Chiamata al cambiamento

Chiamata al cambiamento

Un cambiamento è necessario. Ma quale cambiamento? E perché?

Viviamo in una parte del mondo in cui molti di noi hanno i bisogni di base abbondantemente soddisfatti: mangiamo tutti i giorni, abbiamo un tetto sulla testa e accesso alle cure sanitarie. Siamo anche in collegamento con tutti i territori e le culture del pianeta sia in modo virtuale che grazie a incontri o viaggi reali. Non mancano anche abbondanti opportunità di svago e tanti mezzi per facilitare la nostra vita.
Chi mai vorrebbe un cambiamento?

Tutti felici per queste opportunità?

Eppure nella nostra società si assiste a un malessere globale, un alto tasso di ansia e di depressione. È sempre più in aumento il consumo di droghe più o meno lecite come cocaina, alcool, antidepressivi, ansiolitici.
Una deriva verso una vita frenetica da zombi; tutti rattrappiti dietro al proprio schermo in una vita virtuale che permette di scappare dalla vita reale, così insipida e priva di senso.
Come mai nonostante il comfort in cui viviamo, la miriade di opportunità a portata di mano, tutti gli stimoli e le cose da fare, tante persone si sentono vuote e grigie dentro?

Cosa ci ha portato a questa situazione?

Gran parte delle persone vivono una routine fatta delle stesse abitudini, degli stessi pensieri che ci sono stati trasmessi dall’educazione.
Tante persone si sono adeguate, uniformate per riuscire a sopravvivere in uno stampo stretto creato sulla base di cosa si fa, cosa non si fa, cosa è bene, cos’è male, cos’è autorizzato, cos’è vietato, cos’è degno, cosa è indegno. Queste persone oggi non sanno più chi sono veramente, cosa vogliono nel profondo e si riducono a prendere antidepressivi, ansiolitici o a darsi al consumismo sfrenato nel tentativo di colmare questo vuoto.

E tu?

Quante volte i tuoi desideri ti appartengono veramente? Quante volte sono invece il riflesso di aspettative altrui?
Spesso mettiamo in priorità, ormai in modo inconscio, le aspettative dei nostri genitori, della società, dei nostri cari. Quante persone si autorizzano o sono ancora capaci di sentire il desiderio che nasce dentro, quella piccola voce umile ma vitale, sempre presente e sempre aggiornata con quello che siamo veramente oggi, al di fuori da ogni opinione o moralismo? Quanti rari individui sanno percepire questo desiderio e anche seguirlo, effettuando il cambiamento necessario?

Per esempio quanti di noi si sono domandati, da giovani o al momento di scegliere l’orientamento professionale: “Cosa mi piace talmente tanto che lo farei anche senza essere pagato?”.
Questa per me è una domanda fondamentale e la risposta diventa una guida per la ricerca di una professione appassionante. Ovviamente, poiché viviamo in una società in cui il denaro è un mezzo molto utile, cercheremo un lavoro anche conveniente a livello economico.

Rimanendo coerenti con la realtà attuale, consiglio di non sacrificare il proprio entusiasmo per uno stipendio medio-alto che non sarà mai abbastanza alto da compensare la frustrazione, la fatica e il senso di vuoto dati dal passare almeno un terzo della giornata e della vita a fare una professione non appagante.

In più c’è anche un’aggravante: il tempo dedicato al lavoro rischia di risucchiare tutta l’energia e l’entusiasmo disponibili, togliendo ogni possibilità di sfruttare il resto della giornata per nutrire la propria gioia con attività adatte a questo.

La chiamata inconscia della crisi

Quando un sistema non funziona più da tempo, tutti si adeguano cercando di sopravvivere ma si rischia di arrivare a un eccesso dove non c’è più scelta.
Quante volte hai pregato nel silenzio del tuo cuore per un cambiamento esterno che ti desse la forza di uscire da uno stampo troppo stretto?
Le crisi sono opportunità di cambiamento.

Durante i miei corsi o laboratori ho incontrato diverse persone che hanno sfruttato situazioni di crisi. Ad esempio, persone che non facevano un lavoro soddisfacente ma essendo ben pagati non volevano o non osavano rimettere in discussione la propria sicurezza. Una buona opportunità si è presentata quando una crisi nella loro impresa ha richiesto l’abbassamento degli stipendi, o addirittura dei licenziamenti; la situazione involontariamente subita ha portato loro l’opportunità di fare il cambiamento sognato da tempo.

Se non osiamo mettere in priorità il nostro benessere e la nostra realizzazione, se non scegliamo di ascoltare la piccola voce della nostra anima, in coerenza con i nostri sogni più intimi, se scappiamo da scelte coraggiose e a volte drastiche, allora, in modo più o meno inconscio, chiediamo un cambiamento drastico esterno. Chiediamo la crisi che destabilizzi completamente il nostro sistema e il suo equilibrio soffocante. Chiediamo l’opportunità di rincominciare tutto da capo: la tela bianca e i colori a nostra scelta.

Dal momento che la Vita che scorre dentro di noi è più forte del nostro mondo mentale, accadranno degli eventi adatti a svegliarci da questo torpore. Una malattia, un licenziamento, la fine di una relazione importante,…

Qual è l’alternativa alla crisi?

La buona notizia è che possiamo scegliere di uscire dallo “stampo” prima di arrivare al soffocamento o alla crisi riconnettendoci a quello che siamo veramente. Recuperando la conoscenza di sé, diviene possibile operare quel cambiamento nella vita che la renderà più adatta a noi e più soddisfacente.

Un cambiamento è necessario. Ma quale cambiamento? Tornare a essere chi siamo veramente.

Fare la scelta

La mia proposta è di fare la scelta. La scelta di un cambiamento di strategia. Una strategia basata su un cambiamento di pensiero. Piuttosto che pensare di essere sbagliati e inadeguati, apriamoci a un altro tipo di pensiero e facciamo un’ipotesi: che il mondo abbia bisogno di noi esattamente così come siamo. La nostra varietà, la nostra diversità e la nostra unicità sono la ricchezza che portiamo; esprimendo veramente quello che siamo facciamo un dono prezioso, non solo a noi stessi ma anche agli altri e all’Universo.

I primi passi del cambiamento

Accettando la scelta possiamo iniziare l’esperimento.
Il primo passo è porsi delle domande che non ci siamo mai o raramente poste.
Chi sono? Quali sono i miei talenti? Quale attività mi dà gioia? Cosa farei se avessi una bacchettamagica? In quale realtà ho voglia di vivere? Quale contributo voglio dare per crearla? Qual è la migliore espressione di me?

Quando saremo connessi a noi stessi lasciando scorrere la Vita dentro di noi, quando avremo fatto il cambiamento fondamentale tornando a essere chi siamo veramente, diventerà naturale vivere con sempre maggiore gioia, serenità e salute.

Vi auguro un mondo di salute,

Sophie Ott

Autrice: Sophie Ott, medico da più di venticinque anni, si occupa di salute globale integrando alla medicina convenzionale le medicine complementari e lo sviluppo del potenziale umano. Nel 2016 ha pubblicato il libro Supera una diagnosi da paura. Guarire il cancro con l’integrazione del supporto emotivo e delle terapie complementari. (Uno Editori).

Il percorso ALLA SCOPERTA DI TE è l’opportunità di riconnettersi a quello che siamo per finalmente brillare e vivere una vita veramente appagante.

#unmondodisalute #sophieott

Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

Superare le incomprensioni nella relazione di coppia.

La sicurezza di sentirsi amato

Nella relazione di coppia oltre al nutrimento tratto dall’amare l’altro, entrano in gioco il benessere e la gratitudine per essere amato dall’altro. Dopo qualche anno di vita insieme a volte nascono dei dubbi sull’amore reciproco, dubbi che creano frustrazione, scontentezza, e insicurezza. Questo stato di sofferenza ci rende meno collaborativi ed empatici verso l’altro e ci fa entrare in una dinamica di ripicche del tipo “se non mi mostri il tuo amore non te lo mostro nemmeno io”. S’instaura un circolo vizioso e la coppia entra in crisi.

Un esempio: l’imbiancatura del garage.

Una donna chiede un colloquio a un consulente matrimoniale perché si trova in piena crisi.
Il marito, sostiene, è poco collaborativo e non fa mai niente per lei. Per esempio sono due anni che chiede a suo marito di rimbiancare il garage e lui non l’ha mai fatto. Questa donna si sente amata quando è aiutata e sostenuta.
“Smetta di chiedere a suo marito di aiutarla”, le suggerisce il consulente, “cerchiamo invece di capire che cosa vuol dire essere amato per lui”. Analizzando il comportamento del marito e le sue reazioni in varie situazioni della vita in comune, arrivano a capire che ciò che è più importante per il marito è essere valorizzato.
“Da ora”, consiglia il consulente, “ringrazi suo marito per tutto quello che fa di giusto invece di lamentarsi per quello che non fa. Impari a parlare il suo linguaggio”.
Dopo due mesi il garage è stato imbiancato senza che la moglie abbia dovuto rinnovare la richiesta al marito.

Ciò ha potuto accadere perché quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro.

Spesso non è la carenza d’amore che provoca la situazione di crisi nella coppia, ma la mancanza di qualche informazione fondamentale.

L’esempio è tratto dal libro “I 5 linguaggi dell’amore. Come dire ti amo alla persona amata di Gary Chapman”.
Ho trovato questo libro per caso in una libreria di Padova circa 15 anni fa. Da allora è stato uno dei libri che ho “prescritto” frequentemente alla fine delle mie sedute, perché secondo me le informazioni contenute hanno un potere terapeutico importante nelle relazioni.

In quest’articolo ti illustro i concetti di base.

In amore, secondo Chapman, ci sono 5 linguaggi che rappresentano 5 modi diversi per esprimere il proprio sentimento.

Nella coppia, quando i partner hanno lo stesso linguaggio d’amore, si trovano nella situazione più semplice. Senza doverci pensare, esprimendo il proprio amore in modo naturale e spontaneo, ognuno riempie il serbatoio d’amore dell’altro.

Tuttavia, spesso le persone non hanno lo stesso linguaggio. Nonostante l’amore che c’è tra le due persone può accadere che uno dei due non si senta amato. Ecco che sorgono i dubbi e si inizia a chiedersi se l’altro ci ami ancora oppure no.

Per evitare di ritrovarsi in tale situazione di disagio, è molto interessante conoscere il proprio linguaggio dell’amore ma è anche fondamentale conoscere il linguaggio dell’amore dell’altro. Naturalmente si continuerà ad amare la persona in modo spontaneo, però di tanto in tanto, poiché si vuole bene all’altro e fa piacere che il suo serbatoio d‘amore sia pieno, si parlerà il suo linguaggio.

Vediamo insieme i 5 linguaggi dell’amore:

Linguaggio numero 1: i gesti di servizio

Se il mio linguaggio è quello dei servizi, quando amo una persona mi viene naturale e spontaneo fare delle cose per lei, per aiutarla. Per esempio posso prepararle da mangiare, sistemare la sua bicicletta, far delle commissioni per suo conto, pulire la casa, ecc.
Non è indispensabile che io sia materialmente vicino a lei, posso dimostrare il mio amore con le mie azioni di servizio anche a distanza.

Linguaggio numero due: il contatto fisico

Il linguaggio del contatto fisico è fatto di baci, abbracci e coccole in generale. Questa tipologia di linguaggio non si trasmette a distanza perché richiede la presenza fisica. Chi ha il tocco come linguaggio ha bisogno di essere in contatto fisico con il partner.

Linguaggio numero 3: i doni

Non è importante l’entità economica del regalo.
Dal fiore di campo all’automobile, a un viaggio, a una casa, a un gioiello; l’importante è che il dono sia fatto senza altra ragione che l’espressione del proprio amore.

Linguaggio numero 4: i momenti speciali

I momenti speciali sono quelli che si trascorrono con l’obiettivo di stare insieme. Può trattarsi anche di poco tempo, ma in questo tempo la qualità della presenza all’altro è molto alta. Non è tanto quello che si fa insieme che è importante ma ben farlo insieme. Una semplice conversazione, una camminata, un weekend, una cena, un corso di ballo, ecc.

Linguaggio numero 5: le parole d’incoraggiamento

Sono le parole di lode e di affetto come: “ti voglio bene”, “quanto sei bella”, “ti stimo”, “che bravo che sei” e così via.
In questo caso è importante sapere che per le persone che hanno questo linguaggio d’amore la critica è l’antitesi dell’amore dunque nel caso se ne debba esprimere una, farlo con molta cautela.

I 5 linguaggi possono essere estesi alle relazioni con le persone care al di fuori della coppia.

Per esempio ho incontrato nella mia attività professionale una mamma, ex insegnante, che faceva fare i compiti al figlio e, per aiutarlo, gli mostrava tutto quello che non andava. Rapidamente il ragazzo andava in crisi e non voleva più fare i compiti con lei.
Analizzando la situazione nell’ottica dei 5 linguaggi dell’amore, ho capito che il bambino aveva come linguaggio d’amore le parole d’incoraggiamento. Il sostegno amorevole della mamma era preso per non amore.  La mamma invece possedeva il linguaggio d’amore dei servizi e lei andava in crisi quando chiedendo aiuto per preparare la tavola, nessuno rispondeva.

Conclusione

Analizzando le relazioni da questo punto di vista riusciamo a capire le incomprensioni fra le persone. È come se le persone parlassero due lingue diverse. Si possono pronunciare parole bellissime ma se le dico in una lingua differente non vengo capito e il messaggio non viene trasmesso.

Individuando il proprio linguaggio, quello dei propri cari e condividendo queste informazioni, si favorisce un circolo virtuoso fatto di benessere, amore e felicità.

Se vuoi, a questo link trovi un test per aiutarti a riconoscere il tuo linguaggio principale di amore nella coppia.

Per chi legge l’inglese, questo link porta a un test per riconoscere il proprio linguaggio dell’amore