Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Costruire una relazione interpersonale è un’avventura, a volte molto difficile. Per partire con il piede giusto è importante mettersi al centro della propria vita e non cadere nel tranello della relazione clacson.

Oggi voglio raccontarti perché è importante conoscere te stesso per capire come comportarsi con gli altri. E in quale modo partire da te stesso ti aiuta a creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, favorendo una comunicazione sana.

Gli strumenti che vorrei aiutarti a usare sono già in tuo possesso, solo che (molto probabilmente) non lo sai. Sì, perché i miei suggerimenti per costruire e coltivare una relazione interpersonale felice riguardano più il saper essere che il saper fare.

Voglio subito tranquillizzarti su un dubbio che potresti avere. Seguire questi consigli non ti farà perdere la tua autenticità. Al contrario, conoscere e mettere in atto certi meccanismi ti permetterà di essere ancora più autentico e presente, a te stesso e per l’altro. Ogni incontro diventerà così un’opportunità di crescita e valorizzazione del momento che stai vivendo.

Metti te stesso al centro della tua vita

Mettere te stesso al centro della tua vita è il primo passo da compiere per costruire relazioni di qualità. Non vuol dire certo diventare egocentrici, ma piuttosto prendere atto che ciascuno di noi è l’elemento centrale e indispensabile della propria esperienza di vita. In poche parole: se non ci sei tu, non c’è la tua vita.

Quando occupi il tuo posto, viene meno la tentazione di voler essere al centro della vita di un’altra persona e vivere le esperienze al posto suo. Specularmente, diventa più facile arginare qualcuno che pretende di essere al centro della tua vita e fare le esperienze al posto tuo.

Questo cambio di prospettiva, che ti mette di fronte all’esigenza di conoscere te stesso, permette di prevenire tanta confusione nella relazione interpersonale. Inoltre consente di creare i fondamenti per una relazione sana e felice.

Se non ci sei tu, non c’è la tua vita

Allenati quotidianamente alla relazione interpersonale

Il primo strumento per mettersi al centro della propria vita e delle proprie esperienze poggia sul linguaggio. Esprimiti in prima persona quando parli di te.

Può sembrare un suggerimento ovvio ma si rivela difficile da mettere in pratica. Soprattutto per chi è abituato a nascondersi dietro le opinioni altrui. Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso? Questo atteggiamento mette a rischio la possibilità di coltivare relazioni interpersonali serene. Perché ti rende più difficile conoscere te stesso e farti carico delle tue emozioni e sensazioni.

Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso?

L’egocentrismo non c’entra nulla. Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! Si tratta di affermare il diritto di esistere con un’individualità propria. In una società che si definisce liberale e democratica, dovrebbe essere scontato poter esaltare il proprio potenziale umano, unico e irripetibile. La realtà, purtroppo, è più complessa.

Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! 

Molti di noi finiscono per sacrificare la propria individualità uniformandosi agli altri. Il risultato è una livella che ci appiattisce tutti verso il basso. Sono consapevole che ci vuole coraggio e una buona base di autostima per mettersi al centro della propria vita. Esprimere un’opinione personale o persino una sensazione o un’emozione è difficile. Ma è un passo fondamentale per vivere una vita appagante. Ti invito pertanto ad allenarti. Suggerisco di ascoltarti e ascoltare gli altri, facendo attenzione a questo dettaglio: quante persone intorno a te si esprimono utilizzando la prima persona per parlare di sé e delle loro opinioni? E tu? Qual è la tua abitudine?

Esercitiamoci insieme

Analizziamo tre affermazioni. In questo modo capirai meglio come parlare di te in prima persona, con l’obiettivo di favorire una comunicazione sana e costruire una relazione interpersonale felice. In ciascuna chi parla non si mette al centro della propria vita, nascondendosi dietro generalizzazioni o attribuendo pensieri ed emozioni all’altro.

1 –  “Quando si è sorpresi, si ha la tendenza ad agitarsi e reagire d’impulso”

Commento – Non è vero per tutti. Tante persone reagiscono in un altro modo di fronte alla sorpresa. Si tratta di un’affermazione contestabile che non porta a uno scambio proficuo.
Consiglio – Assumiti la responsabilità delle tue emozioni e osa parlare direttamente della tua esperienza… Prova a dire così. “Quando sono sorpreso, ho la tendenza ad agitarmi e reagisco d’impulso”. Non essendo una generalizzazione che coinvolge altre persone, nessuno può contraddirti. L’affermazione non è più un’opinione ma una testimonianza che non dà adito a discussioni.  Il tuo interlocutore potrebbe decidere di darti dei consigli e/o giudicare sbagliato il tuo modo di reagire, ma non potrà mai contestare quello che senti. È un passo importante per conoscere te stesso e affermare la tua individualità.

2 – “Non mi ami”

Commento – Quest’affermazione è sempre opinabile, perché parliamo dei sentimenti dell’altro. Nessuno può affermare con certezza di conoscere il mondo interiore di un’altra persona, perciò tutte le affermazioni che puoi fare sull’altro potrebbero facilmente essere messe in discussione. Una discussione che non porta da nessuna parte.
Consiglio – Tu d’altro canto sai perfettamente cosa stai vivendo. Perché conosci te stesso, o comunque hai tutti gli strumenti per farlo. Se parli di te favorisci una comunicazione sana ed efficace: esprimi ad alta voce cosa vivi e quello che senti.  “Non mi sento amato(a) quando ti comporti così” è un’affermazione non opinabile che avvicina al vero nocciolo della questione.

3 –  “Fa troppo caldo qui dentro”

Commento –  In questo esempio, nuovamente, si esprime un giudizio assoluto. Dicendo una cosa del genere potresti essere in disaccordo con tutte le altre persone presenti nella stanza, semplicemente perché potrebbero avere una termoregolazione e una sensibilità al caldo differenti dalla tua.
Consiglio – Per prevenire ogni discussione è meglio dire “Ho troppo caldo qui dentro”,  trasmettendo così una sensazione personale alla quale hai pienamente diritto. E probabilmente sarà più facile venire ascoltato. Gli altri potrebbero decidere di venirti incontro, magari aprendo una finestra, anche se non provano il caldo che senti tu. È il valore di una comunicazione sana: non solo ti aiuta a conoscere te stesso ogni giorno di più ma facilita anche la possibilità di essere ascoltato.

Il tranello della relazione clacson

Tu-tu-tu-tu-tu: il suono del clacson riflette perfettamente il problema alla base della relazione clacson. Un rapporto in cui uno dei protagonisti ha la tendenza a parlare sempre dell’altro, o più esattamente sull’altro. Ribadendo in continuazione cosa fa l’altro, cosa pensa l’altro, cosa sbaglia l’altro. Un atteggiamento che restituisce una forte sensazione di invasione. L’interlocutore si sente messo allo strette, come se l’altra persona gli stesse sempre addosso. Impossibile instaurare una comunicazione sana partendo da questi presupposti.

Ho scoperto e approfondito il concetto di relazione “clacson” grazie a Jaques Salomé, esponente francese della psicosociologia, tra i miei insegnanti nel campo della comunicazione.

Conoscere te stesso, porsi al centro della propria vita e usare il pronome personale io quando parli di te, ti farà perdere l’abitudine (che molti di noi hanno, chi più chi meno) di parlare sull’altro. Sarà più facile anche superare le incomprensioni nella coppia e uscire da pericolosi circoli viziosi che minano la relazione amorosa.

Esempi concreti

  • “Sei sempre in ritardo”
  • “Non pensi mai a quello che provano gli altri”
  • “Critichi in continuazione senza nessuna empatia”
  • “Non ti importa del benessere delle persone, conta solo il tuo mondo”

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro senza pronunciare una sola parola sul proprio vissuto. Questo modo di esprimersi risulta offensivo per l’altro. Chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva, chiudendosi in se stesso.  Oppure cercherà di controbattere alzando la voce e attaccando a sua volta. Molto raramente una situazione di questo tipo è propizia a una relazione interpersonale felice e a una comunicazione sana. Perché lo scambio non è costruttivo.

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro: chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva

Da un dettaglio del quotidiano poco rilevante in sé, i protagonisti di una relazione clacson si possono trovare a tirar fuori tutto quello che hanno accumulato per anni in termini di frustrazioni, rabbia, delusioni. Ciò può essere talvolta liberatorio e portare guarigione, ma più spesso può comportare una rottura, anche violenta. All’estremo opposto, per non mettere benzina sul fuoco, i protagonisti della relazione potrebbero scegliere il silenzio. La  relazione interpersonale diventa ancor più chiusa e pesante di prima, carica di tutto ciò che non è stato detto, che si accumula ogni giorno di più.

Il silenzio, agendo in modo più subdolo della rottura, porterà a un allontanamento emotivo delle due persone, rendendo progressivamente più difficile una comunicazione sana. E allontanando il traguardo di costruire una relazione interpersonale felice.

Rottura e silenzio sono in agguato nelle relazioni clacson. Entrambe portano all’allontanamento

Abbandona per sempre la relazione clacson

Scegliere di abbandonare il tranello della relazione clacson e assumersi la responsabilità delle proprie emozioni trasforma le affermazioni precedenti. Perché ci si mette al centro della propria vita. Ancora una volta si parte dall’assunto che è importante conoscere te stesso. Prova allora a dire così.

  • Non mi sento accolto/a e preso/a in considerazione”
  • “Ho l’impressione di essere l’ultima ruota del carro”
  • “Ogni volta che arrivi in ritardo non mi sento rispettato(a). È un’intolleranza mia molto marcata, lo so! Però ne rivendico il diritto”
  • “Mi sento svalutato/a in continuazione”
  • “Non mi sento per niente sostenuto/a”
  • “Mi sento terribilmente solo/a in tua compagnia”

In questo caso, pur esprimendo delle verità impegnative, l’individuo è centrato su di sé e parla in prima persona. Di conseguenza la comunicazione non è aggressiva né invadente. Chi parla condivide quello che sente, le sue affermazioni non sono opinabili e aumenta la probabilità di favorire una comunicazione sana. L’altro potrebbe prendere atto di quanto affermato, rimanere scioccato perché non si era mai reso conto della situazione o potrebbe non essere realmente interessato. Ma è più difficile che si chiuda mettendosi sulla difensiva.

Assumerti la responsabilità del tuo vissuto è un passo importante verso la costruzione di una relazione interpersonale felice

Inizia subito!

La cosa più importante è assumersi la responsabilità del proprio vissuto e fare tutto quello che è in nostro potere per favorire una comunicazione sana. Metti in pratica questi consigli fin da oggi. Scoprirai quanto grande è il tuo potere: nel momento in cui ti impegni a conoscere te stesso sarà più facile creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, nel rispetto di te e dell’altro.

Sovrappeso, messaggio dal corpo.

Sovrappeso, messaggio dal corpo.

Sono ormai 20 anni che il mio lavoro di medico si basa su un fondamento: ogni sintomo o malattia è un messaggio dal corpo. L’obiettivo è comprenderlo, accogliere le emozioni bloccate abbinate e procedere verso il cambiamento richiesto per favorire la guarigione.

Anche quando parlo di sovrappeso, ogni mia proposta si basa su questo fondamento. Il lavoro sul sovrappeso diventa così un’opportunità di conoscersi e arricchire la propria vita, oltre che alleggerire il proprio corpo.

Uno dei messaggi che porta con sé il sovrappeso è il seguente: esiste una ferita di abbandono molto dolorosa vissuta nel passato.

Per illustrarvi la situazione, vi racconto il caso di Elisabetta che viene da me all’età di 30 anni, col desiderio di dimagrire.

Il nostro lavoro inizia con la ricostruzione della storia del suo peso. Risalendo ai primi momenti della sua vita scopriamo che nasce prematura di tre settimane e in sottopeso. Durante i primi anni di vita è una bambina magra, inappetente e dalla salute debole.

Crescendo si rinforza e diventa una ragazzina sana e sportiva.

Al momento dell’adolescenza, verso i 13 anni, a causa di un problema di salute transitorio, interrompe l’attività sportiva e ingrassa. Il cambiamento fisico è imputato al cambiamento ormonale in atto nell’adolescenza e al fatto di avere smesso completamente di fare sport.

A questo punto Elisabetta inizia un percorso di diete che si rivela inefficace e deludente: ogni volta che perde con fatica qualche chilo, li “ritrova” rapidamente con gli interessi. Quando arriva da me, dopo anni di smarrimento, ha un sovrappeso di circa 25 chili.

Durante i nostri incontri analizziamo la sua storia in profondità e scopriamo che esattamente prima di ammalarsi e poi ingrassare, Elisabetta perde una persona molto importante per lei: la nonna materna.

La scomparsa avviene a causa di un arresto cardiaco in modo totalmente inaspettato. L’abbandono improvviso lascia in lei un vuoto incolmabile.

Riparlare di questo evento dà a Elisabetta l’opportunità di liberare emozioni strazianti ancora molto vive nonostante siano passati 15 anni.

Individuata la ferita e accolte le emozioni represse per anni, le suggerisco un atto simbolico: scrivere una lettera alla nonna per salutarla e comunicarle tutto ciò che non ha potuto dirle prima che morisse.

A volte basta solo un “ti voglio bene” o “grazie di esserci stata”.

Spesso, oltre al dolore della perdita, soffriamo profondamente per la brutalità della separazione e l’atto simbolico, la lettera, è l’opportunità di creare una transizione e concludere un capitolo lasciato in sospeso.

Il sovrappeso di Elisabetta portava l’attenzione su questa ferita di abbandono che chiedeva di essere vista e risanata.

 

In seguito, indagando più in profondità, troviamo un’altra ferita di abbandono, più antica.

A tre mesi di vita Elisabetta è ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva per una bronchiolite. La separazione dai genitori oltre a essere improvvisa e brutale dura anche una settimana, perché nessuno caro è autorizzato ad entrare in reparto per prevenzione di contaminazione microbica.

 

Continuando il lavoro con Elisabetta abbiamo scoperto che il vuoto vissuto dall’abbandono della nonna nel periodo dell’adolescenza ha risvegliato il vuoto ancora più immenso lasciato dall’abbandono della mamma a 3 mesi, che si avvera essere una radice più profonda del disaggio.

 

Dopo aver elaborato queste due ferite, Elisabetta osserva delle variazioni naturali nel suo corpo che non chiedono nessuna dieta o impegno personale se non assecondare i cambiamenti spontanei: è sazia più rapidamente, è disgustata dai cibi troppo grassi e dolci, non ha più bisogno di mangiare fra i pasti e il suo corpo si alleggerisce.

In 2 anni si è sbarazzata di 23 chili e da allora continua a mantenere il peso forma in modo naturale e spontaneo, mangiando liberamente.

 

La mia proposta per chi è in sovrappeso e desidera dimagrire è prima di tutto quella di ricostruire accuratamente la storia del proprio peso. Indagare poi cos’è successo nel periodo prima dell’inizio della presa di peso.

Spesso questo primo passo permette di vedere il sovrappeso sotto una luce diversa dando un senso a questo sintomo che spesso è vissuto come un calvario.

Con questo lavoro comprendiamo che il sovrappeso è un tentativo di aiuto del corpo per sopravvivere a un evento doloroso. La nuova consapevolezza apre a una riconciliazione intima, favorendo salute, gioia e benessere oltre che leggerezza.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Se vuoi approfondire, ho creato un audio corso “Sovrappeso, cosa mi racconti?” che permette di scoprire in modo più approfondito da casa e al proprio ritmo il mio approccio al sovrappeso.

3 consigli fondamentali su COME mangiare per essere vitali

3 consigli fondamentali su COME mangiare per essere vitali

Introduzione: Viaggio all’interno del corpo.

Mangiare mette in moto un processo complesso e raffinato. Ti propongo di esplorarlo insieme.

Tramite desiderio o repulsione la tua attenzione è attratta dal cibo che necessiti, gli occhi individuano l’aspetto, l’olfatto inizia a prendere informazioni, poi in bocca le papille gustative e tutti i recettori individuano ogni elemento presente nel boccone che entra in bocca, i denti sminuzzano e gli enzimi contenuti nella saliva iniziano a digerire gli amidi.

In bocca, il boccone trasformato in bolo cioè in una poltiglia di cibo triturato, sminuzzato e parzialmente digerito è deglutito e mandato nello stomaco. Nello stomaco grazie a acidi ed enzimi che digeriscono le proteine e i lipidi, diventa un liquido brodoso chiamato chimo.

Il chimo passa man mano nel duodeno e viene inondato dal succo fabbricato dal pancreas, che contiene enzimi per digerire amidi, lipidi, proteine e dalla bile, fabbricata dal fegato, accumulata e mandata al momento opportuno dalla cistifellea per creare un’emulsione e separare i diversi nutrimenti. Il liquido ricco di nutrimenti ottenuto è chiamato chilo. L’intestino tenue accoglie questo chilo e lungo i suoi 7 metri opera il suo lavoro di cernita: assimila i nutrimenti vitali e utili e lascia passare l’inutile e il tossico. Poi l’intestino crasso riassorbe l’acqua utile ed elimina i rifiuti.

Wow che viaggio!

Sei consapevole che tutto questo si fa senza impegnare un secondo della tua mente?

Sei anche consapevole che puoi essere un elemento sostenitore o disturbatore di questa squadra?

Ecco 3 suggerimenti per essere un elemento sostenitore della squadra e il primo beneficiario dei risultati ottenuti insieme!

Primo suggerimento: DEVI ESSERE RILASSATO QUANDO MANGI.

È essenziale. Può sembrare ovvio ma potrebbe bastare a risolvere per sempre i tuoi problemi di digestione, allergia, sovrappeso, sottopeso, stanchezza, carenza nutrizionale ecc.

Anche se tutti gli esperti sembrano averlo dimenticato, per poter digerire bene, cioè assimilare quello che è vitale per te, ed eliminare l’inutile e il tossico, c’è un dato fisiologico fondamentale da conoscere e rispettare: devi essere rilassato quando mangi.

Perché devi essere rilassato?

Quando sei in stato di stress, l’insieme della tua fisiologia è indirizzato ad affrontare o scappare. Mentre i bronchi si allargano per fare entrare più aria, il cuore accelera il suo battito per aumentare la distribuzione di ossigeno e i muscoli si attivano per permetterti di agire, le funzioni digestive al contrario sono messe al riposo. Perché? Perché la priorità biologica è agire, non mangiare.

Quando invece esci da questo momento di tensione che ha consumato energia, la priorità cambia e diventa ricaricarsi di energia. Le funzioni digestive si attivano allora per un funzionamento ottimale.

In pratica, quando sei rilassato, il complesso e sofisticatissimo sistema digestivo è nelle condizioni migliori per esprimere i suoi talenti.

Come fare per essere rilassato? Prima di iniziare ogni pasto, chiudi semplicemente gli occhi e fai 10 respiri grandi, profondi e lenti, senti progressivamente il corpo e la mente rilassarsi, poi ditti: “in questo momento, il tempo di questo pasto, sono al sicuro, posso rilassarmi e mangiare serenamente”.

Questo consiglio implica di NON MANGIARE DAVANTI ALLA TELEVISIONE, o con radio accesa, soprattutto non davanti al telegiornale!

Non mangiare in movimento: non ho mai visto un mammifero mangiare in movimento. Si fermano, o addirittura si coricano quando il cibo è più impegnativo.

 

Secondo suggerimento: CONNETTITI A TUTTA L’ENERGIA DEL CIBO.

In pratica, per ogni boccone che prendi nel tuo piatto, connettiti a tutto il lavoro che c’è stato perché tu possa degustare questo cibo in questo momento.

Esempio: stai mangiando un piatto di pasta?

Immagina il contadino che ha seminato il grano dopo aver arato e curato il campo, immagina la Natura, il sole, la pioggia e la terra compiere la loro opera per trasformare ogni seme di grano in una spiga sostenuti dall’attenzione dell’agricoltore. Immagina chi l’ha trebbiato, chi l’ha pulito e macinato poi chi l’ha trasformato in pasta, chi l’ha commercializzato, chi l’ha trasportato, chi l’ha comprato e chi l’ha cucinato! Tutte le persone che hanno speso tempo, energia, conoscenza e competenza perché tu possa assaporare questo boccone.

Ovviamente si può fare la stessa cosa per i pomodori, le cipolle, l’olio di oliva, il sale, il pepe, il timo o qualunque ingrediente contenuto nel sugo della tua pasta.

Assapora ogni boccone immaginando che ti porti tutta l’energia, la collaborazione e l’amore messi nella sua creazione. Poi, se ringrazi col cuore, il tuo livello di energia salirà anche prima di mettere in bocca il primo boccone.

Ti garantisco che sarà un’esperienza del tutto diversa dal solito.

 

Terzo Suggerimento: MANGIA LENTAMENTE MASTICANDO CON CURA.

Una masticazione efficace dovrebbe permettere di mandare giù cibo cosi imbevuto di saliva e sminuzzato da essere quasi liquido…

Poche persone sono abituate a farlo. Il tempo di prendere l’abitudine, può aiutarti contare i movimenti di masticazione: prova con una trentina.

Masticare bene, lentamente e con piacere permette di estrarre ogni sapore, ogni sfumatura.

Ogni boccone si trasformerà in un viaggio sensoriale intenso che trasformerà i tuoi pasti in un momento prezioso, rilassante e rigenerante.

Ti sconsiglio di fare quest’esperienza con cibo spazzatura, rischi di fare un viaggio sensoriale disgustoso!

Conclusione:

Non hai tempo di rilassarti e mangiare lentamente? Ti invito a rivalutare la tua posizione. Prendere il tempo di rilassarti prima di ogni pasto e mangiare lentamente non è una perdita di tempo, è un investimento. Sappi che se mangi troppo velocemente, non dai l’opportunità al tuo corpo di digerire bene quello che stai mangiando.

Più mangi velocemente, più lo metti in una condizione difficile per svolgere il suo compito.

In pratica, dei nutrimenti che dovevano essere assorbiti non lo sono e sostanze tossiche che dovevano essere eliminate invece sono assimilate. Ti lascio immaginare conseguenze sulla tua salute e la tua vitalità: carenza di energia, tempo perso dal medico perché non stai bene e non sai bene perché, soldi sprecati per accertamenti, durata di vita che si accorcia, ecc.

Hai veramente poco tempo da sprecare? Allora prendi il tempo di rilassarti e mangiare lentamente.

Ti auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Ho creato e messo a disposizione gratuitamente delle tracce audio per favorire il rilassamento.

Abbiamo tanto potere per creare maggiore salute

Abbiamo tanto potere per creare maggiore salute

Tanti punti di vista

La situazione di questo primo semestre 2020 ci confronta al fatto che i massimi esperti non sono d’accordo sulla situazione riguardo al Covid 19, ad esempio su questioni come: che tipo di virus è, qual è la sua provenienza, quali sono i suoi effetti, quale sarà la sua evoluzione, cosa fare, cosa non fare, e così via. 

Addirittura i dati epidemiologici, che potrebbero essere considerati dati obbiettivi, sono letti in diversi modi dagli epidemiologi stessi.

In pratica abbiamo accesso a tanti punti di vista e, se vogliamo farci un’idea, dobbiamo abbracciare il punto di vista di uno piuttosto che di un altro. Non essendoci una Verità univoca, e la conoscenza della situazione essendo in divenire, non si può trarre nessuna certezza e chiarezza concentrandosi sul virus. 

Se non ce la fanno gli esperti, non proverei io a farlo. 

Cosa possiamo fare?

Allora: intanto che gli esperti sono impegnati ad analizzare la situazione e fronteggiare gli effetti dannosi, cosa possiamo fare noi?

Appoggiarci sui fatti sicuri, mettere attenzione ed energia dove abbiamo potere, concentrandoci su azioni alla nostra portata. 

Qualunque sia l’origine di questo virus, qualunque sia la sua sequenza, qualunque sia la sua virulenza, un fatto sicuro è che gran parte della popolazione (alcuni dati dicono 80 % della popolazione ma rimaniamo anche sul 50 % della popolazione) quando si ritrova in contatto e portatrice di questo virus cioè, per definizione, quando è contaminata, non manifesta nessun sintomo o al più solo un po’ di raffreddore e tosse.

In pratica tante persone accolgono questo virus, si adattano alla sua presenza, integrandolo con naturalezza e armonia.

La mia proposta è di concentrare l’attenzione su come essere una di queste persone portatrici sane, che integrano questo virus senza esserne affatto destabilizzate.

Per me questa direzione permette non solo di superare questo momento riguardo a questo virus, ma è anche un investimento sul futuro per essere pronti per i virus, batteri e microorganismi potenzialmente patogeni che non mancheranno di presentarsi nel futuro anche a causa delle variazioni climatiche e dell’ambiente che stiamo osservando.

I cambiamenti climatici ci espongono nel futuro a trovarci in altre situazione analoghe: nuovi microrganismi che sorgono, sconosciuti finora, che dovremo incontrare e ai quali il nostro corpo si dovrà adattare.

In base alle mie conoscenze, mettere speranza in un vaccino futuro è terribilmente riduttivo, sia per l’estrema mutabilità del virus SARS-CoV-2 che rende poco probabile l’efficacia del vaccino, sia, ammettendo di riuscire a renderlo efficace, per la sua azione che sarà molto specifica per questo virus.

Siamo ogni giorno in contatto con centinaia di migliaia di microorganismi potenzialmente patogeni. Dobbiamo trovare un’arma per ognuno? È essenzialmente una missione impossibile a controcorrente rispetto al flusso della vita.

Non essendo la via della paura e del proteggersi chiudendosi in casa, rinunciando alla propria libertà di movimento e di socializzazione una via che mi piace, ho voglia di mettere l’energia sulla possibilità di essere liberi e sani. Cioè sani al 100 % senza compromesso, il che significa avere un fisico sano, certo, ma anche avere una vita emotiva, relazionale, sociale, sessuale, mentale e spirituale sana.

Come? Concentrandosi sulla salute.

La storia vuole che alla fine del diciannovesimo secolo, siano state abbracciate le ipotesi di Louis Pasteur a favore di un “microbo-nemico” e siano state invece tralasciate le ipotesi di Claude Bernard, e poi di Antoine Béchamp, che ponevano l’attenzione sull’importanza del “terreno”, cioè dell’ambiente interno della persona più che sull’agente esterno. 

La situazione di oggi dimostra la sensatezza di Bernard e Béchamp: il pericolo non viene dall’essere portatore del virus bensì dal non sopportare la sua presenza.

La via dell’integrazione.

Di nuovo, anche qui, propongo la via dell’integrazione “e/e” e non “o/o”. Intanto che degli esperti cercano il modo di contenere questo virus, noi lavoriamo sul terreno. Intanto che degli esperti lavorano contro la malattia, noi agiamo per la salute. Abbiamo tanto potere per creare maggiore salute.

Cosa fare: cose basiche, fondamentali accessibile a tutti. Azioni e attitudini che la nostra vita frenetica ha rilegato all’ultimo posto nelle priorità, quando non le ha cancellate del tutto. 

  • Respirare: il primo bisogno vitale; 
  • Dormire. Un sonno rigenerante è un toccasana spesso sottovalutato. Ognuno ha sicuramente fatto l’esperienza di quanto la carenza di sonno condiziona ogni area della vita personale e professionale, travolgendo il nostro modo di vivere la giornata. Per me il sonno è cosi fondamentale che ho creato un video corso on line con informazioni e azioni concrete per ripristinare un sonno di qualità;
  • Fare movimento, come camminare in natura: appena sarà possibile prendere il tempo di camminare anche solo 20 minuti al giorno;
  • Esporsi alla luce del sole, minimo 15 minuti la mattina o la sera quando il sole è delicato tanto da potersi esporre senza bisogno di creme solari;
  • Mangiare sano, concentrandosi sulla qualità più che sulla quantità. Il terreno nel quale è cresciuta una verdura per esempio ne condiziona la ricchezza nutritiva;
  • Meditare;
  • Nutrire i nostri desideri e la nostra anima seguendo quello che ci piace, sia come attività che come persone;
  • Onorare i nostri morti e decidere di girarsi verso la Vita, osando prendere il rischio di viverla pienamente.

La situazione futura

Tante persone sono in ansia riguardo alle conseguenze economiche di questo periodo di confinamento. Il sistema economico è sicuramente destabilizzato da questa situazione internazionale, ma non lo vedrei come un dramma; piuttosto come un’opportunità di rivedere una struttura che ci ha schiacciato più che sostenuto. Quante persone si rendono conto oggi che stavano correndo nella “ruota del criceto”, sacrificando libertà, tempo e vita personale in nome del dio Lavoro/Denaro.
Un crollo economico non vuol dire un crollo della nostra vita. Vuol dire il crollo di una struttura sulla quale ci siamo costruiti o appoggiati finora. Una struttura alla quale tanti si sono adeguati sacrificando bisogni essenziali e semplici. Ho tanti feedback di questi tempi di persone contente di non passare più 3 ore ogni giorno nei mezzi pubblici per arrivare sul luogo di lavoro, che recuperano il piacere di fare cose semplici, con calma, come cucinare, prendere del tempo in famiglia, camminare – per chi ha la fortuna di avere uno spazio di natura accessibile, ballare, fare bricolage, suonare uno strumento musicale che prendeva la polvere per mancanza di tempo. Tutte queste attività sono attività gratuite. Può darsi che questa situazione ci apra a uno scenario in cui non avremo più la possibilità di consumare in abbondanza, ma non riesco a vedere come del tutto negativo l’ostacolo al super-consumismo frenetico, il quale peraltro non faceva così bene al pianeta.

Vi invito alla fiducia. Il “meno” potrebbe essere meglio. Riconnettiamoci alle memorie cellulari provenienti dai nostri antenati: essi hanno vissuto anche molto bene senza tanti dei servizi costosi che abbiamo oggi e consideriamo come indispensabili. Alla fine, quello che ci serve per sopravvivere e vivere anche bene costa nulla o pochissimo. La luce naturale, il sole, respirare, mangiare il giusto, le relazioni appaganti, ballare, ritrovarsi, condividere, andare a camminare, godersi un albero, il canto di un uccello. 

La proposta è di avere fiducia che le nuove condizioni saranno favorevoli e, può darsi, più di quelle precedenti; Fiducia che abbiamo tutti le risorse interiori e gli strumenti per vivere al proprio modo e nel rispetto della propria anima questo passaggio. 

Intanto, il fatto di fermarsi permette alla struttura vitale fonte di vera abbondanza, cioè il Pianeta Terra, di respirare e risplendere più liberamente. E questo mi sembra un’ottima notizia.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

Come fare per non avere paura? Concentrati sui tuoi desideri.

Come fare per non avere paura? Concentrati sui tuoi desideri.

La paura fa parte delle 6 emozioni primarie biologicamente utili.

È quella che ci informa di un pericolo. Se il pericolo è reale, siamo “programmati biologicamente” perché scatti dentro di noi un’azione per uscire da quella situazione.

La paura legata a un pericolo reale, ad esempio quella che ferma il bambino mascherato da Superman sul punto di saltare dal quarto piano, è utile.

La vera paura dura un istante, il tempo di immobilizzarci, farci stare in silenzio per valutare la realtà del pericolo. Poi, fatta la valutazione, se è stato un falso allarme, ci si rilassa; se il pericolo è reale, scatta l’azione: scappare o affrontare.

L’essere umano ha una mente che “imbroglia le carte” e che, proiettandosi nel futuro, è capace d’immaginare pericoli che non esistono ancora. Il risultato è una paura cronica, rivolta al futuro, che sarebbe più giusto chiamare ansia e che mantiene alto il livello di stress per darci l’energia di agire. Però le azioni possono essere compiute solo nel presente. Non possiamo agire adesso per una situazione che non esiste ancora. Così lo stress si accumula, senza poter essere sfogato e diventa dannoso.

La paura cronica immobilizza e indebolisce, allora come fare per non avere paura?

  • Riporta la mente nel qui e ora e dunque ai fatti reali del presente. Ora è l’istante presente, quello che accadrà tra un minuto è già futuro. Ti consiglio ogni attività che ti permetta di calmare la mente e se non ne hai una preferita, esiste la meditazione. L’obiettivo è riconnettersi con le percezioni del corpo che ci informa della realtà. Il corpo non mente, contrariamente alla mente.
  • Cura il tuo dialogo interiore. Sviluppo questo tema in un altro articolo: Dialogo interiore e virus mentali.
  • Concentra la tua attenzione su quello che vuoi. Se cerchiamo di combattere una situazione, una persona, un’emozione… consumiamo tempo, attenzione ed energia e paradossalmente le nutriamo e le facciamo crescere.
    Ugualmente con la paura, se cerchiamo di combatterla, paradossalmente la nutriamo e la facciamo crescere. Da qui è importante accogliere la paura, poi focalizzarci su quello che vogliamo.Per aiutarci a focalizzare su quello che vogliamo è utile sapere che dietro a ogni paura, c’è un desiderio. Hai tante paure? Vuole dire che hai tanti desideri! Focalizzarsi sui desideri permette di uscire dall’immobilità indotta dalla paura. Una volta che abbiamo rivolto la nostra attenzione a qualcosa di piacevole e positivamente motivante, possiamo radunare la nostra energia, metterci in moto e agire con gioia serenità e determinazione. Questo cambio di focalizzazione ha il vantaggio di non lasciare più cosi tanto spazio alla paura.

Ti propongo un esercizio

Prendi 2 fogli.

Sul primo, elenca le tue paure: ad esempio, paura di morire, di soffrire, di non vedere più i tuoi cari, di fallire, di perdere la tua libertà, di vivere in un paese in guerra, ecc.
Vai, scrivi tutto quello che ti viene, senza giudizio e senza censure, con la massima accoglienza.

Ora, sul secondo foglio elenca i desideri che si nascondono dietro ogni tua paura: ad esempio, desiderio di vivere, di essere in piena salute, di godere della presenza dei tuoi cari, di essere prospero, di essere libero, di essere circondato da persone amorevoli a cui vuoi bene, di avere una vita colma di senso, di vivere in un paese in pace, ecc.

Le domande successive sono: perché vuoi vivere? Che cosa vorresti vivere che non hai ancora vissuto? Cosa vuoi fare con una buona salute? Cosa vuoi condividere con i tuoi cari? Cosa vuoi fare con la tua prosperità e la tua libertà? E così via. Fai un elenco dettagliato immaginando di rivogerti al Genio della lampada capace di realizzare i tuoi desideri. Ricordati che non conosce niente di te e della tua realtà, perciò gli devi spiegare bene cosa vuoi, con precisione.

Ecco qualche regola di base per l’elenco dei tuoi desideri.

  • Parla solo in positivo. Se non vuoi una cosa, non nominarla nemmeno e concentrati sul suo opposto. L’inconscio non conosce la negazione, cioè dal momento in cui è nominata una cosa, la cosa esiste nella tua mente, che sia o no abbinata a un “non”.

Ti faccio un esempio. Se ti ripeto tutto il giorno e per giorni interi: non pensare a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso, pensi di farcela a non pensare a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso? Inoltre, credi che avresti mai pensato a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso, se non te l’avessi suggerito? Capisci che, dal momento in cui insisto perché tu non faccia un’azione o non pensi a qualcosa, ho proprio attirato la tua attenzione su quest’azione o questa cosa ed essa diviene presente nella tua mente?
Su questa stessa base ti consiglio di trasformare, ad esempio, il desiderio “Non voglio più essere stressato”, che richiama lo stress, che non vogliamo, in “Voglio essere sereno”, che invece richiama la serenità che vogliamo in abbondanza. Oppure: “Non voglio litigare con i miei cari” in “Voglio relazioni serene, stimolanti, vitali, amorevoli e pacifiche con i miei cari”. O ancora: “Non voglio soffrire di malattia” si trasforma in “Voglio vivere in piena salute fisica, mentale, emozionale e spirituale e godermi la vita.
Ti sconsiglio vivamente il desiderio “Voglio sconfiggere la malattia”; ribadisco: se non vuoi qualcosa, non nominarlo nemmeno. Concentrati in questo caso sull’abbondanza di salute.

Fai dunque l’elenco, poi rileggi con attenzione alla ricerca di ogni negazione. Vedrai che siamo così poco abituati a esprimere in positivo cosa desideriamo che spesso ci mettiamo dentro parole negative o concetti che non vogliamo. È una questione di allenamento.

  • Formula un desiderio chiaro e preciso. Se dici: “Voglio vivere a lungo”, “a lungo” è vago; il Genio della lampada citato poco fa potrebbe avere come riferimento un’epoca o una zona geografica in cui vivere fino a quarant’anni è “vivere a lungo”. Stessa cosa se dici: “Voglio essere ricco”; da Genio potrei non cambiare niente alla tua situazione perché sapendo che hai del cibo per mangiare due o tre volte al giorno, un luogo per dormire con un tetto, riscaldato d’inverno, l’acqua corrente in casa, i mezzi per essere curato, forse una macchina, una lavatrice, una lavastoviglie, un computer ecc., sei più ricco della maggior parte della popolazione mondiale.
  • Chiedi per te, non per gli altri. Non sai, in caso di dubbio te lo confermo, NON SAI, cosa è buono per gli altri. È già un certo impegno capire cosa vogliamo noi e chiederlo in modo corretto: non mettiamoci in missioni impossibili! Abbiamo spesso la tendenza a voler cambiare gli altri per stare meglio noi. È come scappare da se stessi e dalla propria responsabilità per il proprio benessere o malessere; non mi sento d’incoraggiarti verso questa strada senza via d’uscita costruttiva.
    Nel caso desiderassi la guarigione di una persona, puoi chiedere di essere in grado di dare tutto l’aiuto necessario a questa persona per il suo massimo bene.

Ok, tocca a te: partendo dall’elenco delle tue paure, fai l’elenco dei desideri.

Quando hai finito, brucia il foglio dove hai elencato le paure e tieni a portata di mano il tuo foglio pieno di desideri leggendolo regolarmente.

Da questo foglio pieno di desideri, inizia a elencare una serie di azioni che ti possono permettere di realizzarli.

Poi… AZIONE.

Ti auguro un mondo di salute

Sophie Ott

#unmondodisalute

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano.

È tempo di pace

È tempo di pace

La guerra contro la malattia

Oggi siamo abituati a vedere il mantenimento o il ripristino della salute come un combattimento.
Spesso sentiamo parlare di persone che lottano contro la malattia o che hanno vinto la guerra contro la malattia.
Vedo un forte legame tra la realtà della guerra e quella del sistema sanitario convenzionale:

  • Il nemico: la malattia
  • I complici: microbi, inquinamento, alimentazione “sbagliata”, stress ecc.
  • Le Forze Armate:
    • I soldati: medici, ogni professionista sanitario e terapeuta;
    • I disertori: ogni persone che rifiuta di partecipare a questa guerra;
    • L’artiglieria: farmaci, aghi, bisturi, raggi, ecc.;
    • Il Genio Militare: ricercatori di soluzioni per sconfiggere il nemico;
    • L’industria bellica: le case farmaceutiche e l’industria biomedica;
  • Le azioni: combattimento giorno e notte per curare i feriti, uccidere il nemico o prevenire la sua invasione;
  • Le emozioni predominanti: paura, ansia, impotenza e insicurezza;
  • I costi: 
    • Umani con vittime tra i civili: il numero dei pazienti morti o mutilati cresce sempre di più;
    • Umani con vittime tra i soldati che combattono in prima linea: il tasso di burn-out, l’estremo logoramento psicologico, cresce sempre di più nelle professioni sanitarie;
    • Sociali: depressione, ansia, diminuzione della forza attiva delle persone e del benessere complessivo della società;
    • Economici: nel 2016 solo in Italia sono stati spesi più di € 149 miliardi.

Risultato: guerra senza fine, aumento della presenza e della “crudeltà” del nemico.

Vogliamo andare avanti cosi?

Rispetto il destino di tutte le vittime morte sul campo di battaglia e mi dispiace per i loro cari.
Non metto in dubbio che i professionisti sanitari abbiano combattuto e stiano combattendo a scopo di bene (senza obiettivi machiavellici come spesso sento sospettare).
Rispetto e onoro i professionisti della salute che hanno lavorato e lavorano tuttora con cuore e serietà. Li ringrazio per l’impegno, e per essersi messi al servizio con l’intento di alleviare la sofferenza. Prendo tutta l’esperienza accumulata nei secoli (i successi e gli errori) come ricchezza.
Credo ora che sia venuto il momento di constatare l’ampiezza del danno creato da questo paradigma di guerra.

Non voglio essere un soldato mandato a combattere contro un nemico finto e con armi inefficienti per una guerra senza fine.
Non voglio più sprecare tanto tempo ed energia per proteggersi, difendersi, sopravvivere.
Voglio pace.

Cambio di paradigma

Forti di questa esperienza fatta nei secoli da chi è venuto prima, propongo di sperimentare un altro paradigma: un paradigma di pace. 

La via della pace non è una via senza dolore, nemmeno la via della vita eterna sulla terra, ma nella mia esperienza è una via più vitale e con molta meno sofferenza.
Questa via ognuno la può costruire man mano nel proprio piccolo. È fatta di conoscenza, comprensione, riconciliazione: con noi stessi, con il corpo, con gli altri, col passato, con le nostre radici e con la Vita stessa. 

Risultato: Salute e pace senza limiti, con aumento del senso di unità con il tutto.

La pace libera tempo ed energia per crescere rigogliosi, cioè gioiosi, fiduciosi e veramente sani. Sogno di farne l’esperienza, insieme.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott

#unmondodisalute

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Co-autrice del e-book La Non Violenza in Medicina e Nelle Pratiche di Cura. (Nuova Ipsa, 2015)