2016 ha pubblicato il libro Supera una diagnosi da paura. Guarire il cancro con l’integrazione del supporto emotivo e delle terapie complementari. (Uno Editori).

Il percorso ALLA SCOPERTA DI TE è l’opportunità di riconnettersi a quello che siamo per finalmente brillare e vivere una vita veramente appagante.

#unmondodisalute #sophieott

Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

La sicurezza di sentirsi amato

Nella relazione di coppia oltre al nutrimento tratto dall’amare l’altro, entrano in gioco il benessere e la gratitudine per essere amato dall’altro. Dopo qualche anno di vita insieme a volte nascono dei dubbi sull’amore reciproco, dubbi che creano frustrazione, scontentezza, e insicurezza. Questo stato di sofferenza ci rende meno collaborativi ed empatici verso l’altro e ci fa entrare in una dinamica di ripicche del tipo “se non mi mostri il tuo amore non te lo mostro nemmeno io”. S’instaura un circolo vizioso e la coppia entra in crisi.

Un esempio: l’imbiancatura del garage.

Una donna chiede un colloquio a un consulente matrimoniale perché si trova in piena crisi.
Il marito, sostiene, è poco collaborativo e non fa mai niente per lei. Per esempio sono due anni che chiede a suo marito di rimbiancare il garage e lui non l’ha mai fatto. Questa donna si sente amata quando è aiutata e sostenuta.
“Smetta di chiedere a suo marito di aiutarla”, le suggerisce il consulente, “cerchiamo invece di capire che cosa vuol dire essere amato per lui”. Analizzando il comportamento del marito e le sue reazioni in varie situazioni della vita in comune, arrivano a capire che ciò che è più importante per il marito è essere valorizzato.
“Da ora”, consiglia il consulente, “ringrazi suo marito per tutto quello che fa di giusto invece di lamentarsi per quello che non fa. Impari a parlare il suo linguaggio”.
Dopo due mesi il garage è stato imbiancato senza che la moglie abbia dovuto rinnovare la richiesta al marito.

Ciò ha potuto accadere perché quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro.

Spesso non è la carenza d’amore che provoca la situazione di crisi nella coppia, ma la mancanza di qualche informazione fondamentale.

L’esempio è tratto dal libro “I 5 linguaggi dell’amore. Come dire ti amo alla persona amata di Gary Chapman”.
Ho trovato questo libro per caso in una libreria di Padova circa 15 anni fa. Da allora è stato uno dei libri che ho “prescritto” frequentemente alla fine delle mie sedute, perché secondo me le informazioni contenute hanno un potere terapeutico importante nelle relazioni.

In quest’articolo ti illustro i concetti di base.

In amore, secondo Chapman, ci sono 5 linguaggi che rappresentano 5 modi diversi per esprimere il proprio sentimento.

Nella coppia, quando i partner hanno lo stesso linguaggio d’amore, si trovano nella situazione più semplice. Senza doverci pensare, esprimendo il proprio amore in modo naturale e spontaneo, ognuno riempie il serbatoio d’amore dell’altro.

Tuttavia, spesso le persone non hanno lo stesso linguaggio. Nonostante l’amore che c’è tra le due persone può accadere che uno dei due non si senta amato. Ecco che sorgono i dubbi e si inizia a chiedersi se l’altro ci ami ancora oppure no.

Per evitare di ritrovarsi in tale situazione di disagio, è molto interessante conoscere il proprio linguaggio dell’amore ma è anche fondamentale conoscere il linguaggio dell’amore dell’altro. Naturalmente si continuerà ad amare la persona in modo spontaneo, però di tanto in tanto, poiché si vuole bene all’altro e fa piacere che il suo serbatoio d‘amore sia pieno, si parlerà il suo linguaggio.

Vediamo insieme i 5 linguaggi dell’amore:

Linguaggio numero 1: i gesti di servizio

Se il mio linguaggio è quello dei servizi, quando amo una persona mi viene naturale e spontaneo fare delle cose per lei, per aiutarla. Per esempio posso prepararle da mangiare, sistemare la sua bicicletta, far delle commissioni per suo conto, pulire la casa, ecc.
Non è indispensabile che io sia materialmente vicino a lei, posso dimostrare il mio amore con le mie azioni di servizio anche a distanza.

Linguaggio numero due: il contatto fisico

Il linguaggio del contatto fisico è fatto di baci, abbracci e coccole in generale. Questa tipologia di linguaggio non si trasmette a distanza perché richiede la presenza fisica. Chi ha il tocco come linguaggio ha bisogno di essere in contatto fisico con il partner.

Linguaggio numero 3: i doni

Non è importante l’entità economica del regalo.
Dal fiore di campo all’automobile, a un viaggio, a una casa, a un gioiello; l’importante è che il dono sia fatto senza altra ragione che l’espressione del proprio amore.

Linguaggio numero 4: i momenti speciali

I momenti speciali sono quelli che si trascorrono con l’obiettivo di stare insieme. Può trattarsi anche di poco tempo, ma in questo tempo la qualità della presenza all’altro è molto alta. Non è tanto quello che si fa insieme che è importante ma ben farlo insieme. Una semplice conversazione, una camminata, un weekend, una cena, un corso di ballo, ecc.

Linguaggio numero 5: le parole d’incoraggiamento

Sono le parole di lode e di affetto come: “ti voglio bene”, “quanto sei bella”, “ti stimo”, “che bravo che sei” e così via.
In questo caso è importante sapere che per le persone che hanno questo linguaggio d’amore la critica è l’antitesi dell’amore dunque nel caso se ne debba esprimere una, farlo con molta cautela.

I 5 linguaggi possono essere estesi alle relazioni con le persone care al di fuori della coppia.

Per esempio ho incontrato nella mia attività professionale una mamma, ex insegnante, che faceva fare i compiti al figlio e, per aiutarlo, gli mostrava tutto quello che non andava. Rapidamente il ragazzo andava in crisi e non voleva più fare i compiti con lei.
Analizzando la situazione nell’ottica dei 5 linguaggi dell’amore, ho capito che il bambino aveva come linguaggio d’amore le parole d’incoraggiamento. Il sostegno amorevole della mamma era preso per non amore.  La mamma invece possedeva il linguaggio d’amore dei servizi e lei andava in crisi quando chiedendo aiuto per preparare la tavola, nessuno rispondeva.

Conclusione

Analizzando le relazioni da questo punto di vista riusciamo a capire le incomprensioni fra le persone. È come se le persone parlassero due lingue diverse. Si possono pronunciare parole bellissime ma se le dico in una lingua differente non vengo capito e il messaggio non viene trasmesso.

Individuando il proprio linguaggio, quello dei propri cari e condividendo queste informazioni, si favorisce un circolo virtuoso fatto di benessere, amore e felicità.

Se vuoi, a questo link trovi un test per aiutarti a riconoscere il tuo linguaggio principale di amore nella coppia.

I 5 linguaggi dell’amore, Test per coppie

Sonno è salute

Sonno è salute

Una buona qualità e quantità di sonno sono un aspetto fondamentale della prevenzione e della cura di tutte le patologie umane.

Nella nostra società il tempo medio di sonno della popolazione negli ultimi decenni è passato da oltre 8 ore a poco più di 6. Oltre alla diminuzione della quantità di ore di sonno si è assistito a una diminuzione della qualità del sonno.

Cosa accade se dormi poco e male?

La riduzione del sonno causa un’alterazione del ritmo e della produzione dei principali ormoni:

  • Aumenta il cortisolo, il principale ormone dello stress;
  • Diminuisce la leptina, uno dei principali segnalatori di sazietà. Poiché dormire poco riduce i livelli di leptina serali e notturni, la sera e forse la notte questa condizione scatena la fame con risvegli e abbuffate. I livelli della leptina in caso di carenza di sonno sono più bassi del solito anche durante il giorno, provocando una carenza nella sensazione di sazietà;
  • Diminuisce la melatonina, ormone fondamentale che permette al nostro orologio centrale di regolare l‘attività e influenzare i ritmi di tutte le ghiandole ormonali ma anche delle attività degli organi e dell’organismo intero.
  • Aumenta la grelina, il principale segnalatore di fame.
  • Aumenta la glicemia.

Tutto ciò predispone a obesità, diabete e in generale a un incremento dell’infiammazione.
Al tempo stesso è stata evidenziata una relazione molto stretta tra disturbi del sonno, alterazione della memoria, patologie psichiatriche e iperattività emozionale.

Sulla base di queste conoscenze, si capisce che una buona qualità e quantità di sonno siano un aspetto fondamentale della prevenzione e della cura di tutte le patologie umane. Addirittura qualcuno afferma che il sonno sia il secondo bisogno vitale dopo l’ossigeno.

Da anni il sonno è al centro della mia attenzione e lavoro con l’obiettivo di dare a ognuno i mezzi per padroneggiarlo al meglio.

Ho per anni condotto in aula un seminario “Le aperture del tempo” in cui condividevo gli aspetti straordinari del sonno insegnati dallo scienziato Jean Pierre Garnier Malet. Da poco ho creato un video-corso intitolato “Sonno è Salute” perché delle informazioni concrete fondamentali siano accessibili a più persone.

In quest’articolo vorrei illustrarti un aspetto del sonno con dei risvolti pratici che, se applicati, ti permetteranno di migliorare l’addormentamento e il risveglio mattutino.

Per le persone che faticano ad addormentarsi.

Il sonno è fatto di cicli successivi di 90 minuti circa. Immaginiamo che il sonno sia un treno che passa ogni 90 minuti. La sera, è molto importante essere attenti e riconoscere il momento in cui passa.
Gli indizi sono evidenti e facili da riconoscere: possiamo provare stanchezza, iniziare a sbadigliare oppure non riuscire più a concentrarci sul lavoro che stiamo facendo.
Questo calo di energia di solito dura qualche minuto, poi ci si sente meglio e di nuovo svegli senza più la voglia di andare a letto.
Dopo circa 90 minuti si prova nuovamente un calo di dinamismo, e così via ogni 90’.

Il primo esercizio da fare è quindi osservare la situazione per qualche sera e prendere nota degli orari in cui arriva il sonno/treno. Ciò permette di trovarsi pronti in stazione al momento giusto.

Cosa accade se vai a letto al momento sbagliato?

Se vai a letto “fuori orario”, fisicamente ti troverai “alla stazione” ma non avrai nessun treno da prendere. Fisiologicamente il tuo corpo non è preparato a dormire, sei sveglio e pieno di energia; sei a letto coricato ma non c’è nessun calo d’attenzione e allora i pensieri incominciano ad andare. Pensi alla giornata passata, a quella successiva, alle mille cose che potrebbero succedere nel tuo futuro. Se, come accade spesso, arrivano le preoccupazioni, il tuo livello di stress inevitabilmente si alza e dopo qualche minuto potresti innervosirti. Ti giri e ti rigiri nella speranza di prendere sonno e scappare dai tuoi pensieri. Dopo minuti interminabili, stanco della situazione, ti alzi per bere o mangiare qualcosa oppure prendi un libro per distrarti. Ciò equivale ad allontanarti dalla stazione dove, ricordiamolo, ogni 90 minuti passa il vagone del sonno e perdere il treno!
Se questo discorso ti sembra troppo semplice, prova.  Ti assicuro che non hai niente da perdere ma solo qualcosa da imparare.

Osservandoti e studiando i ritmi della tua stanchezza e del tuo sonno riuscirai ad arrivare “in stazione” al momento giusto e addormentarti facilmente diventerà la tua routine.

Per le persone che faticano a svegliarsi la mattina.

Distruggeresti la tua sveglia quando suona? Oppure sei uno di quelli che non la sente nemmeno?

Riprendiamo la metafora del treno: come è importante prendere il treno quando passa dalla stazione, così è importante scendere dal treno quando è arrivato in stazione.

Quando hai trovato il tuo ritmo e individuato i tuoi orari, dovrai puntare la sveglia al momento giusto, cioè un multiplo di 90 minuti. Se il tuo treno passa alle 22.30 arriverà in stazione alle 4.30, alle 6.00, alle 7.30 o alle 9.00. Se la sveglia suona alle 6.45, per esempio, il risveglio sarà traumatico perché sei nel pieno del sonno profondo, momento in cui l’attività cerebrale è molto rallentata. Il rumore della sveglia in questo caso ti “butta giù dal treno in marcia” e questo è uno shock molto importante per la tua fisiologia. Per essere completamente sveglio a questo punto dovrai ricorrere al caffè, alla doccia fredda, o qualunque altra strategia per riuscire ad avere “les yeux en face des trous”– come si dice in Francia; in pratica “per tenere aperti gli occhi”.

Il nostro corpo è una macchina fantastica che è capace di adeguarsi a ogni situazione. Se un risveglio traumatico accade ogni tanto non c’è da preoccuparsi, ma non direi la stessa cosa se succede tutte le mattine e per anni.

Quando riconoscerai il momento giusto per svegliarti, quello in cui il tuo cervello è pronto, proverai la bellissima esperienza di svegliarti in modo spontaneo, appena un minuto prima della sveglia, fresco, riposato e pieno di energia.

Conclusione

In Italia ho imparato il proverbio “Chi dorme non piglia pesci”. Con tutte le conoscenze acquisite lo cambierei in: “Chi dorme di giorno non piglia pesci”.
Invece ti raccomando durante la notte di curare, rispettare e mettere in priorità il tuo sonno.

Per approfondire l’argomento: video corso “Sonno è salute” che puoi trovare nella sezione Risorse del mio sito www.sophieott.it.