Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

La sicurezza di sentirsi amato
Nella relazione di coppia oltre al nutrimento tratto dall’amare l’altro, entrano in gioco il benessere e la gratitudine per essere amato dall’altro. Dopo qualche anno di vita insieme a volte nascono dei dubbi sull’amore reciproco, dubbi che creano frustrazione, scontentezza, e insicurezza. Questo stato di sofferenza ci rende meno collaborativi ed empatici verso l’altro e ci fa entrare in una dinamica di ripicche del tipo “se non mi mostri il tuo amore non te lo mostro nemmeno io”. S’instaura un circolo vizioso e la coppia entra in crisi.

Un esempio: l’imbiancatura del garage.
Una donna chiede un colloquio a un consulente matrimoniale perché si trova in piena crisi.
Il marito, sostiene, è poco collaborativo e non fa mai niente per lei. Per esempio sono due anni che chiede a suo marito di rimbiancare il garage e lui non l’ha mai fatto. Questa donna si sente amata quando è aiutata e sostenuta.
“Smetta di chiedere a suo marito di aiutarla”, le suggerisce il consulente, “cerchiamo invece di capire che cosa vuol dire essere amato per lui”. Analizzando il comportamento del marito e le sue reazioni in varie situazioni della vita in comune, arrivano a capire che ciò che è più importante per il marito è essere valorizzato.
“Da ora”, consiglia il consulente, “ringrazi suo marito per tutto quello che fa di giusto invece di lamentarsi per quello che non fa. Impari a parlare il suo linguaggio”.
Dopo due mesi il garage è stato imbiancato senza che la moglie abbia dovuto rinnovare la richiesta al marito.

Ciò ha potuto accadere perché quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro.

Spesso non è la carenza d’amore che provoca la situazione di crisi nella coppia, ma la mancanza di qualche informazione fondamentale.

L’esempio è tratto dal libro “I 5 linguaggi dell’amore. Come dire ti amo alla persona amata di Gary Chapman”.
Ho trovato questo libro per caso in una libreria di Padova circa 15 anni fa. Da allora è stato uno dei libri che ho “prescritto” frequentemente alla fine delle mie sedute, perché secondo me le informazioni contenute hanno un potere terapeutico importante nelle relazioni.

In quest’articolo ti illustro i concetti di base.

In amore, secondo Chapman, ci sono 5 linguaggi che rappresentano 5 modi diversi per esprimere il proprio sentimento.

Nella coppia, quando i partner hanno lo stesso linguaggio d’amore, si trovano nella situazione più semplice. Senza doverci pensare, esprimendo il proprio amore in modo naturale e spontaneo, ognuno riempie il serbatoio d’amore dell’altro.

Tuttavia, spesso le persone non hanno lo stesso linguaggio. Nonostante l’amore che c’è tra le due persone può accadere che uno dei due non si senta amato. Ecco che sorgono i dubbi e si inizia a chiedersi se l’altro ci ami ancora oppure no.

Per evitare di ritrovarsi in tale situazione di disagio, è molto interessante conoscere il proprio linguaggio dell’amore ma è anche fondamentale conoscere il linguaggio dell’amore dell’altro. Naturalmente si continuerà ad amare la persona in modo spontaneo, però di tanto in tanto, poiché si vuole bene all’altro e fa piacere che il suo serbatoio d‘amore sia pieno, si parlerà il suo linguaggio.

Vediamo insieme i 5 linguaggi dell’amore:

Linguaggio numero 1: i gesti di servizio
Se il mio linguaggio è quello dei servizi, quando amo una persona mi viene naturale e spontaneo fare delle cose per lei, per aiutarla. Per esempio posso prepararle da mangiare, sistemare la sua bicicletta, far delle commissioni per suo conto, pulire la casa, ecc.
Non è indispensabile che io sia materialmente vicino a lei, posso dimostrare il mio amore con le mie azioni di servizio anche a distanza.

Linguaggio numero due: il contatto fisico
Il linguaggio del contatto fisico è fatto di baci, abbracci e coccole in generale. Questa tipologia di linguaggio non si trasmette a distanza perché richiede la presenza fisica. Chi ha il tocco come linguaggio ha bisogno di essere in contatto fisico con il partner.

Linguaggio numero 3: i doni
Non è importante l’entità economica del regalo.
Dal fiore di campo all’automobile, a un viaggio, a una casa, a un gioiello; l’importante è che il dono sia fatto senza altra ragione che l’espressione del proprio amore.

Linguaggio numero 4: i momenti speciali
I momenti speciali sono quelli che si trascorrono con l’obiettivo di stare insieme. Può trattarsi anche di poco tempo, ma in questo tempo la qualità della presenza all’altro è molto alta. Non è tanto quello che si fa insieme che è importante ma ben farlo insieme. Una semplice conversazione, una camminata, un weekend, una cena, un corso di ballo, ecc.

Linguaggio numero 5: le parole d’incoraggiamento
Sono le parole di lode e di affetto come: “ti voglio bene”, “quanto sei bella”, “ti stimo”, “che bravo che sei” e così via.
In questo caso è importante sapere che per le persone che hanno questo linguaggio d’amore la critica è l’antitesi dell’amore dunque nel caso se ne debba esprimere una, farlo con molta cautela.

 

I 5 linguaggi possono essere estesi alle relazioni con le persone care al di fuori della coppia.

Per esempio ho incontrato nella mia attività professionale una mamma, ex insegnante, che faceva fare i compiti al figlio e, per aiutarlo, gli mostrava tutto quello che non andava. Rapidamente il ragazzo andava in crisi e non voleva più fare i compiti con lei.
Analizzando la situazione nell’ottica dei 5 linguaggi dell’amore, ho capito che il bambino aveva come linguaggio d’amore le parole d’incoraggiamento. Il sostegno amorevole della mamma era preso per non amore.  La mamma invece possedeva il linguaggio d’amore dei servizi e lei andava in crisi quando chiedendo aiuto per preparare la tavola, nessuno rispondeva.

Conclusione

Analizzando le relazioni da questo punto di vista riusciamo a capire le incomprensioni fra le persone. È come se le persone parlassero due lingue diverse. Si possono pronunciare parole bellissime ma se le dico in una lingua differente non vengo capito e il messaggio non viene trasmesso.

Individuando il proprio linguaggio, quello dei propri cari e condividendo queste informazioni, si favorisce un circolo virtuoso fatto di benessere, amore e felicità.

Se vuoi, a questo link trovi un test per aiutarti a riconoscere il tuo linguaggio principale di amore nella coppia.

I 5 linguaggi dell’amore, Test per coppie

Sonno è salute

Sonno è salute

Una buona qualità e quantità di sonno sono un aspetto fondamentale della prevenzione e della cura di tutte le patologie umane.

Nella nostra società il tempo medio di sonno della popolazione negli ultimi decenni è passato da oltre 8 ore a poco più di 6. Oltre alla diminuzione della quantità di ore di sonno si è assistito a una diminuzione della qualità del sonno.

Cosa accade se dormi poco e male?

La riduzione del sonno causa un’alterazione del ritmo e della produzione dei principali ormoni:

  • Aumenta il cortisolo, il principale ormone dello stress;
  • Diminuisce la leptina, uno dei principali segnalatori di sazietà. Poiché dormire poco riduce i livelli di leptina serali e notturni, la sera e forse la notte questa condizione scatena la fame con risvegli e abbuffate. I livelli della leptina in caso di carenza di sonno sono più bassi del solito anche durante il giorno, provocando una carenza nella sensazione di sazietà;
  • Diminuisce la melatonina, ormone fondamentale che permette al nostro orologio centrale di regolare l‘attività e influenzare i ritmi di tutte le ghiandole ormonali ma anche delle attività degli organi e dell’organismo intero.
  • Aumenta la grelina, il principale segnalatore di fame.
  • Aumenta la glicemia.

Tutto ciò predispone a obesità, diabete e in generale a un incremento dell’infiammazione.
Al tempo stesso è stata evidenziata una relazione molto stretta tra disturbi del sonno, alterazione della memoria, patologie psichiatriche e iperattività emozionale.

Sulla base di queste conoscenze, si capisce che una buona qualità e quantità di sonno siano un aspetto fondamentale della prevenzione e della cura di tutte le patologie umane. Addirittura qualcuno afferma che il sonno sia il secondo bisogno vitale dopo l’ossigeno.

Da anni il sonno è al centro della mia attenzione e lavoro con l’obiettivo di dare a ognuno i mezzi per padroneggiarlo al meglio.

Ho per anni condotto in aula un seminario “Le aperture del tempo” in cui condividevo gli aspetti straordinari del sonno insegnati dallo scienziato Jean Pierre Garnier Malet. Da poco ho creato un video-corso intitolato “Sonno è Salute” perché delle informazioni concrete fondamentali siano accessibili a più persone.

In quest’articolo vorrei illustrarti un aspetto del sonno con dei risvolti pratici che, se applicati, ti permetteranno di migliorare l’addormentamento e il risveglio mattutino.

Per le persone che faticano ad addormentarsi.

Il sonno è fatto di cicli successivi di 90 minuti circa. Immaginiamo che il sonno sia un treno che passa ogni 90 minuti. La sera, è molto importante essere attenti e riconoscere il momento in cui passa.
Gli indizi sono evidenti e facili da riconoscere: possiamo provare stanchezza, iniziare a sbadigliare oppure non riuscire più a concentrarci sul lavoro che stiamo facendo.
Questo calo di energia di solito dura qualche minuto, poi ci si sente meglio e di nuovo svegli senza più la voglia di andare a letto.
Dopo circa 90 minuti si prova nuovamente un calo di dinamismo, e così via ogni 90’.

Il primo esercizio da fare è quindi osservare la situazione per qualche sera e prendere nota degli orari in cui arriva il sonno/treno. Ciò permette di trovarsi pronti in stazione al momento giusto.

Cosa accade se vai a letto al momento sbagliato?

Se vai a letto “fuori orario”, fisicamente ti troverai “alla stazione” ma non avrai nessun treno da prendere. Fisiologicamente il tuo corpo non è preparato a dormire, sei sveglio e pieno di energia; sei a letto coricato ma non c’è nessun calo d’attenzione e allora i pensieri incominciano ad andare. Pensi alla giornata passata, a quella successiva, alle mille cose che potrebbero succedere nel tuo futuro. Se, come accade spesso, arrivano le preoccupazioni, il tuo livello di stress inevitabilmente si alza e dopo qualche minuto potresti innervosirti. Ti giri e ti rigiri nella speranza di prendere sonno e scappare dai tuoi pensieri. Dopo minuti interminabili, stanco della situazione, ti alzi per bere o mangiare qualcosa oppure prendi un libro per distrarti. Ciò equivale ad allontanarti dalla stazione dove, ricordiamolo, ogni 90 minuti passa il vagone del sonno e perdere il treno!
Se questo discorso ti sembra troppo semplice, prova.  Ti assicuro che non hai niente da perdere ma solo qualcosa da imparare.

Osservandoti e studiando i ritmi della tua stanchezza e del tuo sonno riuscirai ad arrivare “in stazione” al momento giusto e addormentarti facilmente diventerà la tua routine.

Per le persone che faticano a svegliarsi la mattina.

Distruggeresti la tua sveglia quando suona? Oppure sei uno di quelli che non la sente nemmeno?

Riprendiamo la metafora del treno: come è importante prendere il treno quando passa dalla stazione, così è importante scendere dal treno quando è arrivato in stazione.

Quando hai trovato il tuo ritmo e individuato i tuoi orari, dovrai puntare la sveglia al momento giusto, cioè un multiplo di 90 minuti. Se il tuo treno passa alle 22.30 arriverà in stazione alle 4.30, alle 6.00, alle 7.30 o alle 9.00. Se la sveglia suona alle 6.45, per esempio, il risveglio sarà traumatico perché sei nel pieno del sonno profondo, momento in cui l’attività cerebrale è molto rallentata. Il rumore della sveglia in questo caso ti “butta giù dal treno in marcia” e questo è uno shock molto importante per la tua fisiologia. Per essere completamente sveglio a questo punto dovrai ricorrere al caffè, alla doccia fredda, o qualunque altra strategia per riuscire ad avere “les yeux en face des trous”– come si dice in Francia; in pratica “per tenere aperti gli occhi”.

Il nostro corpo è una macchina fantastica che è capace di adeguarsi a ogni situazione. Se un risveglio traumatico accade ogni tanto non c’è da preoccuparsi, ma non direi la stessa cosa se succede tutte le mattine e per anni.

Quando riconoscerai il momento giusto per svegliarti, quello in cui il tuo cervello è pronto, proverai la bellissima esperienza di svegliarti in modo spontaneo, appena un minuto prima della sveglia, fresco, riposato e pieno di energia.

Conclusione

In Italia ho imparato il proverbio “Chi dorme non piglia pesci”. Con tutte le conoscenze acquisite lo cambierei in: “Chi dorme di giorno non piglia pesci”.
Invece ti raccomando durante la notte di curare, rispettare e mettere in priorità il tuo sonno.

Per approfondire l’argomento: video corso “Sonno è salute” che puoi trovare nella sezione Risorse del mio sito www.sophieott.it.

Come le emozioni possono condizionare la nostra salute

Come le emozioni possono condizionare la nostra salute

Le emozioni fanno parte della nostra vita e, se represse, possono causare malattia.

Che cosa sono le emozioni?
Esistono 6 emozioni primarie: la rabbia, la gioia, il disgusto, la tristezza, la paura e la sorpresa. Hanno uno scopo biologico e sono vitali.
Secondo la cultura nella quale siamo cresciuti, abbiamo invece la tendenza a classificare le emozioni in adeguate e inadeguate. Ad esempio la gioia si può esprimere ma non esagerare. La rabbia e la paura non sono considerate dignitose e per questo vanno trattenute e nascoste.
Alcune persone addirittura pensano che le emozioni forti siano causa di malattia.
Grazie alla mia esperienza personale e professionale oggi posso affermare che non sono le emozioni forti a causare la malattia ma le emozioni represse, quelle che non esprimiamo.

Perché non esprimiamo le nostre emozioni?
Se l’emozione è come un’onda, a volte può sembrare uno tsunami!!
Accoglierla e lasciarsi attraversare sembra troppo rischioso sia per noi che per le persone attorno a noi.
Come ogni onda, l’emozione, quando accolta, ha il suo culmine poi scende. Non perché l’abbiamo soffocata ma perché le abbiamo dato l’opportunità di esprimersi. Più è accolta più diventa lieve fino a esaurirsi e ci permette di tornare uno stato di vera calma. Se l’emozione invece è repressa, la tensione che provoca è arginata e accumulata. Ciò andrà a influenzare ogni nostra situazione futura che risveglierà la tensione repressa provocando reazioni esagerate per situazioni obiettivamente poco rilevanti.
Liberarsi dalle emozioni passate accumulate permette di recuperare una vera serenità di base che sarà di tanto in tanto mossa da altre emozioni di intensità coerenti con quello che viviamo oggi.

Cosa accade se reprimo un’emozione?
Immaginiamo una pentola a pressione, e la pentola a pressione sei tu, con acqua dentro, e l’acqua rappresenta l’emozione, con coperchio e valvola di sfogo ermeticamente chiusi.
Accendiamo ora il fuoco sotto che è l’evento o la situazione disturbante e lasciamo passare del tempo. Come ben sai, la pressione interna progressivamente si alza. Se nessuno interviene  è inevitabile lo scoppio.
La soluzione risolutiva è spegnere il fuoco sotto la pentola, cioè risolvere la situazione disturbante. Facile da dire, non sempre da realizzare. A volte, nonostante una consapevolezza molto chiara del problema, non troviamo azioni efficaci per risolverlo.
Per fortuna esiste un’altra soluzione per evitare che il tutto scoppi: aprire la valvola di sfogo per svuotare la pressione accumulata.
Esprimere liberamente le emozioni vissute è un potente modo per far diminuire la pressione interiore e l’intensità dello stress. Naturalmente non è una soluzione definitiva, è solo una prevenzione dello scoppio, perché il fuoco rimane acceso sotto la pentola.
Una volta abbassata la pressione e rilasciato lo stress, la mente diventa più serena e le idee più chiare. Il nuovo stato emotivo permette spesso di scoprire soluzioni alle quali non avevamo pensato per risolvere la situazione disturbante, cioè per “spegnere il fuoco sotto la pentola”.

Perché è utile esprimere liberamente le emozioni?
Se la tensione accumulata supera una certa soglia, il corpo prende in carico la risoluzione della situazione disturbante sviluppando sintomi riconosciuti come malattia.
Saper accogliere e vivere con libertà le proprie emozioni diventa una prevenzione importante per un buono stato di salute.

Cosa fare per mantenere un buono stato di salute?
Quando ci sono delle emozioni forti e destabilizzanti, la mia proposta è:

  • Dare un nome all’emozione che stiamo vivendo;
  • Vedere l’emozione come un’onda, accoglierla e lasciarsi attraversare.
  • Parlare con amici o famigliari, piuttosto che con un terapeuta.

Se dovesse sembrare impossibile condividere con una persona il proprio mondo interiore, l’alternativa è scrivere a mano. L’obiettivo è tirare fuori tutto senza cercare di minimizzare, ordinare o rendere sensato quello che la mano, prolungamento della nostra pancia emotiva, sta scrivendo. Non serve sapere in anticipo quello che vogliamo esprimere. Scrivere liberamente, in “modalità sfogo”, permette spesso alla persona di scoprire ciò che ha dentro.
Per completare la liberazione ti consiglio di bruciare i fogli scritti per trasformare simbolicamente le tensioni pesanti e autodistruttive in ceneri leggere e fertili. Le ceneri poi possono essere messe ai piedi di una pianta e rimesse nel ciclo della vita.

Come sostenere le persone a mantenere un buono stato di salute?
Un modo di aiutare le persone intorno a noi, anche se non siamo né professionisti sanitari, o terapeuti, è sviluppare la capacità di ascoltare una persona senza giudicarla. Quindi accogliere qualunque confidenza senza dover esprimere un’opinione propria o trovare una soluzione.
Per fare bene ciò occorre dimenticare quello che ci è stato inculcato riguardo al concetto di “Bene” e “Male”.
L’importante è semplicemente esserci per permettere a questa persona di esprimere quello che, a volte, lei stessa fatica ad accettare del suo mondo interiore.
Quando siamo consapevoli che l’aiuto viene proprio da questo spazio ampio, privo di giudizio o aspettative, possiamo esserci senza dover far nulla, senza dover salvare la persona. E questo è il più bel regalo che le possiamo fare.