Tanti punti di vista

La situazione di questo primo semestre 2020 ci confronta al fatto che i massimi esperti non sono d’accordo sulla situazione riguardo al Covid 19, ad esempio su questioni come: che tipo di virus è, qual è la sua provenienza, quali sono i suoi effetti, quale sarà la sua evoluzione, cosa fare, cosa non fare, e così via. 

Addirittura i dati epidemiologici, che potrebbero essere considerati dati obbiettivi, sono letti in diversi modi dagli epidemiologi stessi.

In pratica abbiamo accesso a tanti punti di vista e, se vogliamo farci un’idea, dobbiamo abbracciare il punto di vista di uno piuttosto che di un altro. Non essendoci una Verità univoca, e la conoscenza della situazione essendo in divenire, non si può trarre nessuna certezza e chiarezza concentrandosi sul virus. 

Se non ce la fanno gli esperti, non proverei io a farlo. 

Cosa possiamo fare?

Allora: intanto che gli esperti sono impegnati ad analizzare la situazione e fronteggiare gli effetti dannosi, cosa possiamo fare noi?

Appoggiarci sui fatti sicuri, mettere attenzione ed energia dove abbiamo potere, concentrandoci su azioni alla nostra portata. 

Qualunque sia l’origine di questo virus, qualunque sia la sua sequenza, qualunque sia la sua virulenza, un fatto sicuro è che gran parte della popolazione (alcuni dati dicono 80 % della popolazione ma rimaniamo anche sul 50 % della popolazione) quando si ritrova in contatto e portatrice di questo virus cioè, per definizione, quando è contaminata, non manifesta nessun sintomo o al più solo un po’ di raffreddore e tosse.

In pratica tante persone accolgono questo virus, si adattano alla sua presenza, integrandolo con naturalezza e armonia.

La mia proposta è di concentrare l’attenzione su come essere una di queste persone portatrici sane, che integrano questo virus senza esserne affatto destabilizzate.

Per me questa direzione permette non solo di superare questo momento riguardo a questo virus, ma è anche un investimento sul futuro per essere pronti per i virus, batteri e microorganismi potenzialmente patogeni che non mancheranno di presentarsi nel futuro anche a causa delle variazioni climatiche e dell’ambiente che stiamo osservando.

I cambiamenti climatici ci espongono nel futuro a trovarci in altre situazione analoghe: nuovi microrganismi che sorgono, sconosciuti finora, che dovremo incontrare e ai quali il nostro corpo si dovrà adattare.

In base alle mie conoscenze, mettere speranza in un vaccino futuro è terribilmente riduttivo, sia per l’estrema mutabilità del virus SARS-CoV-2 che rende poco probabile l’efficacia del vaccino, sia, ammettendo di riuscire a renderlo efficace, per la sua azione che sarà molto specifica per questo virus.

Siamo ogni giorno in contatto con centinaia di migliaia di microorganismi potenzialmente patogeni. Dobbiamo trovare un’arma per ognuno? È essenzialmente una missione impossibile a controcorrente rispetto al flusso della vita.

Non essendo la via della paura e del proteggersi chiudendosi in casa, rinunciando alla propria libertà di movimento e di socializzazione una via che mi piace, ho voglia di mettere l’energia sulla possibilità di essere liberi e sani. Cioè sani al 100 % senza compromesso, il che significa avere un fisico sano, certo, ma anche avere una vita emotiva, relazionale, sociale, sessuale, mentale e spirituale sana.

Come? Concentrandosi sulla salute.

La storia vuole che alla fine del diciannovesimo secolo, siano state abbracciate le ipotesi di Louis Pasteur a favore di un “microbo-nemico” e siano state invece tralasciate le ipotesi di Claude Bernard, e poi di Antoine Béchamp, che ponevano l’attenzione sull’importanza del “terreno”, cioè dell’ambiente interno della persona più che sull’agente esterno. 

La situazione di oggi dimostra la sensatezza di Bernard e Béchamp: il pericolo non viene dall’essere portatore del virus bensì dal non sopportare la sua presenza.

La via dell’integrazione.

Di nuovo, anche qui, propongo la via dell’integrazione “e/e” e non “o/o”. Intanto che degli esperti cercano il modo di contenere questo virus, noi lavoriamo sul terreno. Intanto che degli esperti lavorano contro la malattia, noi agiamo per la salute. Abbiamo tanto potere per creare maggiore salute.

Cosa fare: cose basiche, fondamentali accessibile a tutti. Azioni e attitudini che la nostra vita frenetica ha rilegato all’ultimo posto nelle priorità, quando non le ha cancellate del tutto. 

  • Respirare: il primo bisogno vitale; 
  • Dormire. Un sonno rigenerante è un toccasana spesso sottovalutato. Ognuno ha sicuramente fatto l’esperienza di quanto la carenza di sonno condiziona ogni area della vita personale e professionale, travolgendo il nostro modo di vivere la giornata. Per me il sonno è cosi fondamentale che ho creato un video corso on line con informazioni e azioni concrete per ripristinare un sonno di qualità;
  • Fare movimento, come camminare in natura: appena sarà possibile prendere il tempo di camminare anche solo 20 minuti al giorno;
  • Esporsi alla luce del sole, minimo 15 minuti la mattina o la sera quando il sole è delicato tanto da potersi esporre senza bisogno di creme solari;
  • Mangiare sano, concentrandosi sulla qualità più che sulla quantità. Il terreno nel quale è cresciuta una verdura per esempio ne condiziona la ricchezza nutritiva;
  • Meditare;
  • Nutrire i nostri desideri e la nostra anima seguendo quello che ci piace, sia come attività che come persone;
  • Onorare i nostri morti e decidere di girarsi verso la Vita, osando prendere il rischio di viverla pienamente.

La situazione futura

Tante persone sono in ansia riguardo alle conseguenze economiche di questo periodo di confinamento. Il sistema economico è sicuramente destabilizzato da questa situazione internazionale, ma non lo vedrei come un dramma; piuttosto come un’opportunità di rivedere una struttura che ci ha schiacciato più che sostenuto. Quante persone si rendono conto oggi che stavano correndo nella “ruota del criceto”, sacrificando libertà, tempo e vita personale in nome del dio Lavoro/Denaro.
Un crollo economico non vuol dire un crollo della nostra vita. Vuol dire il crollo di una struttura sulla quale ci siamo costruiti o appoggiati finora. Una struttura alla quale tanti si sono adeguati sacrificando bisogni essenziali e semplici. Ho tanti feedback di questi tempi di persone contente di non passare più 3 ore ogni giorno nei mezzi pubblici per arrivare sul luogo di lavoro, che recuperano il piacere di fare cose semplici, con calma, come cucinare, prendere del tempo in famiglia, camminare – per chi ha la fortuna di avere uno spazio di natura accessibile, ballare, fare bricolage, suonare uno strumento musicale che prendeva la polvere per mancanza di tempo. Tutte queste attività sono attività gratuite. Può darsi che questa situazione ci apra a uno scenario in cui non avremo più la possibilità di consumare in abbondanza, ma non riesco a vedere come del tutto negativo l’ostacolo al super-consumismo frenetico, il quale peraltro non faceva così bene al pianeta.

Vi invito alla fiducia. Il “meno” potrebbe essere meglio. Riconnettiamoci alle memorie cellulari provenienti dai nostri antenati: essi hanno vissuto anche molto bene senza tanti dei servizi costosi che abbiamo oggi e consideriamo come indispensabili. Alla fine, quello che ci serve per sopravvivere e vivere anche bene costa nulla o pochissimo. La luce naturale, il sole, respirare, mangiare il giusto, le relazioni appaganti, ballare, ritrovarsi, condividere, andare a camminare, godersi un albero, il canto di un uccello. 

La proposta è di avere fiducia che le nuove condizioni saranno favorevoli e, può darsi, più di quelle precedenti; Fiducia che abbiamo tutti le risorse interiori e gli strumenti per vivere al proprio modo e nel rispetto della propria anima questo passaggio. 

Intanto, il fatto di fermarsi permette alla struttura vitale fonte di vera abbondanza, cioè il Pianeta Terra, di respirare e risplendere più liberamente. E questo mi sembra un’ottima notizia.

Vi auguro un mondo di salute

Sophie Ott