Mangiare lentamente: i trucchi per rilassarsi a tavola

Mangiare lentamente: i trucchi per rilassarsi a tavola

Il cibo mette in moto un processo complesso e raffinato che coinvolge corpo e mente. Mangiare lentamente è uno dei trucchi fondamentali per vivere pienamente ogni pasto, aiutare il tuo apparato digerente a fare il suo lavoro e persino limitare il rischio di ingrassare. Mangiare lentamente, però, non è l’unico principio da seguire a tavola per stare meglio ed essere vitali. Ci sono altre due buone abitudini che puoi interiorizzare per fare del bene alla tua mente e al tuo corpo.

Prima di scoprire quali sono, seguimi in un coinvolgente viaggio all’interno del tuo corpo.

Cosa succede quando mangi

Cosa accade quando ti siedi a tavola? La tua attenzione è attirata dal cibo di cui hai bisogno. Provi attrazione verso alcuni alimenti e repulsione nei confronti di altri. Questo meccanismo funziona perfettamente, a meno che non ci siano emozioni represse che portano il tuo corpo ad accumulare peso in eccesso. Se sei sovrappeso e non riesci a dimagrire puoi scoprire quale messaggio si nasconde dietro i chili di troppo. [***inserire link al secondo articolo rieditato***] Così ritroverai un rapporto equilibrato con il cibo e sarai di nuovo attratto dagli alimenti che ti fanno bene.

Ma torniamo alla nostra tavola imbandita. L’olfatto raccoglie informazioni sulle pietanze che hai di fronte e gli ingredienti di cui sono costituite, gli occhi esplorano i piatti registrando colori e forme. Nel momento in cui porti il primo boccone alle labbra le papille gustative e tutti i recettori di cui siamo dotati individuano ogni elemento introdotto in bocca. I denti sminuzzano il cibo e di concerto con gli enzimi contenuti nella saliva danno il via al processo di digestione degli amidi.

La digestione inizia nella bocca

Il boccone si trasforma in bolo: una poltiglia di cibo triturato, sminuzzato e parzialmente digerito. Quando inghiotti, il bolo attraversa l’esofago e raggiunge lo stomaco. Qui, grazie agli acidi e ad altri enzimi specializzati nella digestione di proteine e lipidi, il bolo cambia di nuovo stato trasformandosi in un liquido simile a un brodo chiamato chimo.

Il chimo passa a poco a poco nella regione duodeno-pancreatica, dove viene inondato dal succo fabbricato dal pancreas. Ancora una volta ad agire sono gli enzimi, che si occupano di digerire ulteriormente amidi, lipidi e proteine. La bile, prodotta dal fegato, viene aggiunta al momento opportuno dalla cistifellea alla nostra mistura in digestione. Grazie alla bile infatti si crea un’emulsione e il nostro corpo può separare i diversi nutrienti. Il liquido ricco di sostanze nutritive che ne deriva è il chilo. Ad accoglierlo è l’intestino tenue, che nei suoi cinque metri di lunghezza circa opera un sapiente lavoro di cernita. Assimila i nutrimenti vitali e utili e lascia passare oltre ciò che è inutile o tossico. Infine l’intestino crasso, la parte di intestino con diametro maggiore e lunga circa due metri, riassorbe l’acqua ed elimina i rifiuti.

Un incredibile lavoro involontario

Sei consapevole che questo viaggio del cibo attraverso il corpo avviene senza impegnare neppure per un secondo la tua mente? Forse qualche volta ti è già capitato di riflettere sulle incredibili competenze innate del nostro organismo.

Molto probabilmente, però, non sai che puoi avere un importante ruolo di disturbo o al contrario di sostegno alla digestione. Prima di tutto perché devi seguire l’imperativo di masticare lentamente. Scopri quali sono i consigli da seguire a tavola per fare squadra con il tuo corpo.

Impara a fare squadra con il tuo apparato digerente seguendo questi semplici consigli

1) Rilassarsi a tavola

È essenziale: quando mangi devi essere rilassato. Può sembrare ovvio ma non lo è affatto. Quanti di noi hanno la cattiva abitudine di consumare i pasti mentre lavorano di fronte al computer, alla guida o addirittura in piedi, mandando giù bocconi quasi interi di cibo non masticato? Ti riconosci in una o più di queste situazioni? Cambia il tuo modo di fare fin da oggi, potrebbe bastare a risolvere per sempre i tuoi problemi di digestione, allergia, sovrappeso, sottopeso, stanchezza, carenze nutrizionali eccetera.

Cambiare abitudini a tavola può bastare a risolvere problemi di sovrappeso, sottopeso, stanchezza, allergie e molto altro ancora

Attenzione, non basta mangiare lentamente per rilassarsi a tavola. Per poter digerire bene, cioè assimilare quello che è vitale per te, ed eliminare l’inutile e il tossico, il rilassamento è uno stato fisiologico fondamentale da rispettare, che ha delle caratteristiche ben precise. Anche se molti esperti sembrano averlo dimenticato… Devi bandire lo stress dalla tua tavola.

Perché devi essere rilassato?

Quando vivi uno stato di stress, il tuo corpo e la tua mente sono impegnati a mettersi in salvo e hanno di fronte due opzioni: affrontare il pericolo o scappare. Mentre i bronchi si allargano per far entrare più aria nei polmoni, il cuore accelera il suo battito così da aumentare la distribuzione di ossigeno al corpo. I muscoli si attivano per permetterti di agire, invece le funzioni digestive vengono messe a riposo. Perché? Perché la priorità biologica è affrontare un pericolo, non certo mangiare.

Una volta uscito da questo momento di tensione e stress che ha consumato energia, la priorità del tuo corpo cambia e diventa quella di ricaricarsi di energie. Ecco allora che le funzioni digestive si attivano per funzionare al meglio. Quando sei rilassato, il tuo complesso e sofisticatissimo sistema digestivo è nelle condizioni migliori per esprimere i suoi talenti.

Quando sei rilassato, il sistema digestivo è nelle condizioni migliori per esprimere i suoi talenti

Come fare per essere davvero rilassato? Prima di iniziare ogni pasto, da seduto, chiudi gli occhi e fai 10 respiri ampi, profondi e lenti. Mettiti in ascolto per sentire progressivamente il tuo corpo e la tua mente rilassarsi. Poi dì a te stesso: “in questo momento, per il tempo di questo pasto, sono al sicuro, posso rilassarmi e mangiare serenamente”. Se sei da solo puoi anche pronunciare queste parole ad alta voce.

Questo consiglio implica di non mangiare mai davanti al televisore o al computer. E soprattutto mai di fronte al telegiornale. Meglio spegnere anche la radio. Inoltre non mangiare in movimento: non ho mai visto un mammifero farlo. Tutti si fermano, o addirittura si coricano quando il cibo è più impegnativo da digerire.

Ho realizzato degli audio gratuiti che possono aiutare nel compito di rilassarsi, anche a tavola, li trovi qui.

2) Connettersi a tutta l’energia del cibo

Per ogni boccone che prendi dal tuo piatto, ti consiglio di rievocare tutto il lavoro che c’è dietro. In questo modo potrai degustare al meglio e pienamente ogni singolo ingrediente che porterai alla bocca.

Immagina tutto il lavoro che c’è dietro a ogni boccone di cibo

Facciamo un esempio. Stai mangiando un piatto di pasta al sugo? Pensa al contadino che ha seminato il grano dopo aver arato e curato il campo. Immagina la Natura, il sole, la pioggia e la Terra compiere la loro opera per trasformare ogni seme di grano in una spiga, con il sostegno e l’attenzione dell’agricoltore.

Puoi sperimentare una sorta di mindfulness a tavola, vivendo il momento presente con tutto il cuore. Metti attenzione nel tuo pasto in un modo particolare: intenzionalmente, vivendo il momento presente e senza giudicare. Immagina chi ha trebbiato quel grano, chi l’ha pulito e macinato e poi coloro che l’hanno trasformato in pasta, commercializzato, trasportato, acquistato e poi cucinato! Tutte le persone che hanno speso tempo, energia, conoscenze e competenze perché tu potessi assaporare proprio quel boccone.

Ovviamente si può fare la stessa cosa per ogni singolo ingrediente. I pomodori, le cipolle, l’olio di oliva, il sale, il pepe, il timo o qualunque alimento e spezia contenuti nel sugo della tua pasta. Grazie a un approccio di mindful eating ti ritroverai a mangiare con consapevolezza. Assapora ogni boccone immaginando che stai accogliendo nel tuo corpo tutta l’energia, la collaborazione e l’amore investiti nella creazione di quel piatto.

Stai accogliendo nel tuo corpo tutta l’energia, la collaborazione e l’amore investiti nella creazione di quel piatto

Puoi anche ringraziare dal profondo del cuore tutte queste persone: il tuo livello di energia salirà ancora prima di aver digerito il primo boccone. Ti garantisco che sarà un’esperienza del tutto diversa dal solito.

3) Mangiare lentamente masticando con cura

Una masticazione efficace dovrebbe permettere di mandare giù un bolo talmente imbevuto di saliva e sminuzzato da essere quasi liquido. Scommetto invece che ti capita di inghiottire bocconi solidi che faticano a scendere nell’esofago. Non sei il solo. Poche persone sono abituate a mangiare lentamente masticando con cura.

Per aiutarti a radicare in te questa importantissima abitudine, conta i movimenti di masticazione. Devono essere una trentina e comunque mai meno di quindici. Vedrai che l’esperienza del pasto sarà molto più piacevole. Masticare bene, mangiare lentamente e con piacere permette di estrarre e assaporare ogni sfumatura sottile di gusto. Ogni boccone ti trasporterà in un viaggio sensoriale intenso che trasformerà i tuoi pasti in un momento prezioso, rilassante e rigenerante.

Conta una trentina di movimenti di masticazione prima di inghiottire per essere sicuro di mangiare lentamente

Ti sconsiglio però di fare quest’esperienza con il cibo spazzatura, rischi di fare un viaggio rivoltante e disgustoso!

Più facile a dirsi che a farsi

So che non è facile mettere in pratica questi consigli. Molto probabilmente leggendoli avrai pensato che non hai tempo di rilassarti e mangiare lentamente. Ti invito però a rivalutare la tua posizione. Prendere il tempo di rilassarsi prima di ogni pasto e mangiare lentamente non è affatto una perdita di tempo, è un investimento. Sappi che se mangi troppo velocemente, non dai l’opportunità al tuo corpo di digerire bene quello che stai mangiando.

Prendere il tempo di rilassarti prima di ogni pasto e mangiare lentamente non è una perdita di tempo, è un investimento

Più mangi velocemente, più metti il tuo apparato digerente in una condizione molto difficile: farà fatica a svolgere il suo compito. Le conseguenze negative si fanno sentire subito. Alcune delle sostanze nutrienti che avresti dovuto assorbire non lo saranno, mentre altre, nocive per te, al posto di venire eliminate saranno assimilate.

Ti lascio immaginare le conseguenze sulla tua salute e la tua vitalità. Sperimenterai una faticosa carenza di energia, perderai tempo dal medico perché non ti sentirai bene ma sarà difficile risalire alle cause. Spenderai soldi in accertamenti inutili. Alla lunga la durata della tua vita rischia di accorciarsi, magari a causa della mancanza di alcuni micronutrienti o per un sovrappeso importante. Hai veramente poco tempo da sprecare? Allora prenditi tutto il tempo di rilassarti prima di ogni pasto e mangiare lentamente.

Fai una prova fin da subito. Se è già ora di pranzo o di cena ascolta gratuitamente le tracce audio Rilassamento Rivitalizzante.

Dimagrire senza dieta ecco come fare

Dimagrire senza dieta ecco come fare

Ho un’ottima notizia da condividere con te. Dimagrire senza dieta è possibile. Sarà comunque impegnativo, ma non ti porterà a ossessionarti quotidianamente sul cibo. Al contrario, il percorso che ti propongo non ha nulla a che vedere con quello che mangerai o non mangerai d’ora in avanti. Ha a che fare con un imperativo importantissimo per guarire mente e corpo: conosci te stesso e supererai i tuoi problemi di sovrappeso.

Lotti quotidianamente con il sovrappeso? Non sei solo

Se stai leggendo questo articolo, molto probabilmente ti sarà già capitato di entrare nel circolo vizioso delle diete, dalle più stravaganti alle più restrittive. Capita a moltissime persone. Anche io ho rischiato di caderci. Nella maggioranza dei casi, questi regimi dietetici portano faticosamente a ottenere qualche risultato, per poi lasciarti con l’amara delusione di riprendere tutti i chili persi qualche tempo dopo. Talvolta il sovrappeso finale è ancora più alto di quello che avevi accumulato prima dell’ultima dieta.

Dopo una dieta talvolta recuperi più peso di quello che avevi prima di iniziarla

C’è anche chi riesce a mantenere il peso forma conquistato con tanti sacrifici, ma solo accettando di vivere perennemente a dieta stretta. Molto spesso, chi combatte in questo modo il rischio di ingrassare non è mai davvero soddisfatto del risultato ottenuto. Perché il suo rapporto con il cibo non è affatto migliorato. Se prima era una persona sovrappeso ossessionata dal cibo, dopo diventa una persona magra o normopeso, comunque ossessionata dal cibo.

Fortunatamente c’è una soluzione. E non è l’ennesima dieta miracolosa. Al contrario. Puoi dimagrire senza dieta, cambiando l’oggetto delle tue attenzioni. Non devi sforzarti di guarire il corpo, combattendo la sua forma e i suoi chili di troppo. E neppure convincerti a tutti i costi che vai bene così come sei e che sarai sempre lontano/a dal tuo peso forma.

Per dimagrire senza dieta il focus non può essere il cibo, ma diventerà la tua mente. Cambiando punto di vista, puntando al benessere psicofisico, dimagrirai senza pesare nessun alimento sulla bilancia.

Dimagrire senza dieta: primi passi

Nei miei oltre 20 anni di carriera come medico, ho messo in pratica un metodo che può essere seguito per affrontare e risolvere diverse problematiche, tra cui c’è sicuramente il sovrappeso. Il mio metodo si basa su un fondamento che indirizza l’intero percorso di guarigione: ogni sintomo e ogni malattia sono un messaggio dal corpo. Il primo obiettivo è quello di riconoscere e comprendere questo messaggio. Per riuscirci, come avrai già capito, devi fare uno sforzo per conoscere te stesso.

Ogni sintomo è un messaggio dal corpo

Alla radice del messaggio che il tuo corpo ti sta mandando, veicolato dai chili di troppo, ci sono delle emozioni bloccate. Se riesci a entrare in contatto con le tue emozioni bloccate potrai procedere verso il cambiamento necessario a favorire la guarigione. Grazie a questo percorso potrai dimagrire senza dieta. I chili di troppo se ne andranno e tu nemmeno te ne accorgerai.  Eviterai il rischio di compromettere la tua salute a causa di regimi alimentari pericolosi. Inoltre non affronterai mai più la delusione di riprendere i chili persi. Dirai per sempre addio all’effetto yo-yo tipico delle diete, che si verifica sia dopo una dieta fai da te sia (purtroppo) dopo molte diete salutari proposte da nutrizionisti e dietologi professionisti.

Ma soprattutto il sovrappeso, interpretato come messaggio, diventa un’opportunità per conoscere se stessi e arricchire la propria vita, oltre che alleggerire il corpo. Il motivo per cui hai sempre ripreso tutti i chili persi è che non ti sei mai interrogato sulla ragione per cui li hai accumulati la prima volta.

Il motivo per cui riprendi sempre tutti i chili persi è che non ti sei mai interrogato sulla ragione per cui li hai accumulati la prima volta

Dimagrire senza dieta: l’approccio di Sophie Ott

Se senti che questo percorso fa per te e sei impaziente di iniziare, ho creato un audio corso: “Sovrappeso, cosa mi racconti?”. Ti permetterà di scoprire e seguire in modo più approfondito il mio metodo, senza muoverti da casa e seguendo ogni passo nel rispetto dei tuoi tempi e delle tue esigenze.

In aggiunta puoi valutare di partecipare a un laboratorio terapeutico di gruppo a distanza, è un’ottima opportunità per lavorare concretamente su un aspetto specifico del tuo problema. Scopri quando saranno i prossimi incontri online visitando questa pagina.

Preferisci saperne di più sul mio metodo prima di intraprendere questo percorso di guarigione? Voglio condividere con te un’importante scoperta fatta nel corso dei miei studi e degli incontri con i pazienti. Molto spesso il sovrappeso porta con sé lo stesso messaggio. Una sorta di denominatore comune che riguarda il vissuto di molte persone che lottano con i chili di troppo. Se vorresti dimagrire ma non riesci, molto probabilmente nel tuo passato c’è una ferita di abbandono profondamente dolorosa.

Se vorresti dimagrire ma non riesci nel tuo passato c’è una ferita di abbandono molto dolorosa

La testimonianza di Elisabetta

Per capire meglio come funziona il mio metodo, non c’è niente di più efficace che raccontare il caso di una mia paziente. Elisabetta ha trent’anni e mi contatta perché vuole liberarsi finalmente dei chili di troppo. Il nostro lavoro inizia con la ricostruzione della storia del suo peso. Risalendo ai primi momenti della sua vita scopriamo che nasce prematura di tre settimane e sottopeso. Durante i primi anni di vita è una bambina magra, inappetente e dalla salute piuttosto cagionevole. Crescendo si rinforza e diventa una ragazzina sana e sportiva.

Il mio lavoro sui chili di troppo inizia dalla ricostruzione della storia del tuo peso

Verso i tredici anni, a causa di un problema di salute transitorio, interrompe di colpo l’attività sportiva e ingrassa velocemente. Il cambiamento fisico viene associato a quello ormonale in atto nell’adolescenza e al fatto che Elisabetta ha accantonato sport e movimento.

A questo punto la paziente inizia un labirintico percorso fatto di diete di ogni tipo, che si rivela inefficace e deludente. Ogni volta che perde con fatica qualche chilo, lo “ritrova” rapidamente e con gli interessi. Quando arriva da me, dopo anni di smarrimento, ha circa venticinque chili in più addosso, che la fanno sentire pesante e poco desiderabile. Le diete non funzionano: ecco perché si è convinta a provare a dimagrire senza dieta.

Cosa si nasconde dietro il sovrappeso

Durante i nostri incontri analizziamo la storia di Elisabetta in profondità, parlando di tutti gli eventi più importanti del suo vissuto. Scopriamo così che esattamente prima di ammalarsi e poi ingrassare, Elisabetta perde una persona molto importante per lei: la nonna materna. La scomparsa avviene a causa di un arresto cardiaco, in modo totalmente inaspettato. L’abbandono improvviso lascia in lei un vuoto incolmabile.

Riparlare di questo evento dà a Elisabetta l’opportunità di liberare emozioni strazianti ancora molto vive nonostante siano passati 15 anni. Individuata la ferita e accolte le emozioni represse per un lunghissimo periodo, le suggerisco un atto simbolico. Elisabetta scrive una lettera alla nonna per salutarla e comunicarle tutto ciò che non ha potuto dirle prima che morisse. A volte basta un semplice “ti voglio bene” oppure un “grazie di esserci stata”.

Dopo aver riconosciuto e accolto le emozioni represse fai un gesto simbolico per chiudere con il passato

Spesso, oltre al dolore della perdita, soffriamo profondamente per la brutalità della separazione. L’atto simbolico, che può essere una lettera, un biglietto che viene liberato nel vento, un audio registrato, è un’opportunità preziosa per creare una transizione e chiudere un doloroso capitolo lasciato in sospeso. I chili in più di Elisabetta le urlavano di prendersi cura della sua ferita di abbandono, che aveva bisogno di essere riconosciuta e curata.

Dire finalmente addio al sovrappeso

Il percorso di guarigione non è mai lineare. Bisogna scavare in profondità. Continuando a lavorare con Elisabetta scopriamo un’altra ferita di abbandono, più antica. A tre mesi di vita Elisabetta è ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva per una bronchiolite. La separazione dai genitori, oltre a essere improvvisa e brutale, dura una settimana. Un tempo lunghissimo per una neonata, tanto più che né la sua mamma né il suo papà sono autorizzati a entrare in reparto, per evitare il rischio di una contaminazione microbica.

Elisabetta capisce che il vuoto vissuto dall’abbandono della nonna nel periodo dell’adolescenza ha risvegliato in lei il dolore per quel vuoto ancora più immenso, lasciato in lei dall’abbandono della mamma a soli tre mesi. Ecco individuata una radice più profonda del suo disagio.

Dopo aver elaborato queste due ferite, Elisabetta osserva delle variazioni naturali nel corpo che non richiedono nessuna dieta o impegno personale. Se non quello di assecondare con fiducia i cambiamenti spontanei: si sente sazia più rapidamente, prova disgusto di fronte ai cibi troppo grassi e dolci. Non ha più bisogno di mangiare tra un pasto e l’altro e il suo corpo si alleggerisce. In due anni Elisabetta si è sbarazzata di quei venticinque chili e da allora continua a mantenere il suo peso forma in modo naturale e spontaneo, mangiando liberamente.

Curate le ferite potrai dimagrire senza dieta e senza alcun impegno da parte tua nel controllo di quello che mangi

Mangiare intuitivo: funziona se guarisci le tue ferite

Probabilmente hai sentito parlare di Intuitive Eating, ovvero “mangiare intuitivo”. Forse hai già fatto un tentativo. Avrai allora scoperto che, per te, mangiare senza regole quello che il tuo corpo ti suggerisce non porta a nessun cambiamento. Tranne forse ingrassare un po’ di più. Il concetto di alimentazione intuitiva, coniato da Evelyn Tribole ed Elyse Resch, nasce per aiutare tutte le persone che, sperando di migliorare la propria forma fisica, si sono messe a dieta un milione di volte, ottenendo pochi risultati se non quello di sviluppare un’ossessione nei confronti del cibo.

Si tratta di un principio intelligente ed è proprio l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Ma funziona solo se non ci sono emozioni represse e ferite profonde che chiedono a gran voce di essere curate, manifestandosi attraverso i chili di troppo. Se conosci te stesso e scopri cosa c’è dietro ai tuoi chili di troppo l’alimentazione intuitiva funzionerà anche per te. La seguirai senza bisogno di manuali, in modo istintivo.

I chili di troppo sono una difesa, non una colpa

La mia proposta per chi è in sovrappeso e desidera dimagrire senza dieta è prima di tutto quella di ricostruire accuratamente la storia del proprio peso. Successivamente si indaga su tutto quanto è successo nel periodo precedente all’aumento di peso. Molto spesso questo primo passo permette di vedere il peso in più sotto una luce diversa, dando un senso a questo sintomo vissuto da molti come un calvario o come una colpa. Con questo lavoro puoi arrivare a comprendere che il tuo sovrappeso non è altro che un tentativo del corpo di proteggersi dagli effetti di un evento molto doloroso. La nuova consapevolezza acquisita apre le porte a una riconciliazione intima con te stesso, favorendo, oltre che leggerezza, anche salute, gioia e benessere.

Ti senti pronto per iniziare questo percorso di guarigione che ti porterà a dimagrire senza diete? Trovi il mio audio corso qui.

A chi è rivolto il mio metodo

Il mio è un metodo che non comporta rischi (a differenza di alcune diete) e può essere applicato in ogni situazione. Se però hai disturbi alimentari che ti hanno portato negli anni a compromettere seriamente la tua salute fisica o soffri di malattie legate all’apparato digerente, diabete, ipotiroidismo o altri disturbi, è importante che al mio metodo tu possa associare le adeguate terapie proposte dai tuoi medici di fiducia. Così facendo potrai curarti con serenità ed efficacia, seguendo un approccio che integra medicina alternativa e convenzionale.

Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Costruire una relazione interpersonale è un’avventura, a volte molto difficile. Per partire con il piede giusto è importante mettersi al centro della propria vita e non cadere nel tranello della relazione clacson.

Oggi voglio raccontarti perché è importante conoscere te stesso per capire come comportarsi con gli altri. E in quale modo partire da te stesso ti aiuta a creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, favorendo una comunicazione sana.

Gli strumenti che vorrei aiutarti a usare sono già in tuo possesso, solo che (molto probabilmente) non lo sai. Sì, perché i miei suggerimenti per costruire e coltivare una relazione interpersonale felice riguardano più il saper essere che il saper fare.

Voglio subito tranquillizzarti su un dubbio che potresti avere. Seguire questi consigli non ti farà perdere la tua autenticità. Al contrario, conoscere e mettere in atto certi meccanismi ti permetterà di essere ancora più autentico e presente, a te stesso e per l’altro. Ogni incontro diventerà così un’opportunità di crescita e valorizzazione del momento che stai vivendo.

Metti te stesso al centro della tua vita

Mettere te stesso al centro della tua vita è il primo passo da compiere per costruire relazioni di qualità. Non vuol dire certo diventare egocentrici, ma piuttosto prendere atto che ciascuno di noi è l’elemento centrale e indispensabile della propria esperienza di vita. In poche parole: se non ci sei tu, non c’è la tua vita.

Quando occupi il tuo posto, viene meno la tentazione di voler essere al centro della vita di un’altra persona e vivere le esperienze al posto suo. Specularmente, diventa più facile arginare qualcuno che pretende di essere al centro della tua vita e fare le esperienze al posto tuo.

Questo cambio di prospettiva, che ti mette di fronte all’esigenza di conoscere te stesso, permette di prevenire tanta confusione nella relazione interpersonale. Inoltre consente di creare i fondamenti per una relazione sana e felice.

Se non ci sei tu, non c’è la tua vita

Allenati quotidianamente alla relazione interpersonale

Il primo strumento per mettersi al centro della propria vita e delle proprie esperienze poggia sul linguaggio. Esprimiti in prima persona quando parli di te.

Può sembrare un suggerimento ovvio ma si rivela difficile da mettere in pratica. Soprattutto per chi è abituato a nascondersi dietro le opinioni altrui. Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso? Questo atteggiamento mette a rischio la possibilità di coltivare relazioni interpersonali serene. Perché ti rende più difficile conoscere te stesso e farti carico delle tue emozioni e sensazioni.

Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso?

L’egocentrismo non c’entra nulla. Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! Si tratta di affermare il diritto di esistere con un’individualità propria. In una società che si definisce liberale e democratica, dovrebbe essere scontato poter esaltare il proprio potenziale umano, unico e irripetibile. La realtà, purtroppo, è più complessa.

Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! 

Molti di noi finiscono per sacrificare la propria individualità uniformandosi agli altri. Il risultato è una livella che ci appiattisce tutti verso il basso. Sono consapevole che ci vuole coraggio e una buona base di autostima per mettersi al centro della propria vita. Esprimere un’opinione personale o persino una sensazione o un’emozione è difficile. Ma è un passo fondamentale per vivere una vita appagante. Ti invito pertanto ad allenarti. Suggerisco di ascoltarti e ascoltare gli altri, facendo attenzione a questo dettaglio: quante persone intorno a te si esprimono utilizzando la prima persona per parlare di sé e delle loro opinioni? E tu? Qual è la tua abitudine?

Esercitiamoci insieme

Analizziamo tre affermazioni. In questo modo capirai meglio come parlare di te in prima persona, con l’obiettivo di favorire una comunicazione sana e costruire una relazione interpersonale felice. In ciascuna chi parla non si mette al centro della propria vita, nascondendosi dietro generalizzazioni o attribuendo pensieri ed emozioni all’altro.

1 –  “Quando si è sorpresi, si ha la tendenza ad agitarsi e reagire d’impulso”

Commento – Non è vero per tutti. Tante persone reagiscono in un altro modo di fronte alla sorpresa. Si tratta di un’affermazione contestabile che non porta a uno scambio proficuo.
Consiglio – Assumiti la responsabilità delle tue emozioni e osa parlare direttamente della tua esperienza… Prova a dire così. “Quando sono sorpreso, ho la tendenza ad agitarmi e reagisco d’impulso”. Non essendo una generalizzazione che coinvolge altre persone, nessuno può contraddirti. L’affermazione non è più un’opinione ma una testimonianza che non dà adito a discussioni.  Il tuo interlocutore potrebbe decidere di darti dei consigli e/o giudicare sbagliato il tuo modo di reagire, ma non potrà mai contestare quello che senti. È un passo importante per conoscere te stesso e affermare la tua individualità.

2 – “Non mi ami”

Commento – Quest’affermazione è sempre opinabile, perché parliamo dei sentimenti dell’altro. Nessuno può affermare con certezza di conoscere il mondo interiore di un’altra persona, perciò tutte le affermazioni che puoi fare sull’altro potrebbero facilmente essere messe in discussione. Una discussione che non porta da nessuna parte.
Consiglio – Tu d’altro canto sai perfettamente cosa stai vivendo. Perché conosci te stesso, o comunque hai tutti gli strumenti per farlo. Se parli di te favorisci una comunicazione sana ed efficace: esprimi ad alta voce cosa vivi e quello che senti.  “Non mi sento amato(a) quando ti comporti così” è un’affermazione non opinabile che avvicina al vero nocciolo della questione.

3 –  “Fa troppo caldo qui dentro”

Commento –  In questo esempio, nuovamente, si esprime un giudizio assoluto. Dicendo una cosa del genere potresti essere in disaccordo con tutte le altre persone presenti nella stanza, semplicemente perché potrebbero avere una termoregolazione e una sensibilità al caldo differenti dalla tua.
Consiglio – Per prevenire ogni discussione è meglio dire “Ho troppo caldo qui dentro”,  trasmettendo così una sensazione personale alla quale hai pienamente diritto. E probabilmente sarà più facile venire ascoltato. Gli altri potrebbero decidere di venirti incontro, magari aprendo una finestra, anche se non provano il caldo che senti tu. È il valore di una comunicazione sana: non solo ti aiuta a conoscere te stesso ogni giorno di più ma facilita anche la possibilità di essere ascoltato.

Il tranello della relazione clacson

Tu-tu-tu-tu-tu: il suono del clacson riflette perfettamente il problema alla base della relazione clacson. Un rapporto in cui uno dei protagonisti ha la tendenza a parlare sempre dell’altro, o più esattamente sull’altro. Ribadendo in continuazione cosa fa l’altro, cosa pensa l’altro, cosa sbaglia l’altro. Un atteggiamento che restituisce una forte sensazione di invasione. L’interlocutore si sente messo allo strette, come se l’altra persona gli stesse sempre addosso. Impossibile instaurare una comunicazione sana partendo da questi presupposti.

Ho scoperto e approfondito il concetto di relazione “clacson” grazie a Jaques Salomé, esponente francese della psicosociologia, tra i miei insegnanti nel campo della comunicazione.

Conoscere te stesso, porsi al centro della propria vita e usare il pronome personale io quando parli di te, ti farà perdere l’abitudine (che molti di noi hanno, chi più chi meno) di parlare sull’altro. Sarà più facile anche superare le incomprensioni nella coppia e uscire da pericolosi circoli viziosi che minano la relazione amorosa.

Esempi concreti

  • “Sei sempre in ritardo”
  • “Non pensi mai a quello che provano gli altri”
  • “Critichi in continuazione senza nessuna empatia”
  • “Non ti importa del benessere delle persone, conta solo il tuo mondo”

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro senza pronunciare una sola parola sul proprio vissuto. Questo modo di esprimersi risulta offensivo per l’altro. Chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva, chiudendosi in se stesso.  Oppure cercherà di controbattere alzando la voce e attaccando a sua volta. Molto raramente una situazione di questo tipo è propizia a una relazione interpersonale felice e a una comunicazione sana. Perché lo scambio non è costruttivo.

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro: chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva

Da un dettaglio del quotidiano poco rilevante in sé, i protagonisti di una relazione clacson si possono trovare a tirar fuori tutto quello che hanno accumulato per anni in termini di frustrazioni, rabbia, delusioni. Ciò può essere talvolta liberatorio e portare guarigione, ma più spesso può comportare una rottura, anche violenta. All’estremo opposto, per non mettere benzina sul fuoco, i protagonisti della relazione potrebbero scegliere il silenzio. La  relazione interpersonale diventa ancor più chiusa e pesante di prima, carica di tutto ciò che non è stato detto, che si accumula ogni giorno di più.

Il silenzio, agendo in modo più subdolo della rottura, porterà a un allontanamento emotivo delle due persone, rendendo progressivamente più difficile una comunicazione sana. E allontanando il traguardo di costruire una relazione interpersonale felice.

Rottura e silenzio sono in agguato nelle relazioni clacson. Entrambe portano all’allontanamento

Abbandona per sempre la relazione clacson

Scegliere di abbandonare il tranello della relazione clacson e assumersi la responsabilità delle proprie emozioni trasforma le affermazioni precedenti. Perché ci si mette al centro della propria vita. Ancora una volta si parte dall’assunto che è importante conoscere te stesso. Prova allora a dire così.

  • Non mi sento accolto/a e preso/a in considerazione”
  • “Ho l’impressione di essere l’ultima ruota del carro”
  • “Ogni volta che arrivi in ritardo non mi sento rispettato(a). È un’intolleranza mia molto marcata, lo so! Però ne rivendico il diritto”
  • “Mi sento svalutato/a in continuazione”
  • “Non mi sento per niente sostenuto/a”
  • “Mi sento terribilmente solo/a in tua compagnia”

In questo caso, pur esprimendo delle verità impegnative, l’individuo è centrato su di sé e parla in prima persona. Di conseguenza la comunicazione non è aggressiva né invadente. Chi parla condivide quello che sente, le sue affermazioni non sono opinabili e aumenta la probabilità di favorire una comunicazione sana. L’altro potrebbe prendere atto di quanto affermato, rimanere scioccato perché non si era mai reso conto della situazione o potrebbe non essere realmente interessato. Ma è più difficile che si chiuda mettendosi sulla difensiva.

Assumerti la responsabilità del tuo vissuto è un passo importante verso la costruzione di una relazione interpersonale felice

Inizia subito!

La cosa più importante è assumersi la responsabilità del proprio vissuto e fare tutto quello che è in nostro potere per favorire una comunicazione sana. Metti in pratica questi consigli fin da oggi. Scoprirai quanto grande è il tuo potere: nel momento in cui ti impegni a conoscere te stesso sarà più facile creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, nel rispetto di te e dell’altro.